E’ tornato con un tempismo micidiale l’ex leader dei Progressive Rockers Spock’s Beard, sì perché il sig. Morse proprio non ne vuol sapere di lasciare i suoi fans a bocca asciutta e, giustamente, come dargli torto? Dalla dipartita dalla sua band storica non ha fatto altro che sfornare musica a profusione, la quale, il più delle volte, era avvolta di un potere magnetico non indifferente.
Neal ha infatti dato alla luce dal 2003 ad oggi ben 4 album (contando questo “Sola Scriptura”) di cui uno doppio e un DVD dal vivo, ma la cosa entusiasmante in tutto ciò è che nonostante la mole di materiale pubblicato in un arco temporale così relativamente breve, di passi falsi (fin’ora) non ce n’è stata neanche l’ombra…

Ma veniamo a questo ultimo “Sola Scriptura”: quello che ci troviamo davanti è un disco dalla tracklist stringata ma inversamente proporzionale alla durata del cd, che sfiora infatti i 76 minuti di durata e da dire c’è che Neal si è cimentato nella composizione di un concept album dalla trama molto interessante: si parla difatti del monaco agostiniano Martin Lutero e della pubblicazione delle sue 95 tesi in rifiuto dei dogmi ecclesiastici palesemente in conflitto con le scritture; come lo stesso Morse affermò: “Lutero mi ha affascinato non solo perché fu in grado di capire una verità fondamentale, ma anche perché ebbe il coraggio di affermarla”.
Ora, nonostante l’interesse che può suscitare un argomento ricercato quale questo, c’è qualcosa a livello compositivo che non fomenta nell’ascoltatore quella scintilla che, poco a poco, anziché pervaderne lo spirito (come succede con l’ascolto dei precedenti capitoli discografici), si affievolisce col trascorrere dei minuti; quel che sto cercando di dire in soldoni è praticamente che nonostante il potenziale del groove riscontrabile in pressappoco ogni traccia, viene a mancare un po’ l’elemento “trascinamento” che invece permeava i brani dei predecessori di questo “Sola Scriptura”.
Prendendo una canzone a caso da quest’ultimo e paragonandola ad una traccia a caso di un album precedente (preso anche questo a caso), si avvertono di meno il calore e l’entusiasmo che venivano sprigionati in passato, non voglio però lasciare intendere che ci troviamo davanti ad un lavoro piatto e/o senza carattere, alcuni episodi di grande interesse ci sono, come ad esempio quello acustico dal sapore etnico (e successivamente quasi jazzato) che fa capolino al dodicesimo minuto in “The Conflict” o i suoi momenti conclusivi e/o “Heaven in my Heart”: altro buon esempio di spessore emotivo dove le parole si sprecano…basta ascoltare beatamente.

Viene da chiedersi: “che succede alora?”…bè va detto che (nonostante io ne sia un fan di lunga data) la performance di Paul Gilbert alle chitarre non è nulla di particolarmente rilevante, se non in qualche fugace episodio dove l’ex axeman dei Mr.Big sfoggia la sua globalmente riconosciuta tecnica con qualche numero dei suoi.
Altro particolare importante e denotabile è la performance vocale dello stesso Morse: un po’ sottotono o sicuramente non esaltante quanto quelle di “Testimony”, “One”, o “?”…speriamo che non sia un segnale.
Se si vuole fare un accenno delle performance dei rimasti Mike Portnoy e Randy Gorge c’è da dire che, nonostante lo reputi uno dei migliori cinque batteristi (facciamo fino al 2001) viventi al mondo, il primo non marchia a fuoco come di suo consueto le tracce, le esegue in maniera egregia ma non particolare; buona la prova al basso di George, elemento divenuto stabile nella line-up dei dischi di Morse, affidabile e versatile.

In conclusione “Sola Scriptura” non è assolutamente un brutto disco, mai l’ho detto e mai lo dirò, in quanto ci troviamo obbiettivamente davanti ad un prodotto sopra la media per fantasia e creatività, per ricercatezza nel songwriting e per tecnica, c’è solo da dire che molto probabilmente lascerà un pochetto di amaro bocca a coloro che, come me fans di Neal Morse, si troveranno nel lettore cd un lavoro diverso da quello che ci si poteva (o meglio, voleva) aspettare.
Rimane però un capitolo che conquisterà certamente chi, non conoscendola, desidera accostarsi per la prima volta alla musica di Morse.

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