Che disco gente! Mi sa che il grande Marty aveva davvero un milione di idee da esprimere che forse nei suoi precedenti impegni musicali non poteva di certo far valere (vedi come era stato imprigionato nei Megadeth con il loro nuovo e fallimentare corso musicale). Come sua consuetudine si distingue da molti guitar heroes per la sua ricerca della melodia e dei ritmi, inglobando nel suo stile migliaia di moderne influenze musicali che non discriminano alcun genere. E proprio per questo che sono rimasto sorpreso ed entusiasmato nell’ascoltare questo nuovo “Music For Speeding”, il cui titolo è a mio avviso fuorviante vista la musica molto ragionata, diretta e priva di meri virtuosismi.
Di sicuro non sentiremo scale o legati a 300 di metronomo, nè supersweep che coprono l’intero manico, qui abbiamo un puro feeling metal con centinaia di riff pesanti e molto incisivi, moltissimi cambi di tempo, alternati a mille sperimentazioni sia elettroniche che semplicemente stilistiche. E non è neppure un album intricato o pesante da digerire, anzi è una vera gioia per le orecchie dei metallers piu’ affezionati.

Sin dalle prima composizioni come “Gimme A Dose” o la metal-rockeggiante “Fuel Injection Stingray” si capisce che questo è un album tutto da scoprire visto che non esiste un vero e proprio riff di appoggio ma tante idee che accarezzano molto il thrash. Non mancano anche i momenti dove emerge lo shredding puro come nella veloce “Ripped”, con intermezzi ambient-disco, che, assieme alla pazza e trascinante “Cheer Girl Rampage” costituiscono i capisaldi dell’intero album. Proprio quest’ultima song sorprende piu’ di tutte, con una meravigliosa intro, geniali intermezzi ritmici e un lavoro di picking e legati davvero esaltante, impreziositi da riff molto aperti e grandiosi.
Per meglio spiegarmi questo disco raccoglie le pazzie del migliore Steve Vai e le ingloba in un contesto metal più pesante (dal punto di vista dei riff)… hmmm… non a caso in America il disco è distribuito dalla Favored Nation… mah…?
Per rilassarci dopo l’ascolto delle prime killer-tracks ci pensa prima la malinconica “Lust For Life”, più tranquilla e tradizionale, dove Marty viene accompagnato da tastiere e un pianoforte. Segue la semiacustica “Lovesorrow”, con tastiere ed arrangiamenti a tratti sinfonici, quasi fosse una colonna sonora per un film a lieto fine. Torna l’elettronica con la cattiva “Nastymachine”, con un ossessivo picking ripetuto, seguito dalla violenta e pesantissima “Catfight”, con un mid-tempo centrale da infarto, un vero staccateste per gli headbangers piu’ incalliti. Meno male che torna la tranquillità e l’atmosfera malinconica con “Corazon De Santiago”, ma a questa segue la thrasheggiante e trascinante “Salt In The Wound”, con un uso magistrale del wah-wah da parte del buon Marty. La sua fatica termina con la bella e atmosferica “Novocaine Kiss” che ci da’ il tempo di ripensare di aver ascoltato un album a dir poco incredibile.

A mio avviso questo album supera i suoi precedenti lavori solistici e ci mostra un Friedman che non si è adagiato sugli allori a godersi i soldi e il successo ma che continua a credere nella musica di qualità e nel voler coinvolgere i fans nell’estasi del metal puro. Da non perdere!

Voto: 8

Davide “Mad” Mancini 

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