C’erano una volta gli Elegy. Band olandese attiva fin dai primissimi anni ’90, magari non conosciutissima ai più, ma di fondamentale importanza per la scena progressive (e power) metal grazie ai loro primi tre album, piccole-grandi gemme a cavallo tra progressive e power sinfonico. Dopo l’abbandono del cantante originario e con una line-up alquanto instabile, alcuni dischi non all’altezza della proprie possibilità…lo scioglimento. Che centrano gli Elegy con questi Mother Of Sin? Semplice, il cantante Eduard Hovinga non è altri che lo storico singer del gruppo citato in apertura e questi Mother Of Sin (già al secondo album) sono la creatura che più si avvicina, come stile, alla storica band olandese. In questo nuovo combo troviamo, oltre a Hovinga, che si propone oltre che come cantante anche come chitarrista solista e tastierista, il batterista Gerry De Graaf e il bassista Peter Groen, anch’esso polistrumentista.
Rispetto al pur buon esordio “Apathy”, in questo nuovo “Absolution”, i Mother Of Sin aggiustano maggiormente il tiro limando qualche spigolosità di troppo presente del debutto del 2005 e riportando la melodia in primo piano senza però trascurare una notevole tecnica strumentale; infatti il sound dei nostri, come già anticipato, rimane in bilico tra un prog metal veloce e forsennato che però apre alle melodie delle tastiere, caratteristiche dei gruppi power sinfonici dei ‘90. Pezzi come la stupenda opener Redemption, sono il manifesto del sound dei Mother Of Sin che vola veloce senza briglie, supportato da accelerazioni ritmiche, cambi di tempo, assolo vorticosi e dalla voce di Hovinga, a tratti altissima, a tratti stridula e a tratti melodica, a seconda dei diversi umori del brano. Notevole anche la prestazione del rosso olandese alla sei-corde. Ottimo coro che può ricordare le melodie vincenti degli Helloween Kiske-era, pur se in un contesto musicale diverso. Della stessa pasta brani come Everlasting, dalle tastiere melodiose e dal coro cantato su toni medio bassi, o come Soul Searching dalla ritmica indiavolata con una chitarra decisamente presente sia per la struttura portante del pezzo che per l’assolo vorticoso degno dei migliori virtuosi della 6-strings. Non mancano episodi più riflessivi come l’evocativa Overflow in cui Hovinga vola, alto supportato da efficaci contro-canti, alternando vocalizzi melodici a taluni di stampo quasi lirico. Anche Higher Ground calma le atmosfere grazie a chitarre acustiche e ritmiche lente. Davvero personale e interpretativa la prestazione vocale di Hovinga, assoluto protagonista. Against The Grain è invece un pezzo che aggiunge elementi pop-rock dalla forte componente melodica, specie nella parte cantata e nelle tastiere ariose. Ottimo coro da canticchiare fin da subito che riporta un po’ alla mente alcuni pezzi più easy di “Lost”, terzo lavoro degli Elegy.
Come si evince, questo “Redemption” è un disco qualitativamente alto, vario, da scoprire ascolto dopo ascolto, che sicuramente farà la gioia degli amanti della tecnica strumentale miscelata a una buona dose di melodia. Per chi, come il sottoscritto, inguaribile nostalgico, spera sempre in una reunion della la vecchia formazione degli Elegy con Hovinga e il chitarrista-compositore Van Der Laars, ribadisco che questi Mother Of Sin sono tutt’altro che un paliativo, ma un gruppo in grado di puntare in alto. “Absolution” è qui per dimostrarlo. A buon intenditor…
Concludo segnalando che, nella nostra epoca di download selvaggio, i Mother Of Sin hanno deciso di auto-prodursi (con risultati molto buoni) e di distribuire il loro cd solo tramite il proprio sito ufficiale. “Absolution” è inoltre interamente ascoltabile in streaming sul sito della band.

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