Capacità tecniche straordinarie riversate in un lavoro ambizioso, pretenzioso, forse troppo, visti i risultati non sempre esaltanti e “fuori giri” di ‘Pages From The Past: Tome I’, nuovo capitolo degli storici Marshall. La band partenopea, infatti, non delude ma lascia l’amaro in bocca per quello che sarebbe dovuto essere, e sarebbe stato con un approccio più umile, il definitivo e meritato salto di qualità.

Guidato dall’inattaccabile esperienza e perizia dell’unico membro storico Lino Mazzola, il quintetto forgia un’opera che continua l’evoluzione concepita con ‘Garden of Atlantis’, proseguendo ed ampliando le sonorità che avevano scandito il ritorno ed inserendole in un contesto lirico di estrazione storica. Le sonorità su cui si stagliano i circa sessanta minuti del lavoro, pur non essendo di facile collocazione, non restano impossibili da concepire: un tappeto fedele all’heavy-metal classico dal quale si ramificano sinfonie ed influenze che vanno da un prog fedele alle formule dei Symphony X e Royal Hunt ad un epic di stampo statunitense.

Il problema principale delle composizioni, pur superati i giustificati dubbi da assorbimento, è la loro corsa verso il particolare forzato, il “difficile”, la trovata non centrata che toglie incredibilmente immediatezza e godibilità. Ogni episodio, infatti, pur essendo al suo interno omogeneamente variegato è intaccato da un gusto spesso esageratamente pacchiano e barocco. Il riferimento va direttamente agli inserti di tastiere (in primis) assolutamente fuori posto, alle sinfonie “ficcate” anche dove esigenza non vi era, ai pochi ma inutili growl ed ogni altro arrangiamento/ornamento scialbo che non fa altro che sminuire l’impatto e le incredibili capacità della band.

Tecnicamente valido, organico e frutto di un’esperienza maturata sul campo, ‘Pages From The Past: Tome I’ è un lavoro che, nella sua sufficienza, è assolutamente troppo stretto per una band come i Marshall. Una produzione purtroppo scadente ed una pronuncia inglese da rivedere non aiutano, ma giustificazioni di qualunque sorta sono fuori luogo per chi sa, deve e può suonare in maniera differente e superiore.

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