Giunti al loro quinto album in studio i danesi Manticora tornano a far parlare di sè con “8 deadly sins”; il successore del discreto “Hyperion”, targato 2002, si dimostra un interessante concept album che vede come protagonista un uomo in punto di morte. Quest’ultimo attraverso un lungo flash back, che ricopre la durata di tutto il disco, torna indietro con la memoria e “rivive” gli episodi più importanti della sua vita. I Manticora sono sempre stati un gruppo interessante sotto tutti gli aspetti e questo nuovo platter è la successiva conferma che questa band sa il fatto suo.
Lo stile dei brani non è cambiato dalle precedenti releases del combo danese: ci troviamo davanti ad un disco di power metal veloce e senza troppi orpelli e rifiniture impreziosito dalla presenza delle tastiere che danno un tocco melodico ed epico a tutti i brani, soprattutto durante l’esecuzione dei ritornelli. Moltissimi sono i riferimenti ai Blind Guardian del periodo “Somewhere far beyond” e “Tales from the twilight world” soprattutto grazie alla voce di Lars che in moltissimi frangenti ricorda molto da vicino il buon Hansi. I riff di chitarra di Larsen sono perlopiù indirizzati verso ritmiche aggressive a veloci (complice ance una distorsione piuttosto pesante), mentre gli assoli non danno molte soddisfazioni rivelandosi sterili esercizi per chitarra. Lo stesso discorso vale per le parti di batteria che bene o male viaggiano sempre sugli stessi binari e solo in poche occasioni troviamo cambi di tempo e stacchi piuttosto interessanti.
Il breve intro “Present is?” ci introduce all’interno di questo concept e pochi secondi dopo esplode l’opener “1934.King Of The Absurd (Self Indulgence)” brano veloce e diretto dal riffing orecchiabile che si dimostra subito esplosivo nella sua semplicità e mi rimanda con la mente ai Dream Theater di “Scenes from a memory”. Si prosegue con “1944.Playing God (Hatred)” che non si scosta molto dalla precedente track, mentre con la successiva “1946.Melancholic (Betrayal)” scopriamo che i Manticora sanno rendersi davvero molto interessanti ed articolati complice anche un ritornello supportato da coroni orchestrali veramente azzeccato. Il gruppo danese alza un po’ il piede dall’acceleratore con “1964.It Feels Like The End (Jealousy), ma verso il finale del pezzo si riparte di nuovo a mille e sentiamo tastiera e chitarra rincorrersi in soli al fulmicotone.
Finalmente i Manticora rallentano sul serio l’andamento dei loro brani e arriva “1981.Fall From Grace (Ignorance)” lento davvero molto bello e interessante che vede un Lars alla voce davvero ispirato e melodico mentre termina degnamente il nuovo platter “2004. Help Me Like No One Can (Apahty)” velocissimo brano che vede Blind Guardian, Persuader e parti più thrash fuse in un unico brano. Con la tristissima “Present If, Then” i Manticora siglano la morte del protagonista di questo concept e chiudono l’album.

Insomma, sosterrei che “8 deadly sins” è un album interessante, con degli sviluppi più che buoni. Personalmente amo moltissimo il power metal veloce ed epico arricchito da inseriti operistici e caratterizzato da una certa cattiveria nel sound di tutti gli strumenti e questo nuovo album dei Manticora riesce a fondere insieme tutti questi elementi. Nonostante il gruppo non inventi nulla di nuovo e non brilli di personalità questo disco si lascia ascoltare e scorre che è un piacere rimanendo in testa dopo pochi ascolti. Consigliato.

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