“Ad Nauseam” e’ il ritorno dei Monumentum dopo sette anni di silenzio (il loro precedente disco e’ un cult che conosco di fama, ma che non ho mai sentito). Da quanto ho potuto leggere sul loro sito il grosso periodo di silenzio e’ stato causato dalla mancanza di ispirazione (e’ bello sentire da una band una frase del tipo “facciamo un disco solo quando abbiamo qualcosa da dire”). Questo album e’ quindi il frutto di una rinnovata vena compositiva (tra l’altro dei membri originari ne e’ rimasto solo uno), e a quanto leggo e’ molto diverso dal precedente. “Ad Nauseam” e’ infatti un disco fortemente elettronico, dove uno strato di insinuante elettronica ricopre e amalgama tutto quello che sta sotto… Non aspettatevi pero’ un cd danzereccio o “easy-listening” ! Quella che troviamo qua e’ sperimentazione pura, e per entrare nel disco vi ci vorranno parecchi ascolti.
Le mie prime esperienze con l’album sono state infatti caratterizzate da noia e insoddisfazione, sensazioni affievolite fortemente col crescere del numero degli ascolti, ma che hanno lasciato posto alla frustrazione dovuta all’impenetrabilita’ del disco. Se infatti in altri lavori con un approccio per certi versi simile e di tutt’altro che facile ascolto (come per esempio “Perdition City” degli Ulver) il “trauma” passava abbastanza in fretta con l’approfondirsi della conoscenza dei brani, nel lavoro dei Monumentum e’ invece veramente dura riuscire ad abbattere completamente la barriera della difficolta’ di assimilazione (poi “Ad Nauseam” e’ anche molto cerebrale)…. del resto e’ difficile trovare la strada in mezzo ad un disco alienante come questo, pregno di elettronica non fredda ma piena, dove ogni brano ha le sue atmosfere, ma tutte quante si amalgamano poi in una specie di “brodo primordiale”!
Notevoli sono i 2 interpreti vocali, sia la voce maschile, che per certi aspetti mi ricorda David Bowie, sia la voce femminile, che si accosta alla parte strumentale in maniera strana ma riuscita, non a caso uno dei momenti migliori del disco e’ quando le due voci si producono in un botta e risposta dove lui ha una voce filtrata e incolore mentre lei e’ piu’ calda ed emotiva (il brano e’ “Distance”).
Notevole e’ anche la cover (che ultimamente sto ascoltando molto spesso) di “Perche’ il mio amore” di Fausto Rossi. Non conosco la versione originale del brano, ma l’interpretazione dei Monumentum e’ caratterizzata da un’atmosfera avvolgente e da un cantato molto particolare… L’effetto della lingua italiana associata a queste sonorita’ e’ poi davvero inquietante e incantevole (in futuro sarebbe interessante vedere sviluppato questo aspetto!). Buona anche “A tainted retrospective”, pervasa da atmosfere lontane ed orientali. Trovo piu’ stancante la seconda meta’ del disco (ma forse e’ perche’ ci sono entrato “dentro” meno rispetto la prima parte), che tuttavia contiene “I stand nowhere”, un gran bel pezzo dove la melodia e’ protagonista in maniera evidente.
A questo punto avrete intuito quanto sia difficile giudicare “Ad Nauseam”… Appare infatti chiaro quanto questo sia un disco prima molto sentito e poi anche molto pensato, ma e’ anche evidente quanto sia un lavoro elitario. Il voto che vedete sopra cerca di mediare numericamente quanto detto, ma quel 7 non significa molto. E’ invece da quanto ho scritto sopra che dovete cercare di capire se questo e’ un lavoro per voi o no (e in ogni caso un ascolto prima dell’acquisto e’ consigliato)…
Tra l’altro sto rileggendo ora le note che accompagnano il promo (davvero particolari e un po’ pretenziose, come anche il cd del resto) e mi colpisce la frase che descrive il disco come “nato dalla nausea, finito nella nausea”. Mi colpisce perche’ effettivamente questa nausea traspare dalle varie composizioni, ma e’ una nausea cosi’ ipnotica da diventare quasi attraente…

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