Dopo una lunga attesa, di ben 5 anni, dalla loro ultima uscita discografica ritroviamo i Necrophagia, vecchi esponenti dell’horror piu’ oscuro, capitanati dal singer carismatico Killjoy.
I brani proposti suonano molto pesanti e ossessivi, dotati di pochi ma buoni spunti compositivi, ispirati e dedicati ai lavori del regista horror brasiliano Coffin Joe.
L’accordatura bassissima delle chitarre e la buona produzione rendono molto l’idea di un grande girone infernale nella quale i Necrophagia ci accompagnano con composizioni a tratti oscure e veramente maligne, nella piu’ grande tradizione horror-gore.
La lineup per questo album è davvero grande: tra questi citiamo Iscariah (ex Immortal) al basso e Mirai Kawashima, che si occupa delle tastiere e dei synth. Di quest’ultimo risultano molto incisive le plumbee atmosfere, come quelle dei film horror degli anni 60, che esaltano le parti lente e cadenzate di song come “Upon Frayed Lips Of Silence” e “Parasite Eve”.
La canzone piu’ riuscita dell’album è a mio avviso “The Sick Room”, con semplici ma pesanti riff death intervallati da momenti oscuri e psichedelici e da una prova vocale di Killjoy davvero esaltante. In generale le song di questo “The Divine Art Of Torture” spaziano molto da ritmiche hard-core a quelle propriamente death, con tempi per la maggior parte lenti e cadenzati, con interventi atmosferici in cui il cantante alterna dei grandi screams ad un parlato-growls in maniera davvero incredibile.
Non mancano anche veri e propri “estratti” di recitazione dai vari film horror accompagnati da suggestive “colonne sonore” create dal gruppo, come nella title-track, che, assieme alla finale “Ze Do Caixao” formano un ‘accoppiata davvero esaltante.. da ascoltare in solitudine al buio per poterne apprezzare la grande potenza suggestiva.

I Necrophagia non fanno certo gridare al miracolo con questo nuovo lavoro che, a parer mio, è inferiore rispetto ad album piu’ apprezzati come “Cannibal Holocaust”. Probabilmente è piu’ adatto a chi già conosce il gruppo.

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