Alcuni di voi li avranno già sentiti nominare, ma per molti quello dei Manticora risulterà un nome ancora da scoprire. Il gruppo danese ha dalla sua parte un sound fortemente ispirato sia dalla corrente power (primissimi Helloween, ma anche dalla scuola americana) che da quella thrash statunitense. Ne viene fuori quindi un disco, “Safe”, dannatamente pesante e veloce al tempo stesso, figlio di sensazioni e digressioni sulla vita. Per promuovere il loro ultimo lavoro, questi cinque ragazzi si sono imbarcati in un tour europeo che tocca generalmente i piccoli club del continente e,
prima del concerto tenutosi in quel di Alessandria, ho avuto l’occasione di incontrare Kristian e Kasper, rispettivamente chitarra e basso dei Manticora per uno scambio di battute che ha avuto luogo sul tour bus della band.

Potremmo iniziare con una piccola introduzione al vostro nuovo album: come lo descrivereste?
Kristian: “Safe” è un disco dagli umori oscuri, sia nelle liriche che nelle musiche soprattutto perché abbiamo utilizzato molto di più le chitarre a 7 corde ed un approccio generalmente più dark.
Kasper: Esatto, abbiamo cercato di rendere le cose più semplici, dirette e di utilizzare meno tastiere del solito. Anche se si è andato a perdere qualcosa in atmosfera, abbiamo guadagnato molto in termini d’impatto.
Kristian: Si tratta sicuramente di un lavoro più duro.
Kasper: Yeah! Heavy metal! (risate, nda)

E cosa mi dite riguardo alla parte lirica del disco? Si tratta di un concept come “The Black Circus”?
Kasper: No, questa volta Lars (il cantante, nda) ha scritto ciò che aveva nella sua mente. Lui è diventato padre, due anni fa, quindi si tratta di riflessioni sulla vita, sul crescere e diventare vecchio, ma anche qualche riferimento alla religione. In sostanza il disco tratta di quello che sta passando per la testa di Lars in questo momento: vita, morte, cosa diavolo ci facciamo in questo mondo e cose del genere. Di solito anch’io scrivo i testi, ma stavolta ho preferito concentrarmi sul discorso musicale lasciando a Lars il compito.

Credo che, durante gli anni, siate diventati sempre più heavy. È stato un processo naturale o una scelta?
Kristian: Penso si sia trattato di un miscuglio di entrambi i fattori. Personalmente sono stato folgorato dal lato più pesante del metal e ultimamente ascolto tantissimo gli Arch Enemy, li adoro letteralmente. Kasper ed il resto della band ascoltano molto i Nervermore, mentre per quanto riguarda i miei soli, mi ispiro sempre ai guitar hero tipo Gilbert o Satriani. Generalmente, comunque, grazie appunto al fatto che ascolto molto gli Arch Enemy, ho scritto sicuramente alcuni tra i riff più pesanti della band. Alla fine, quindi, posso dire che si è trattato di un percorso a metà tra il naturale e la scelta.
Kasper: Non siamo sempre d’accordo su tutto, abbiamo anche avuto delle discussioni sulla direzione da prendere. Certo, siamo una band molto forte e ci conosciamo molto bene a vicenda, ma stavolta è stato un processo ancora più discusso e contrastante. Il risultato è quindi che alcuni del gruppo adorano letteralmente “Safe”, mentre altri meno, ma questo è quello che è venuto fuori e ne siamo comunque tutti quanti fieri.

Volevo sapere qualcosa a proposito del video che avete girato per la canzone “From The Pain Of Loss (I Learned About The Truth)”. So che è stato visto da moltissimi utenti su canali come Wackentube…
Kasper: Si, roba da pazzi!
Kristian: 30.000 volte in 24 ore!

Ecco, visto il risultato, il video rispecchia le aspettative che avevate? È venuto fuori ciò che vi aspettavate?
Kristian: In realtà non avevamo alcuna aspettativa perché non sapevamo a cosa stavamo andando incontro, e non avevamo nemmeno alcun piano promozionale in merito. Capisci quindi che siamo stati molto colpiti quando l’abbiamo visto per la prima volta, non avevamo alcuna idea su cosa sarebbe venuto fuori.
Kasper: In particolare per quanto riguarda le scene realizzate con lo sfondo verde (particolare tecnica per creare effetti in post-produzione: si gira con gli attori veri in un set a fondale verde per poi aggiungere gli effetti solo prima del montaggio, nda), non sapevamo assolutamente cosa sarebbe uscito. Ci hanno fatto delle proposte ed abbiamo concordato una linea generale, ma quando abbiamo visto il prodotto finale per la prima volta, abbiamo detto tutti un enorme: “Oh cazzo!” (risate generali, nda)
Kristian: Anche perché non avevamo mai realizzato alcun video prima di allora e non sapevamo cosa fare. Tieni presente che abbiamo girato tutto in 4 ore con camera singola senza capire se il cameraman stesse facendo primi piani o cosa, avendo come unica certezza lo sfondo verde, eheh!
Kasper: Il regista si è comunque complimentato molto con noi dicendoci che siamo molto professionali e lavoriamo molto bene, poi se n’è tornato in Svezia per lavorarci su tenendosi in contatto con noi per informarci costantemente sullo stato dei lavori. Dal nostro canto, una volta visto, eravamo orgogliosi del risultato e ci ripetevamo: “Wasn’t it hot to make the video?” (espressione traducibile con: “Non è stato fantastico fare il video?”, ma che gioca sul doppio significato di hot, cioè caldo in riferimento alle fiamme, e, appunto, fantastico, nda).

E perché invece l’artwork del nuovo disco è così scuro?
Kristian: Sinceramente non ne ho idea in quanto il primo provino era molto più chiaro: c’era il nostro logo in bianco ed lo sfondo nero. In seguito poi il logo è diventato grigio, per poi trasformarsi definitivamente in nero.
Kasper: Questo è un problema che ci portiamo dietro da un po’ di tempo: ad esempio non abbiamo visto la versione giapponese dell’album, ma ci è capitato in passato che differisse molto a livello di copertina. “The Black Circus Pt. I” era più chiara in Giappone, ma perfetta per il resto del mondo, quindi non sappiamo il motivo, probabilmente in questo caso è accaduto il contrario.
Kristian: In ogni caso la copertina rispecchia l’obiettivo che ci eravamo prefissati, cioè di fare le cose in maniera più semplice.
Kasper: Il dualismo nero/bianco rappresenta questo concetto alla perfezione: il fronte è nero, la copertina bianca, le foto nostre all’interno con metà profilo in ombra e metà alla luce e così via. Eravamo tutti d’accordo di creare un album più semplice, stavolta, ed anche il concept grafico attorno ad esso ha seguito questo ordine di idee. Alla fine abbiamo ricevuto un ottimo feedback quindi i nostri fan ci hanno dato ragione riguardo alle nostre scelte.

Parliamo un secondo delle canzoni contenute in “Safe”: sono tutte quante piuttosto lunghe, come mai?
Kristian: Si è trattato di un processo naturale durante la stesura dei brani, nulla di deciso a tavolino o preparato in precedenza. Quando inizi è complicato finire, specialmente per quanto riguarda le canzoni dei Manticora: ognuna di esse ha un riff iniziale d’apertura e già solo quello occupa un minuto, poi c’è da introdurre il cantato ed il ritornello, far sviluppare il tutto con i soli e poi l’outro. Capisci che, di conseguenza, ci vuole poco ad arrivare a 6/7 minuti di lunghezza e comunque è abbastanza tipico per i Manticora avere pezzi di queste dimensioni.

Come mai, invece, siete in tour quando l’album non è ancora uscito?
Kasper: (risata ironica, nda) Perché si supponeva dovesse essere già fuori! È uscito in Giappone l’8 Settembre e doveva uscire in Europa il 20 dello stesso mese, ma per qualche motivo, chi lo sa, non è mai stato così. Abbiamo solo ricevuto il comunicato che sarebbe uscito il 12 ottobre come in America, ma comunque ne abbiamo dietro 300 copie da vendere ai concerti.
Alla fine il tour era già stato organizzato e non potevamo spostarlo in nessun modo.

Sempre a proposito del tour, come sta andando?
Kristian: Alla grande, abbiamo suonato parecchio in giro: ad esempio l’altro giorno, in Francia, c’erano 150 persone a sentirci, mentre, di contro, in Olanda, ce n’erano 5…

5 persone? Ma come mai così poche?
Kasper: Eh, era il giorno in cui si teneva il ProgPower Festival con i Jon Oliva’s Pain e sapevamo sin dall’inizio che ci sarebbe stato poco pubblico per noi. Alla fine però ci siamo divertiti moltissimo con tutti sul palco a far foto e ad eseguire canzoni a richiesta. Oltretutto erano un belga, due italiani e due tedeschi… in Olanda! (risate generali, nda) Comunque ci stiamo divertendo molto, bevendo altrettanto e, in generale, l’atmosfera che si respira sul bus è quella giusta.

La band che vi sta accompagnando lungo questo tour è quella dei norvegesi Divided Multitude. Vi piace la loro musica? Come vi trovate con loro?
Kristian: (ci pensa su un po’, nda) Non è il mio genere, è troppo progressivo. Come persone sono fantastici, ma sinceramente non mi piace un granché quello che fanno.
Kasper: Sinceramente prima di sapere che sarebbero venuti con noi non li conoscevo nemmeno, li ho sentiti la prima volta che abbiamo suonato con loro ad Amburgo e sto cominciando solo ora a riconoscere qualcosa del loro materiale. Non sono un fan del prog metal, gli unici che mi piacciono sono i Dream Theater ed i Symphony X. Anch’io la penso come Kristian: adoro i ragazzi, ma non la loro musica.

Riguardo invece alle vostre release precedenti, ne siete ancora soddisfatti o c’è qualcosa che, a posteriori, cambiereste?
Kristian: In generale cambierei il sound di tutti i dischi in quanto li reputo abbastanza difficili da ascoltare così come sono: ci sono parti di chitarra che sembrano tastiere e viceversa, non si capisce talvolta chi sta suonando cosa. Invece riguardo le canzoni, non le cambierei di una virgola.
Kasper: I pezzi sono sempre divertenti da suonare, tutti quanti. Stasera faremo un brano dal primo disco, cosa che non ci capitava da cinque anni perché eravamo esausti di fare sempre le stesse canzoni! (ride, nda) So che a Lars piace moltissimo “Hyperion” e, in generale, abbiamo tutti le nostre canzoni preferite estratte da tutta la nostra discografia. Ovviamente siamo cresciuti, ora sappiamo come si fa un disco, cosa che allora non sapevamo e non c’era per noi modo di scoprirlo se non compiendo scelte che a noi parevano giuste.

Ora veniamo un secondo alla spinosa questione Blind Guardian: siete sempre stati paragonati a loro, ma in realtà credo che voi vi focalizziate molto di più sull’aspetto teatrale del metal, mentre i bardi di Kerfeld li ritengo più sul versante epico. Che cosa ne pensate e che cosa avete da dire in proposito?
Kristian: Personalmente non sono un fan dei Blind Guardian, non mi fanno impazzire. Posso capire che alcuni trovino degli elementi in comune tra noi e loro, ma credo anche che le nostre strade si siano divise molti anni fa. Se confronti gli ultimi Blind Guardian con il nostro attuale sound sono molto differenti.

Assolutamente d’accordo. Secondo il mio punto di vista, voi incorporate anche molto della scuola power statunitense, Iced Earth in testa…
Kasper: Diciamo che siamo più sul lato thrash ultimamente, anche se va detto che un disco come “The Black Circus Pt. II” può ricordare i Blind Guardian soprattutto grazie agli arrangiamenti pomposi. Sono un grande fan di quel gruppo, ma fino ad “A Night At The Opera”. Sinceramente credo che “A Twist In The Myth” faccia abbastanza schifo, mentre adoro dischi come “Nightfall In Middle Earth”, “Somewhere Far Beyond” e “Tales From The Twilight World”, la roba vecchia, insomma.
Kristian: Credo che l’unico elemento attualmente in comune tra noi e loro possa essere la voce di Lars che ricorda un po’ quella di Hansi, ma per il resto non vedo altro.

Che tipo di musica vi piace ascoltare solitamente, sia sul tour bus che a casa vostra?
Kasper: L’altra sera abbiamo messo su un dvd dei Testament ed io sono andato a far compagnia al nostro autista perché non mi piacciono. Immagina la scena: tre di noi in cabina di guida con l’autista a guardare le montagne e l’autista che ci chiedeva cosa stessimo facendo lì… (risate generali, nda)
Kristian: Abbiamo tutti gusti musicali differenti all’interno del gruppo. Come ti dicevo prima, gli Arch Enemy sono nella mia Top 5 insieme ai Dream Theater…

…a proposito: cosa ne pensi di tutta questa storia di Mike Portnoy che lascia la band?
Kristian: L’ho letto, ma sinceramente non credo ci sia qualcosa di vero, più che altro perché dall’altro lato della band sono tutti troppo tranquilli e d’accordo con questo fatto. Credo più si tratti di una mossa pubblicitaria, ma staremo a vedere cosa succederà.
Kasper: In generale ascoltiamo più o meno tutti le stesse cose, ma comunque ci piacciono generi anche differenti. Siamo tutti d’accordo su Iron Maiden, Metallica, Helloween, Gamma Ray, mentre ad alcuni tipo Lars piacciono tantissimo gli Slayer ed il thrash più cattivo. In generale ascoltiamo molte delle cose più melodiche del metal.

Sei anni fa vi vidi nella data milanese che teneste insieme agli Angra durante il loro tour a supporto di “Temple Of Shadows”, che ricordi avete di quell’esperienza?
Kasper: Quello è stato un tour fantastico, veramente pazzesco! Grandissimi concerti con locali da 2000 persone e tieni conto che tutti noi siamo grandi fan degli Angra, quindi gran quantità di pubblico e divertimento, questo è ciò che mi piace ricordare.

Riuscite a vivere con la vostra musica? Siete musicisti o avete dei lavori che fate quando siete a casa?
Kristian: Tutti noi abbiamo degli altri lavori: io ad esempio vendo chitarre in un negozio di strumenti musicali.
Kasper: Io lavoro con i bambini, ma solo part-time 23 ore la settimana. Al mattino dormo, vado al lavoro verso mezzogiorno, mezzogiorno e mezza ed insegno loro a giocare a calcio piuttosto che a hockey, li faccio divertire, insomma. È un lavoro bellissimo e che mi piace molto in quanto non ho grosse responsabilità e posso concentrarmi sulla musica ogni volta che voglio. Per quanto riguarda gli altri, abbiamo uno che lavora in un negozio di dischi, uno che fa siti internet e Lars che, oltre ad occuparsi del management della band, fa anche l’istruttore di fitness.
Siamo tutti quanti impegnati in altri campi perché vivere di sola musica è ancora improponibile, ma a noi va benissimo così.

Ultima domanda: che cosa conoscevate dell’Italia prima di venire a suonarvi? Ci eravate mai stati diversamente?
Kristian: La cosa che conoscevo bene prima di arrivare qui da voi è il vino rosso! (risate generali, nda)
Kasper: Si, il barolo! A parte gli scherzi, conoscevo parecchio del vostro Paese, ci sono stato diverse volte: a sciare sulle Dolomiti, a Venezia, a Piacenza, a Terracina. Lars invece è sposato con una donna italiana, di Genova precisamente, quindi conosciamo abbastanza i vostri usi e costumi, eheh!

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