Dopo il mini “Holy Metal” uscito nel 2000, le nostrane Merendine Atomiche
tagliano il traguardo del primo full-lenght album con il nuovo “Walk Across Fire”.
Cosa è cambiato nel nuovo disco? Qual è la direzione intrapresa dai giovani thrashers veneti? Quali sono i progetti per l’anno in corso? A queste e ad altre domande risponde il batterista Luca Cerardi… Buona lettura!

Nel vostro nuovo lavoro si distingue immediatamente un pezzo particolarmente bello, ovvero “Game Over”: parlami un po’ della genesi di questo ottimo pezzo, e di come è nata la collaborazione con (nientemeno che) Jeff Waters!
“Game Over”, forse, è la piu’ vecchia canzone di “Walk across fire” nel senso che, appena finito “The Holy Metal” ci mettemo subito al lavoro per preparare nuove canzoni. Al tempo alla chitarra ritmica c’era ancora mia sorella Giulia. “Game over” fu una delle canzoni di questo lavoro in cui partecipo’ anche lei, come per esempio alcune parti di “The spirit of wolf”. Nacque diversissima da come è oggi, era molto piu’ depressiva e lenta. Proprio per questo, quando riprendemmo in mano i lavori con il nuovo ritmico Luca Securo, “Game Over” venne lasciata nel dimenticatoio.
Pochi mesi dopo entrammo in difficoltà con una canzone che si intitolava “My Hometown”, non riuscivamo ad andarne fuori. Non ci veniva in mente nulla di positivo e cosi’ per scherzo abbiamo ripreso in mano “Game Over”. Luca alla ritmica ha aggiunto sue idee, tutti poi la trasformammo in qualcosa di piu’ thrash e togliemmo tutte le parti depressive. Il risultato è stato questo, una storia strana. La prima canzone del dopo “the holy metal” lasciata in un angolo e ripresa alla fine come ultima canzone di “Walk across fire”. Proprio perchè ultima decidemmo di sottoporla a Jeff Waters. Era l’unica senza assolo e costruimmo delle parti proprio per lui. Gli piacque e suono’ sopra gli assoli.
Jeff Waters riuscii a contattarlo nel Gennaio del 2002 dopo varie peripezie con il suo management europeo. Dovetti passare per varie fasi, ma, “the holy metal” riusci’ a farcele superare tutte e dopo averlo ascoltato mi dettero la chance di mandare il materiale in Canada per sottoporlo all’attenzione dell’Annihilator. Se gli fosse piaciuto l’album avrebbe lavorato con noi. Una mattina di quel Gennaio mi chiamò lui e per me fu un sogno.
Accetto’ di collaborare perchè gli piaceva il nostro lavoro anche se avrebbe dovuto, poi, ascoltare anche il pezzo nuovo. Dopo otto mesi di contatti gli arrivo’ “Game Over”. Il pezzo gli piacque e registro’ l’assolo e quindi eccovi la versione finale di “Game Over”.

Ho notato qua e là, alcune evidenti influenze Annihilator, come nei primi secondi di “Walk Across Fire”… Portando il discorso ad un livello generale, quali sono le vostre principali fonti di ispirazione?
Nessuna. Sembrerà strano, ma che ascoltano Annihilator all’interno della band siamo in due ed un terzo per passaggio di cd. Non ci siamo mai ispirati a nessuno in questo album. Abbiamo sempre fatto cio’ che ci veniva in mente mixando i nostri vari gusti.
All’interno della band ci sono persone che ascoltano diversi generi musicali e diversi tipi di metal, quindi, nessuno si è ispirato a nessuno. Tutti abbiamo portato le nostre idee e abbiamo mixato tutto cio’ e ne è uscito “Walk across fire”. Quello che contava per noi è che fosse un lavoro pesante, metal e che desse energia.

In questo cd ho riscontrato influenze più “anni 90”, specie nel cantato, mentre per altri versi ci sono ancora riferimenti alle band della prima generazione: la domanda spontanea quindi è… come è cambiato, se lo è, il vostro approccio in questo nuovo disco?
E’ cambiato principalmente per la nuova chitarra ritmica. Mia sorella era molto piu’ melodica e con mano thrash anni 80. Luca invece è molto piu’ hard rock, molto piu metal alla Pantera, moderno. I riffs di Luca stavano benissimo con le idee di David (anche lui tendeva ad essere piu’ rockeggiante e con un metal piu’ pesante che veloce e melodico). Il suono quindi è completamente cambiato e noi abbiamo apprezzato tantissimo.
Si puo’ dire sicuramente che non è un thrash anni 80. Abbiamo cercato anche un po’ di evitarlo ma sostanzialmente abbiamo fatto cio’ che ci piaceva e cio’ che ne usciva dalle nostre varie idee.
La mano comunque di Luca ha influito tantissimo sul nuovo sound Merendine Atomiche.

Rimanendo in tema di collaborazioni, ho visto che Anders Lundemark dei Konkhra è ospite in “Revenge”, rendendola ancora più pesante…
Sì, l’idea era quella di fare partecipare Anders in una canzone veloce in stile Konkhra, ma poi ci rendemmo conto che di veloci veloci avevamo solo canzoni che secondo noi non stavano con la voce di Anders. Cosi’ abbiamo provato ad usarla in una song lenta e pesante che si velocizza nella parte centrale. Devo dire che il risultato per noi è stato fantastico. Ci è piaciuto molto e alla fine la sua voce a mio avviso è ottima nel duetto con Luca Zandarin, anche per il testo della canzone che accentua con le parole la pesantezza del cantanto del danese.

Invece sui cambi di line up cosa mi dici?
Positivo. Ormai l’ultimo risale a ottobre del 2001 quindi siamo compatti da un po’ e comunque potrei dirti che l’ultimo vero split è stato datato ottobre del 1999, quando entro’ in pianta stabile Dario al basso. Lì la band veramente risorse, trovando i cinque componenti che fecero praticamente tutto: il Tribute ai Metallica, “The holy metal” e ora “Walk across fire”.
L’unico cambiamento è stato quello di mia sorella alla ritmica, ma rispetto agli altri non fu traumatico. Giulia ci avviso’ per tempo che avrebbe lasciato la band. Cio’ ci permise di cercare un sostituto al piu’ presto e riscoprimmo Luca Securo. Anni fa ci diede una mano in qualche concerto, quando venne a mancarci un componente. Una sera ci ricordammo di lui, lo contattammo e in pochi giorni disse di sì.
Fece un grossissimo lavoro perchè in poche settimane doveva impararsi tutte le nostre canzoni, piu’ tantissime dei Metallica (visto che al tempo facevamo live i Four horsemen). Lui arrivava da esperienza hard rock… death lo suonava moltissimi anni fa. Fu per lui una corsa contro il tempo, ma ce la fece e il suo impegno fu il sintomo che – nonostante fossimo dispiaciuti per mia sorella che decise di lasciare – stavamo trovando altra linfa, altra adrenalina e diventammo subito di nuovo compatti. Questo credo sia importantissimo.
Dal 1999 i Merendine Atomiche possono dirsi stabili a livello di line up e cio’ significa che in quattro anni abbiamo fatto tutto quello che fino ad ora sta nel curriculum. Prima, sempre “ballerini” come bands in altrettanti anni concludemmo solo un misero Demo. E’ quello che cerco di dire a tutti, quando si è amici e pronti a sacrificarsi per un sogno allora le cose cambiano. Quando ognuno cerca gloria personale o di perdere tempo non farà mai nulla. Un po’ come i tre moschettieri no? Uno per tutti, tutti per uno.

A cosa è dovuta la scelta di registrare in Svezia? Come sono andate, quindi, registrazione e produzione? Siete soddisfatti del risultato?
La scelta della Svezia è dovuta al fatto che volevamo fare qualche cosa di grande. Per una band underground la fine non sai mai quando arriva e quindi pensammo che per esperienza di vita, come musicisti, avremmo potuto seguire il consiglio del nostro amico degli Horrid che registrò per primo ai Sunlight.
La decisione venne prese in breve, volevamo andare in svezia per tantissime cose, ma prima di tutto per noi, per dare qualcosa di importante alla nostra carriera, per provare una esperienza estera, per metterci alla prova e per divertirci alla grande. Cosi’ è stato. Un’esperienza unica e che rifarei mille volte e sempre con questi miei amici. In piu’ vennero su diversi fans con noi e
ci divertimmo alla grande.
Le registrazioni sono state un po’ movimentate per il poco tempo a disposizione, ma, alla fine sono andate bene. L’esperienza è stata grandiosa. Sveglia alle 8, colazione in albergo. alle 10 eravamo in studio, caffè (a litri) con Tomas, quattro risate e poi via a lavoro fino alle 14, pausa pranzo di mezz’ora e poi via fino alle 22. Ritorno in albergo. 23 cena e poi festa. Sono stati dei momenti unici e abbiamo imparato molto in generale.
Del risultato non siamo del tutto soddisfatti. Vogliamo molto di piu’ ma è stato un passaggio anche questo. Noi abbiamo dato e fatto il massimo per le cose a disposizione che avevamo. E’ stato un lavoro durissimo nell’organizzazione del tutto, concerti durante la costruzione dell’album, mantenimento dei rapporti con la Danimarca per Anders, col Canada per Jeff, con la Francia per la Label, con la Svezia per lo studio. E’ stato stressantissimo, anche perchè noi abbiamo anche una vita normale da portare avanti.
Abbiamo corso per arrivare pronti ad Agosto, poi siamo volati via e siamo dovuti tornare ad Ottobre per il mix, poi in Germania per la stampa. E’ stata durissima. tutto cio’ ci ripaga a 1000, ma sappiamo che abbiamo tantissimo margine di miglioramento, prima per il tempo a disposizione (per produrre le
canzoni) e poi nel miglioramento sia di arrangiamenti, missaggio, suono.
Comunque è stato per noi ottimo per le risorse a disposizione.

Come vedi, attualmente, la situazione del thrash metal? Tempo fa si parlava di un possibile “ritorno” del thrash, ma a posteriori direi che a parte qualche uscita isolata la cosa non è mai decollata… che ne pensi? Ci sono speranze per il futuro?
Non lo so e non credo. Dipende tutto da chi ha i fili in mano e da molte bands che del thrash ne sono la storia.
Guardando queste cose mi viene
sinceramente da piangere. Non vedo nessuna intenzione da parte di case
discografiche di investire sul thrash metal, parlo di quella grandi, anzi… mantengono quelle storiche, ma quelle storiche oramai fanno tutto tranne che thrash metal. Molti miti sono caduti, chi per una cosa, chi per l’altra, pensiamo ai Metallica, ai Megadeth (sciolti) ai Pantera (fermi da tre anni), Machine Head (rovinati dopo il secono album) i Sepultura (scesi a mille dopo lo split di Max Cavalera).
Restano solo le bands uno scalino piu’ giu’ come Annihilator, Overkill, Testament a tenere alte le speranze, ma, a mio avviso restano sulla cresta perchè garantiscono un tot di vendite per i poveri amanti del thrash che aspettano qualcosa di decente sul mercato.
Ci accontentano con le solite bands che a me piacciono molto ma non investono su quelle nuove. Le nuove sono sempre generi piu’ strani, sempre meno metal, sempre piu’ incasinato oppure si basano su generi estremi o melodici depressivi. Non c’è piu’ la potenza, la grinta del thrash metal, solo spade medievali con il power o depressione con il black, gotich, doom etc… o paninari del 2000, il nu metal.
Si salva un po’ il death, ma anche loro troppo estremi. Mi manca molto quella musica che ti da carica, voglia di correre, saltare “combattere” come quando Mr Hetfield cantava “Whiplash” o Mustaine “Rust in Peace”, “Tornando of souls”, o la mitica “Over the wall” dei Testament, le speed rock songs di Jeff Waters e compagni.
Speriamo, ma non vedo bene la situazione.

Cambiamo argomento: credo che chiunque abbia sentito parlare di voi si sia posto almeno una volta il seguente quesito esistenziale: da dove arriva il nome “Merendine Atomiche” ???
Nasce nel 1996 da un nostro ex bassista. Il suo significato è che anche le piccole cose possono con grinta, volontà e sacrificio arrivare ad essere esplosive come la bomba atomica. Quindi una metafora prendendo le dolci merendine che ricordano la nostra infanzia e la bomba atomica che ricorda la cosa piu’ temuta.
Venivamo da un paese in cui nessuno sapeva cos’era l’heavy metal. Volevamo dimostrare che potevamo arrivare ad alti livelli partendo dai campi di casa nostra, lontano da città e lontano ai grandi centri mondiali e con un nome italiano. Per ora siamo pienamente soddisfatti, ci stiamo riuscendo anche se sicuramente qui in Italia il nome ci ha molto penalizzato, ma ripeto, che lo preferisco alla banalità di nomi sempre inglesi che s’assomgliano tutti e poi perchè sono italiano ed è giusto che almeno nel nome mantenga le mie origini.
Non esistono solo gli stranieri, non siste solo il thrash bay area, il death svedese o il black norvegese, ci siamo anche noi, italiano inferiori a nessuno anche se purtroppo molti italiani stessi lo pensano.

A questo punto è d’obbligo chiederti cosa ne pensi della scena metal italiana, a livello di bands, etichette, promozione… ?
Di bands ce ne sono di ottime che meriterebbero piu’ spazio, alcune invece sono troppo piene di sè anche dopo non aver fatto niente quindi direi un misto tra grandi bands in tutti i campi, sia personale che professionale, sia gente che potrebbe starsene a casa per come interpretano la musica.
Ad altri livelli ce ne sono di tutti i colori. Ci sono tante cose che non capisco e ormai non me ne preoccupo piu’, vado avanti per la mia strada, prima o poi le capiro’ ma posso assicurare che queste cose non sono quelle che mi faranno smettere di suonare, anzi, sono quelle che mi fano piu’ incazzare e continuare.

E per quanto riguarda invece le occasioni di suonare dal vivo nel nostro paese?
Ti porto la mia esperienza personale. A suonare abbiamo iniziato ormai cinque anni fa e per poterlo fare ci siamo sempre veramente spaccati la schiena. Non è semplice l’organizzazione dei concerti ma se vuoi farlo, se ci credi ci riesci.
Ci vuole tanta pazienza e tanta passione. Quindi puo’ essere impossibile, dura, difficile, facile in base a quanto lo vuoi.
Recentemente pero’ sta diventando piu’ difficile anche indipendentemente dalla tua volontà per molte cose esterne come un calo di locali metal, piu’ leggi statali che complicano la vita, insomma ora è un po’ piu’ difficile ma si puo’. Certo, magari non i locali piu’ importanti, ma là è una cosa diversa…

Come nasce una canzone tipo delle Merendine Atomiche? Da una jam, da un riff improvvisato, da un’idea precisa e pre-definita….?
Nasce in qualsiasi maniera. Una sera puo’ uscire da una jam, una sera puo’ uscire fin che proviamo nel soundcheck prima dei concerti. Una volta ci si trova solo chitarristi e cantante e dall’altra parte bassista e batterista. Alle volte nasce assieme, alle volte dal chitarrista, alle volta dal bassista, alle volte dal cantante, siamo duttili.
Non c’è un processo preciso: come viene… viene. Quando ci mettiamo poi a fare solo quello preferiamo allora dividerci, con i chitarristi e cantante da una parte e bassista e batterista dall’altra poi ci si incontra e tagliamo cio’ che ci fa schifo e teniamo e mixiamo cio’ che ci piace.

Quali sono i vostri progetti per il 2003 e per il futuro?
Per il 2003 solo suonare in Italia e promuovere al massimo “Walk across fire” in tutte le maniere possibili per farci conscere e vendere sempre di piu’.
Poi nel 2004 andremo, se tutto va bene, in tour in America ed Europa per la prima volta nella nostra storia. E’ un avvenimento importante a cui stiamo lavorando ormai da Settembre del 2002. Ci crediamo e speriamo di portarlo a casa, è uno dei sogni che ci mancano, il tour euro/americano e ci stiamo lavorando. Infine ovviamente lavorare per il successore di “Walk across fire”.

Puoi ora concludere come meglio vuoi questa intervista… hai carta bianca!
(Ride) E che dico heheh. No, un grazie a voi per avermi dato la parola e un grazie sempre ai nostri fans e a tutti quelli che credono in noi e che hanno sempre creduto e soprattutto alla gente che non giudica mai un gruppo per sentito dire o per quello che sembra ma solo dopo averlo ascoltato, conosciuto e “tastato”.
Grazie a tutti e andate sul nostro sito e firmate il guestbook!!! www.merendineatomiche.com vi aspetto lì e on stage!
Ciao ragazzi!

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