Secondo capitolo della discografia Necrodeath, “Fragments Of Insanity” è forse l’album che più rappresenta la band genovese dal punto di vista dello stile per la presenza di elementi ancora oggi ripresi ed integrati nel sound della band con maestria e personalità. Già… proprio quella personalità vista spesso come il “tallone d’achille” della band e usata come arma principale da quei detrattori che vedevano Peso & co. come un ennesimo episodio di Slayer clone-band. Lavori come questo e come quelli che sono ad esso seguiti sono la palese dimostrazione del contrario. Le influenze degli Slayer (come per chiunque suoni thrash) ci sono e non sono mai state nascoste dalla band che le ha sapute però integrare nel proprio sound forgiando qualcosa di unico nel suo genere.
Lasciatisi alle spalle le giustificate incertezze dell’esordio “Into The Macabre” e la scarsa qualità che ne aveva caratterizzato la produzione i Necrodeath scendono in campo con il capolavoro in questione che è stato a dir poco sottovalutato nel corso degli anni novanta. Un capolavoro che in passato e ancora oggi è stato preso come modello da pilastri dell’heavy metal moderno come Cannibal Corpse, Brutal Truth ed At The Gates.
Il sound è d’impatto sin dalla opener “Chose your death” che è la prima martellata tra quelle che colpiranno l’ascoltatore fino in fondo alla tracklist. Una tracklist in cui i nostri riescono a mixare il meglio del Thrash mondiale fornendo quella formula micidiale che porta il nome di Necrodeath. Se si escludono due o tre brevi introduzioni (roba di venti secondi a track) ogni episodio risulta tiratissimo e violento più che mai: con Peso che picchia il rullante fino a farlo sanguinare, Claudio che macina riff che da soli valgono l’acquisto del disco e le vocals di Ingo che come se ce ne fosse ancora bisogno danno un’ulteriore dose d’impatto al suono. Proprio il singer, optando per un deciso cambiamento di rotta rispetto agli esordi, esce fuori dai canoni thrash degli esordi avvicinandosi ad uno screaming vicino al black che non ha ancora l’acidità dei vocalizzi di Flegias ma vi si accosta molto.

Lo ripeto ancora: un capolavoro, un disco monumentale per una band che nella propria carriera non ha fatto mezzo passo falso e che meriterebbe di trovarsi nell’olimpo delle heavy metal band ma che soltanto oggi, a distanza di anni dagli esordi, sembra raccogliere quanto merita….non è mai troppo tardi.

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