‘Ritual Factory’ è stato un album ostico e decisamente poco commerciale. Nonostante questo, Alex Masi, Randy Coven e John Macaluso hanno presentato il proprio progetto in molti paesi del mondo riscuotendo sempre un discreto successo.
Nasce dall’improvvisazione on stage e dal talento strumentale dei tre musicisti in questione tale ‘1900 Hard Times’, successore del CD del ’04 e testimonianza live di quanto e come l’aspetto tecnico sia preponderante nei lavori della compagine. Fondamentalmente, ci troviamo dinanzi a un lavoro ad ampio respiro, che lambisce i confini di vari settori musicali (jazz, fusion, rock, progressive, funky) e li reinterpreta in chiave funambolica e totalmente open mind. Quello che colpisce di questo disco, dunque, non è tanto la caratura tecnica dei tre mostri (di per se già a nota a tutti gli addetti ai lavori), bensì l’intesa e il feeling che regolano l’andamento dei vari brani (a detta loro per l’80% frutto di improvvisazione), ancorati a delle soluzioni sonore e stilistiche che spesso lasciano a bocca aperta. Per contro, alcuni passaggi sembrano ridondanti (se non proprio superflui), atti al solo consolidamento dell’ ego smisurato e onanista dei tre musicisti. Siamo sempre dinanzi a un album totalmente strumentale, e questo è bene ricordarlo a chi solitamente si tiene alla larga da certe proposte musicali. Non sarà certamente questo ‘1900 Hard Times’ a fargli cambiare idea…

Anche per questo lavoro, dunque, si può tranquillamente parlare di album destinato ad una ristretta cerchia di maniaci dello strumento. Nel suo campo, comunque, ‘1900 Hard Times’ è un discreto esempio di come si possano accomunare e far confluire in un solo prodotto le anime artistiche di tre interpreti molto diversi e talentuosi, accomunati dalla passione per la musica e dallo studio approfondito del pentagramma…

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