Correvano gli anni d’oro del metal, quella famigerata decade dal 1980 al 1990, e moltissimi gruppi di allora tentarono invano la fortuna gettandosi in pasto agli squali del music business con dischi di altalenante fattura. Tra questi troviamo i tedeschi Mass (da non confondere con gli omonimi americani), in attività discografica tra il 1977 ed il 1986 con una serie di album ormai introvabili e diventati vere perle per i collezionisti di materiale d’epoca. In particolare, il qui presente “Metal Fighter” porta la data originale del 1983, e non potrebbe essere altrimenti visto il sound ed il mood generale dell’album, il quale ben rappresenta alla perfezione la concezione del metallo pesante che i dischi dell’epoca hanno saputo tramandarci fino al giorno d’oggi.
La ristampa odierna ad opera della risorta SPV porta alla luce anche una canzone, in questa sede inserita in veste di bonus track, registrata nel 1978 e destinata in origine ad essere uno dei primi singoli della band tedesca. In sostanza, il sound della band è a metà tra la NWOBHM, Judas Priest in testa, ed un hard rock di fortissima matrice blues (l’assolo iniziale di “High Heel Thrills” ne è la prova più lampante, così come del resto tutta la canzone) che ricorda talvolta il riffing dei fratelli Young (“Born To Lose”) piuttosto che quello del Van Halen degli esordi (“Fire From Hell”). In generale l’approccio preferenziale all’interno dei brani che compongono “Metal Fighter” è quello di non esagerare mai troppo con la velocità, ma di mantenere alto il tasso di groove ed impatto. Certo, va detto che se i Mass non riuscirono ad emergere dal fitto sottobosco underground dell’epoca, un motivo ci dovrà pur essere e, credetemi, non si tratta solo di banale sfortuna. Entrano infatti in gioco anche un songwriting tutto sommato troppo annacquato ed abbastanza lineare da non consentire picchi compositivi veramente degni di nota.
Conseguentemente a questa analisi, si può concludere che i Mass non meritassero più di tanto successo all’epoca, ma è giusto che certe piccole perle vengano oggi riscoperte, anche solo per il piacere di allargare il proprio campo visivo su un’epoca che tanto ha dato al metal in generale. Apprezzabile, quindi il lavoro di ristampa della SPV, la quale, oltre a questo “Metal Fighter”, immette nuovamente sul mercato anche la versione rimasterizzata del lavoro successivo, “War Law”.
Piccola nota negativa: ci si poteva sforzare un po’ di più per quanto riguarda il booklet e le note all’interno della confezione digipack, veramente di scarsa qualità e poco dettagliate riguardo alla storia della band. In questo senso non ci siamo proprio.

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