Pubblicato nel 2010
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Secondo disco solista per lo svizzero Mark Sweeney, cantante dei Crystall Ball, dotato di una voce melodica e dal timbro sufficiente caldo. Anche in questo caso, come per il precedente “Slow Food”, ci troviamo di fronte a un disco piuttosto leggero, in pieno stile AOR, che si differenzia dal sound tipico della band madre.
Diciamo subito che questo disco non è affatto un capolavoro… Pur essendo ben suonato, ben arrangiato e ben prodotto, questo “All In” ha il non poco trascurabile difetto di mancare di sostanza, pur essendo perfetto nella forma. I pezzi dell’album possono tranquillamente dividersi in due categorie: brani tipicamente AOR zuccherosi, con cori e strutture facili, e ballad. Fin qui nulla di male, il vero problema è il songwriting decisamente troppo debole: tutti i pezzi infatti possono definirsi “carini” ma mancano di quel quid per elevarsi dalla media e non bastano i vari guest musicians per innalzare il livello delle canzoni.
Tra i brani meglio riusciti sicuramente da segnalare il singolo Line Of Fire dotato di un bel ritornello (dal sapore di miele) e di un discreto break solista della chitarra. Non male anche la ballad Leave It All Behind, che vede Sweeney duettare con la cantante Pearl. Stare At The Sun è un’altra ballata dal sapore bonjoviano che si distingue per dei buoni intermezzi di chitarra acustica. Too Late è un pezzo lento che vede la partecipazione di Bruce Kulick (ex Kiss) e si differenzia un po’ dal resto dei brani, forse grazie anche all’apporto del noto chitarrista. Ben riuscita anche la ballad Moments, grazie alla cantante Robin Beck, dalla voce calda e struggente, che si trova a duettare con Sweeney. Il brano più atipico del disco è la conclusiva Demons (presente come bonus track) che vede la partecipazione di due musicisti del calibro di Jorg Michael (Stratovarius) alla batteria e di Stefan Kaufmann (UDO / Accept) alla chitarra, e che si presenta come una song di metal melodico enfatizzata dal bell’assolo di Kaufmann.
Come si evince della recensione, non ci troviamo di fronte a un obbrobrio musicale, però il buon Mark fa troppo poco per fare uscire il disco dall’anonimato e a volte ci scappa anche qualche sbadiglio… Un ascolto è consigliato solo agli estimatori del genere.

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