Tutto ciò che ho da dire… e ‘sti cazzi, ragazzo mio!

Forse arrivo un pò in ritardo a dire la mia su quest’album, ma è davvero difficile imbrigliare parole adatte e metterle in un ordine tale da poter esprimere un’opinione a riguardo.

Seguo Marco dacchè sono nati i Planethard, mi è capitato di incontrarlo di persona, perchè quando abitavo a Milano insegnava chitarra in una sala prove di un caro amico. E ciò che mi colpiva maggiormente di lui era il rapporto di istantanea familiarità che era in grado di instaurare con il pubblico ai suoi concerti e con i ragazzi a cui insegnava ad imbracciare lo strumento. La medesima sensazione che ho provato in seguito all’ascolto del suo EVERYTHING I HAVE TO SAY. Un percorso fluido, dunque, il suo. Una crescita esponenziale che, da mastermind della propria band, lo ha portato a concepire la voglia di esprimere qualcosa di più intimo, di più personale. Un alchimista della sei corde, in grado di trasformare la muta del proprio strumento in vene ed arterie, i tasti in atrii e ventricoli, e il mogano / acero del corpo nel proprio cuore. Ed i vostro, vi assicuro, durante l’ascolto comincerà a battere al ritmo delle sue pennate.

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picture credit Barbara Caserta

Uno dei migliori lavori chitarristici mai eseguiti, curato in ogni minimo dettaglio, a partire dalla sessione ritmica, dove troviamo la partecipazione del batterista dei PLANETHARD, Stefano Arrigoni, passando attraverso un sapiente missaggio, e una cura nella scelta dei suoni volta a trasmettere emozioni e sentimento estremamente spontanei e maturi.

In questo lavoro Marco prende per mano chiunque lo stia ascoltando e lo conduce nel proprio mondo, nelle proprie visioni, e gli mostra la propria dimensione attraverso un matrix fatto di sette note mai combinate in maniera migliore. Estremamente d’effetto il booklet, in cui dopo ciascun titolo della traccia, seguono due o tre righe dove viene descritto il fatto e/o la situazione alla base del pezzo. Immaginifiche le foto di una Barbara Caserta, che è riuscita a cogliere i picchi di naturalezza di un Marco alle prese con la propria chitarra, attraverso la quale osserva, si diverte, ed infine, comunica.

Marco è un chitarrista pieno di talento, che ha trovato il giusto equilibrio tra tecnica ed emozionalità senza che l’una prevalga sull’altra, a differenza di molti chitarristi usciti dal CPM. Impossibile classificarlo, come molto spesso di usa fare con i lavori solisti, per qualcosa che caratterizza il suo stile, i.e. bending, armonici, vibrati… Marco D’Andrea è Marco D’Andrea. Punto e basta. Se volete scoprire di che parlo, un ascolto di EVERYTHING I HAVE TO SAY è caldamente consigliato.

E anche per quel che mi riguarda, sperando di avergli reso il più che meritato tributo, questo è tutto quanto ho da dire.

Alla prossima!

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