Pubblicato nel 2010
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Mistheria è la dimostrazione imprescindibile che i musicisti italiani non hanno nulla da invidiare ai grandi talenti internazionali. Un tastierista che è stato espressamente voluto da Roy Z per l’ultimo album da solista di tale Bruce Dickinson, quel “Tyranny Of Souls” che fece capolino nel mercato internazionale nel 2005, è solo da ammirare e rende orgogliosi tutti noi di essere italiani.
Per il suo nuovo lavoro solista il musicista italico ha chiamato a sé un numero incredibile di ospiti e professionisti del settore, ma il disco, e questo è bene precisarlo sin da subito, si presenta omogeneo nella sua interezza, almeno a livello di songwriting. Chiaramente il genere proposto si assesta sui territori di un metal incline al power ed al neoclassico, con inserti di scuola Malmsteen uniti a partiture dal sapore più progressivo.
Quello che si nota è che, pur essendo un lavoro a nome Mistheria, il tastierista utilizza le sue doti in maniera sapiente, dosando gli interventi solisti alle sole situazioni in cui servono veramente e non interferendo mai con quello che è il mood della canzone. In questo senso, l’highlight del disco è sicuramente la seconda traccia, quella “Lies And Deception” che il guitar hero svedese per eccellenza vorrebbe scrivere da circa un decennio a questa parte, mentre la titletrack posta in apertura presenta un songwriting più lineare e che non colpisce più di tanto, rappresentando il momento meno esaltante dell’opera.
Quello che si nota, purtroppo, è una differenza di sound tra una canzone e l’altra che rende il tutto meno fruibile ed omogeneo, almeno a livello puramente sonoro. Purtroppo questo fattore stona con le dinamiche dell’album, tese a voler far figurare il tutto come un’opera continua e non spezzata, ma si tratta di un difetto che fa scendere di un solo gradino la votazione relativa a “Dragon Fire”, il quale si rivela in ogni caso un insieme di canzoni veramente ben scritte ed eseguite.
Ancora una volta il fatto di avere nella nostra Italia un musicista di tale caratura fa ancora più piacere che se si fosse trattato di un lavoro proveniente dall’estero. Che finalmente i denigratori del metal di casa nostra abbiano trovato sonora smentita alle loro polemiche? Personalmente spererei di si.

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