Una band originale, che ama osare e mettersi in gioco finendo, talvolta, per strafare. Questo e molto altro sono i Mithras, singolare formazione britannica a soli due componenti che giunge al terzo full-lenght della propria carriera con gli stessi punti chiave che avevano scandito l’uscita di ‘Worlds Beyond the Veil’. Un disco che, nel bene o nel male, aveva fatto notare la band britannica ed il suo death metal atipico osannato da alcuni e visto come fuoco di paglia da molti altri.

Ed eccoli qui, recidivi, ancora a dispensare chiavi di lettura totalmente opposte. Temerari e per nulla intimoriti da quelli che possono essere eventuali giudizi detrattori, i musicisti a servizio della Candlelight ritornano sulle scene con un’attitudine che enfatizza il loro songwriting coraggioso e “sperimentale”. Le dodici composizioni che caratterizzano questo ‘Behind the Shadows Lie Madness’ rispecchiano alla perfezione l’immagine di una band apparentemente estraniata da una dimensione musicale terrena. I brani, ancora più che in passato, risultano sognanti, ultraterreni con quella componente ambient che viene ad offrirsi come cardine di lettura di un disco che, nel ricercare la sua dimensione nuova, troppo spesso smarrisce la bussola. La sensazione è, spesso e volentieri, quella di trovarsi al cospetto di una jam confusa e poco riuscita tra Nocturnus e Lykathea Aflame. Growl profondissimi, assoli dissonanti e ricorrenti, melodie malate, ritmiche di chiara matrice brutal che si alternano in maniera ancora troppo slegata formando un calderone difficile da digerire anche per i più navigati masticatori di certe proposte. Il riffing, inseguendo la volontà di risultare intricato e complesso, finisce spesso per incollarsi su sè stesso mettendo talmente tanta carne a fuoco che diventa, dopo un po’, inevitabile sentire puzza di bruciato. Va bene il chaos sonoro, va bene la dissonanza, va bene la ricerca di un surrealismo musicale se tutto ciò è offerto con una pianificazione attenta e sobria. Tutto ciò, in questo, così come nel precedente disco dei Mithras, avviene troppo spesso con un fare ancora acerbo e precipitoso che dopo finisce per disorientare e spazientire in maniera tutt’altro che piacevole. Rimangono gli spunti positivi legati all’immenso coraggio di provare certe sonorità, una preparazione tecnica ineccepibile e macchie di sound sbalorditivo ancora troppo isolato che raffigurano, alla perfezione, l’emblema della formazione d’oltremanica: confusa e felice. Si scorge una sorta di maturazione legata ad un’omogeneità più chiara rispetto al passato, ci si inchina davanti a qualche passaggio davvero notevole ma viene ribadita la dura verità che vuole che con tecnica, coraggio e fantasia non sempre si dia alla luce qualcosa di memorabile. Per chi sa già di potere amare certe smisurate esasperazioni.

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