Pubblicato nel 2008
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Era il lontano 1981 quando il fondatore Kurdt Vanderhoof e Lars Ulrich erano ragazzini di San Francisco, e insieme volevano formare una band. La storia insegna che le cose sono andate diversamente, e mentre i Metallica hanno sfondato nel Thrash Metal, i Metal Church hanno avuto una carriera più in sordina.
Per chi non li conoscesse ancora e volesse assaporarne appieno il sound storico, è necessario partire dal Live Album (1998), una raccolta portentosa dei classici del gruppo, registrati dal vivo durante una serie di concerti nel 1984, con il primo e mitico frontman dei Metal Church, David Wayne.
Detto ciò però anche il penultimo A Light In The Dark del 2006, con il nuovo Ronny Munroe alla voce, mi è piaciuto e mi ha convinta: dà l’idea di concretezza, carisma e forza musicale.
Arriviamo a questa nuova produzione 2008.
La sensazione dell’ascoltatore è di voler riascoltare il tutto. In parte perché risulta piacevole, e lo si vuole assaporare meglio. In parte perché qualcosa sfugge, ci sembra di essere stati distratti o assenti, perché ci mancano delle sensazioni chiare. Invece che sentirci colpiti allo stomaco da un travolgente massacro, oppure sensibilizzati fino alla commozione da un pezzo più lento o intimista, ci sentiamo colpiti e ……..mancati.
This Present Wasteland è un album che parte bene ma non decolla, ha forti reminiscenze del Bruce Dickinson solista….quasi. Così come la voce di Ronny Munroe ricorda quella di Bruce….quasi. Graffiante, ma non abbastanza aggressiva. Emozionante, ma mai incredibilmente coinvolgente.
Altra difficoltà per chi come me deve comprendere bene questo disco, è la sostanziale omogeneità tra le canzoni, il fatto che manchi varietà compositiva, di ritmi, e di tempi, il che contribuisce a ridurne la resa e l’impatto.
A renderlo invece interessante è l’impostazione a concept album. Infatti andando sul sito dei Church, dove sono esplicitati tutti i testi delle canzoni, è chiaro il tema portante dell’album. Viviamo appunto, oggi, in una landa deserta, dove abbiamo annientato ogni valore, abbiamo creato dei mostri, compiuti dei crimini apparentemente perfetti, ma alla fine dobbiamo andare a fare i conti con il creatore, e ci stiamo avviando all’estinzione. Il messaggio è chiaro e i testi, rispettando la musica, sono molto omogenei nello stile: filosofici ed esistenzialisti, improntati al pessimismo antropologico, il quale viene sviscerato in dettaglio.
In effetti i Metal Church hanno sempre dichiarato di essere una metal band “buona”, seguace di filoni socialmente impegnati e molto lontani da tematiche sinistre o violente.
Quali i momenti di vera bellezza e personalità di questo concept album, non ufficialmente dichiarato ma intrinsecamente tale? Deeds of a Dead Soul, malinconica e cadenzata, la mia preferita all’interno di questo lavoro; la primissima The Company of Sorrow, alla Dickinson; Meet Your Maker e Crawling to Extinction, che puntano a un heavy metal più veloce e classico, stile Halford.
In conclusione, un album che ha fatto 30 ma non 31. Bello, che si presta a più ascolti ma rimane in sospeso, che regala punte di soddisfazione ma allo stesso tempo lascia un vago senso di anonimato. Non vedo l’ora di vedere Ronny e il grande chitarrista Kurdt Vanderhoof dal vivo a marzo, alle prese con i veri classici Metal Church: da Gods of Wrath e Hitman, a Watch the Children Pray e Ton of Bricks. Sono certa che la voce di Ronny ne sarà all’altezza, e sarà l’occasione per esprimere il suo carisma come frontman, nella speranza che esca presto un nuovo Live di questi USA Thrashers, molto più veri e sinceri dei coetanei Metallica.

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