Un miscuglio, quello tra gothic e doom, che non ha nulla di nuovo visto che capostipiti del genere come Paradise Lost, My Dying Bride, Anathema e, in parte, anche Sentenced, hanno saputo sviscerarne magistralmente i contenuti. Appare quindi improbabile che una band riesca a portare linguaggi nuovi in una musica tutto sommato già sufficientemente esplorata, eppure i tedeschi Mandrake, con il loro quinto album “Innocence Weakness” pongono un accento particolare anche su partiture melodiche tipiche di certo post-core e post-rock, sullo stile degli Jesu del magnifico “Conqueror”, per intenderci. La voce femminile di Birgit Lau viene spesso contrapposta al growling del chitarrista Lutz De Putter per creare suggestioni certamente già note, ma comunque piacevoli da ascoltare di nuovo. Quello che rende molto personale e meraviglioso il sound dei Mandrake è l’atmosfera che sono capaci di costruire con i loro brani, cioè un misto di tristezza e speranza che ne fa una proposta tutto sommato abbastanza unica.
Insomma, “Innocence Weakness” non è certamente un disco per gli amanti dello speed o del death metal, ma per quelli che nella musica cercano emozioni soavi, capaci di trascinare il pensiero in lande desolate e felici con un po’ di malinconia. Ecco, per coloro i quali sono alla ricerca di questo tipo di sensazioni, i Mandrake sono decisamente la band giusta con cui fare i conti. E per quanti non abbiano ancora capito che il binomio gothic-voce femminile non è così banale e scontato, beh, ascoltate i risultati su “Innocence Weakness” e poi ne riparliamo.

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