Lavoro difficile da collocare questo Dark, quarto album degli svizzeri Metamorphosis, una band composta dal polifunzionale Schenk (oltre a voce anche tastierista, batterista, bassista e chi più ne ha più ne metta) e da due chitarristi.
Il lavoro si presenta con la fortissima matrice Pinkfloydiana, cui il combo si ispira apertamente e senza remore.
Il disco appare oscuro, psichedelico a tratti, intimistico… Una voce che sembra giungere dall’oltretomba alterna tratti di puro buio ad altri di luce apparente, con una musica scarna e priva di orpelli proprio come i gloriosi ed indimenticati Pink Floyd ci regalavano qualche lustro fa.
Ai nostri amici e vicini di casa però manca quell’alone di originalità, di pazzia, di sperimentazione che avevano i loro idoli, trattandosi in questo caso di poco più che una riproposizione di un suono che ha fatto epoca.
“The Fight is Over” è davvero l’esempio più eclatante di quanto appena descritto… Keys opprimenti, chitarre che si sciolgono in assoli lontani, astrali, e drumming preciso, consistente ma non pesante, con gli orpeggi delle tastiere ad avvolgere immancabilmente tutto e tutti, e il cantante a giocare con gli effetti vocali, per creare nuove trame, ora intime, ora dirette ed aperte.
Brani lunghi come il genere conviene, non un album brutto, anzi, lo si potrebbe giudicare buono, ma adatto ad un pubblico decisamente ristretto, amante di sperimentazione (nei solchi di quella già proposta da altri però) e soprattutto adatto a chi cerca qualcosa che esca completamente dagli schemi della musica attuale, creando un trip opprimente nella testa che può estraniare l’ascoltatore da ciò che lo circonda, riportandolo su lidi lontani, in luoghi acquosi e solitari.
Una vera hit c’è però: l’ottima “Hey Man”, in cui si pigia un po’ di più sul tasto “grinta” per creare una song davvero notevole.

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