Confezionato bene e suonato meglio, il debutto assoluto dei marchigiani Nacom è un lavoro che piace ed entusiasma con una rapidità disarmante. Senza quel fare pretenzioso che assilla gran parte delle recenti uscite autoprodotte, il quintetto fornisce, come la “tradizione demo” suggerisce, una prova concentrata in tre brani racchiusi in quindici minuti largamente sufficienti a fare intuire le loro capacità. Le coordinate su cui fa cardine la proposta di questi giovani musicisti è quella di un death metal pervaso da venature melodiche. Non il solito e mal concepito pastone che, rubando in Svezia a destra e a manca, propina dolciastre melodie bruciate e riciclate. Qui si parla di un prodotto armonico, ben concepito, arricchito da un’anima decisamente progressiva ma che, nella sua personalità, non evita mai di strizzare l’occhio alla tradizione del genere. I brani, se si esclude una presa relativamente sotto tono dell’opener, risultano intraprendenti e piacevoli. Il modus operandi generale è registrato ed omogeneo, basandosi su uno stile vocale sempre marziale ma opportunamente variegato ed un ottimo lavoro strumentale che si divide tra frangenti talvolta aggressivi ed altri molto più melodici. Data la giovane età degli autori, in questo quadro, sorprende l’uso equilibrato e sapiente di tastiere e degli assoli sempre giustamente dosati e consci del loro ruolo in un disco, sempre e comunque, estremo. Una produzione davvero scialba che affligge le ottime, ispirate ed integrate chitarre fa, invece, da contraltare qualitativo a quello che costituisce il valore aggiunto del disco. La sezione ritmica guidata dal batterista Lorenzo Contadini risulta, infatti, straordinariamente dinamica, tecnica e precisa strabiliando ogni volta per le scelte adottate nei suoi colpi che si aggiungono ai già numerosi sussulti del disco. Tutto ciò restituisce uno dei migliori lavori autoprodotti dell’anno che spalanca una breccia più rosea che mai nella carriera di questi ragazzi e lascia soltanto immaginare il loro potenziale esplosivo una volta dotati di giusti mezzo e supporto. Possibilità difficili da ottenere ma che, con un po’ di furbizia e meno cecità verso il vero underground, nessuno potrebbe negargli.

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