Il mercato discografico si arricchisce di un nuovo lavoro del sempre più impegnato Mistheria, talentuoso tastierista nostrano che vanta collaborazioni con personaggi di fama mondiale quali Bruce Dickinson, Rob Rock e in gruppi più o meno noti come Winterlong e nella band di Neil Zaza.
Di sicuro il desiderio di realizzare un proprio album solista è stato molto forte, e supportato dalla Lion Music e della distribuzione della sempre più importante etichetta nostrana Frontier Records ci è riuscito.
Come è un po’ moda negli ultimi anni ha avuto la possibilità di avere come ospiti nomi importanti del “music biz”. Tra i tanti presenti in “Messenger Of The Gods” troviamo George Bellas, Ron Thal, Alex Masi, Rob Rock, John Macaluso, Anders Johansson, Matt Bissonette.
Sicuramente un bel “carnet” di personaggi che rendono interessante dal punto di vista delle partecipazioni questo debutto solistico.

Purtroppo, e mi duole doverlo dire per un artista nostrano, il lavoro è abbastanza acerbo in fase compositiva. L’esecuzione dei brani non si discute; Mistheria dimostra in tutte e dodici le tracce di essere più che preparato col suo strumento, e certo non contesto la professionalità e bravura degli altri musicisti coinvolti nel progetto. Quello che oltre a una peccabile scrittura delle canzoni contesto è la produzione, poco brillante e pulita che rende poca giustizia alle canzoni, che nonostante la scarsa fantasia e originalità sono piuttosto godibili nella sostanza. Nulla di sensazionale certo, si pesca a piene mani nel repertorio malmsteeniano sia in sede tastieristica che solistica. I brani ricordano troppo quelli del “guitar hero” svedese, anche se si cerca un minimo distacco rendendo i riff di chitarra molto più incisivi e potenti. Il lato più sinfonico della musica del tastierista nostrano poteva venir messo in maggiore risalto a mio avviso, e per un tastierista era forse pure più scontato aspettarselo. Su questo, ne convengo, mi ha fregato.
I brani nel complesso hanno un certo sapore prog che però non è stato reso pienamente efficiente. Invece sono stati resi meglio tutte le partiture più aggressive in cui l’uso delle tastiere era più ridotto, prediligendo le chitarre.

Nonostante le mie lamentele, devo confessare che i brani riescono a scorrere in tutta tranquillità e riescono a farsi riascoltare con piacere. L’album soffre sicuramente di poca esperienza in fatto di scrittura dei pezzi, ma sono sicuro che il talentuoso tastierista riuscirà a migliorare su questo punto.
Ottimi il brano prog power “Children’s Heaven”, la lenta “Witch Of The Demons”, con un bellissimo alternarsi di piano e chitarre supportati da un estroverso basso di Matt Bissonette, e la medioevaleggiante/neoclassicheggiante “Dragon’s Teeth” (un po’ di Rhapsodiana memoria), cantata in italiano.
Suggerisco di ascoltarlo con molta attenzione perchè si alternano buoni momenti a momenti piuttosto anonimi, così come altalenante è la prova del cantante Max Romano; per me è risultato molto buono nei pezzi in cui ha mantenuto una voce più normale come in “Messenger Of The Gods”, brano particolarmente riuscito per quanto riguarda il coinvolgimento solistico, piuttosto dei falsetti veramente poco riusciti.

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