Comincio subito col citare breve parte della biografia ufficiale della band di Martyr dove il nuovissimo debut “ Farewell To Graveland” viene descritto come album lontano dal passato. Si perché basta leggere la lunga gavetta passata dal death al black e le tante soddisfazioni artistiche per capire il calibro di questa super band messa in piedi da sua maesta’ re dell’ oscuro Martyr Lucifer che con questo suo nuovissimo progetto offre un dark/gothic metal di pregevole fattura ispirato ai migliori Tiamat e per nulla scontato. Registrato e mixato da Simone Mularoni e con la presenza tra gli altri del noto batterista Adrian Erlandsson (ex Paradise Lost, At The Gates e Cradle Of Filth) e membri di Hortus Animae e Opposite Sides, partiamo col dire che tra i Tanti gli elementi di rilievo va sottolineato il lavoro delle le chitarre con i suoi splendidi assoli, le tastiere e le sue triste e ombrose orchestrazioni, strutture semplici e lineari, con la voce emotiva e cupa allo stesso tempo del leader che esprime o invoca a motivi spesso orecchiabili, a volte pop, tanto da non somigliare a nessuno dei dischi gothic gia sentiti e banali nelle sue strutture.

Basti sentire subito la title-track per capire la chiave del gruppo con la sua frizzante melodia ad intrecciarsi facilmente con il sound malefico delle voci corali, o i piu’ cupi ma non per questo scontate “From Under The Ground” e “The Orseride” dove con molta facilita’ ed immediatezza si riesce ad essere nello stesso tempo melodici e malinconici. La band comunque nel complesso non delude mai, anzi sorprende con la cover di “L’albero ed io” di Guccini o  con pezzi ora semplici ma sempre originali e belli da ascoltare come “Noctua Munda” o “Onironauta” tra le best del lavoro, che servono a rispolverare quel suono spesso dimenticato e degno di piu’ di un ascolto, attraversando il cuore di uno struggente e toccante dark metal che immalinconisce ma emoziona al punto giusto. Per tutti gli appassionati delle atmosfere eleganti e tenebrose.

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