Pubblicato nel 1987
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Quando, nel 1985, un liceale di Birmingham di nome Nic Bullen fondò insieme a Justin Broadrick i Napalm Death, probabilmente non aveva idea di cosa stava creando.
La coppia scrisse metà dei pezzi che finirono poi nel loro debut e lasciarono la band, che si ritrovò a dir poco mutilata nella line-up.
Forse fu un bene perchè un giovane chitarrista, tale Bill Steer, stava proprio a quel tempo studiando un metodo per distruggere la melodia e forse l’intero concetto di musica.
Aveva una band, i Carcass, con cui suonava veloce e scanzonatamente “gore”. L’osmosi fu immediata. La violenza inondò i Napalm, già predisposti per natura e con Lee Dorrian alla voce registrarono la seconda metà di questo “Scum”, lasciando alla neonata Earache il compito di diffondere il loro verbo nelle diocesi del mondo.
Più che di sermoni però, è di brevi , urlate e disperate imprecazioni ad essere composto il Vangelo della Morte al Napalm.
Ventotto tracce, ventotto schizzi di violenza impazzita, totalmente fuori controllo, probabilmente fuori dai canoni di tutto ciò che fino ad allora era stato definito “estremo”.
L’hardcore dissonante e veloce dei Minor Threat incontrava il noise e la velocità folle di S.O.B. e Repulsion.
Inutile dire che nulla del genere era mai esistito e dietro di loro si creò il vuoto. Una distesa deserta li separava dalla musica estrema tutta.

Qui non c’è posto per la tecnica, per l’arrangiamento curato. Spesso la più semplice sequela di accordi resta comunque inconclusa, le idee non sono portate a termine, il tutto è composto di frammenti incompleti e perfetti, ogni aggiunta sarebbe superflua. Dorrian urla sproloqui contro il sistema, prendendosela con tutto e tutti, dando vita al noto nichilismo, anche ideologico, del grind.
Più accesa però resta la critica contro i preconcetti, gli schemi mentali, l’ottusità, che spesso non ci permette di comprendere il vero, non ci fa cogliere la sincerità di un’opera d’arte, bella o brutta che sia e ci fa dire ” non è musica, questo è solo casino”.
E chissà quante volte i Napalm se lo sono sentiti dire.

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