L\’ anno 2011 per i Motorhead vuol dire “The World Is Yours”, ed inizia esattamente dove si era concluso il 2010. Puntuale come le feste comandate, l\’ennesimo capitolo dei Motorhead prende vita secondo premesse, dinamiche e conclusioni ormai consolidate.
In una recente intervista, Sua Maestà Lemmy ha dichiarato di avere paura della morte; dall\’alto delle sue sessantacinque primavere e nonostante una vita fatta di eccessi che lo ha reso per certi versi immortale e indistruttibile, Lemmy ha ammesso che sì, a questa età ogni tanto riflessioni di questo tipo possono starci. Con questi presupposti il titolo del nuovo disco potrebbe suonare quasi come un testamento, un passaggio di testimone alle nuove generazioni. In attesa di capire chi, eventualmente, raccoglierà lo scettro di una eredità tanto ingombrante, noi comuni mortali ci ritroviamo ancora una volta quì a raccontarci la nuova creatura dei Motorhead. O se preferite, il solito disco dei Motorhead. Lemmy non è certo tipo da farsi problemi, in un attimo azzera tutto per spiegarci ancora una volta la lezione, esprimendo gli stessi concetti e invertendo l\’ordine delle parole ma, ed è quel che conta, alla fine il risultato non cambia mai. La copertina è la stessa, gli attori gli stessi da qualche anno a questa parte, stessi riff, stesse melodie, stesse dinamiche. E stessa voglia di divertirsi, stessa attitudine al disimpegno, stessa disincantata tendenza all\’autodistruzione e all\’autocelebrazione, quasi a volersi spogliare di qualsiasi responsabilità: “Rock n\’ Roll Music” fa il verso a Born to Raise Hell, “Born To Lose” mutua il titolo per l\’ennesima volta, più o meno come fa “I Know What You Need” con il riff di Ace Of Spades. Fa ancora capolino la “road crew” fra le righe del nuovo singolo “Get Back In Line” ma tutto suona dannatamente “dritto” e convincente, come deve essere perchè questo è un disco dei Motorhead, il solito disco dei Motorhead e non è più tempo di processi, voti o graduatorie. Non lo è mai stato. Tutto è stato detto, tutto è stato fatto. Niente di nuovo o quasi, se non fosse per il fatto che non ci sono ballad o episodi sperimentali e questa potrebbe anche essere una mezza sorpresa rispetto al materiale recente; per il resto, soltanto marcio rock n\’roll da suonare senza compromessi, mescolato con le consuete lyrics specchio di una filosofia di vita che per qualcuno è già religione. Qualcuno sarà stufato, qualcun\’altro griderà al miracolo che si ripete ancora una volta.
Dopo trentacinque anni di onorata carriera la band si concede il lusso di un\’etichetta tutta sua, chiamata manco a dirlo Motorhead Music. Volendo fare dell\’ironia potremmo dire che sì, il cambio di etichetta ha decisamente influenzato il sound della band, con un nome così ogni rischio di sperimentazione va a farsi benedire…
Davanti a tanta coerenza non possiamo altro che tirare giù il cappello, ogni disco dei Motorhead è il miracolo che si ripete, la dimostrazione che il rock n\’roll non è cambiato di una virgola rispetto a tanti anni fa. La formula è sempre quella e non è neanche tanto difficile, si tratta solo di crederci e portarla avanti fino a quando avremo fiato nei polmoni, un po\’ come farà il caro vecchio Lemmy fino alla fine dei suoi giorni.

Comments

A proposito dell'autore

Post correlati