Gli italiani Mandragora Scream ritornano con un nuovo lavoro dopo il precedente “Fairy Tales from Hell’s Caves” (e l’appoggio della Nuclear Blast, etichetta capace di dare loro una notevole visibilita’, non e’ cosa da poco)… il nuovo disco si chiama “A Whisper of Dew” ed e’ un album basato su un concept “vampirico” scritto dallo spagnolo Julio Angel Olivares Merino.
Visto il tema trattato e’ facile intuire quanto il disco si muova su coordinate gothicheggianti, ed infatti quelli che troverete nel cd sono 12 brani molto “atmosferici” dove e’ posta in forte evidenza la voce della cantante Morgan Lacroix.
La caratteristica piu’ evidente del gruppo e’ comunque una certa dicotomia di fondo tra l’apparente “dolcezza” della musica, ricca di inserti sinfonici (si’, ci sono anche i violini!), e la morbosita’ di fondo che pervade il tutto (la stessa voce femminile non e’ angelica, ma e’ piuttosto una voce “conturbante” ricoperta da un velo di dolcezza, come se una strega si facesse passare per fanciulla, o come se in lei convivessero queste due nature, unite da una certa malinconia che fa da collante).
Le 12 composizioni di cui e’ composto l’album sono comunque tutte piuttosto omogenee, ed il disco si fa ascoltare senza creare preferenze per una particolare traccia. Quanto detto finora puo’ far pensare ad un disco di facile ascolto, ma in realta’ non e’ cosi’… Infatti ascoltando questo lavoro superficialmente ci si stanca presto e dopo un po’ la musica va inevitabilmente in sottofondo. Se invece si ascoltano i brani separatamente e con una certa attenzione, allora e’ piu’ facile rimanere colpiti dalle loro atmosfere, e si comincia anche a distinguere una traccia dall’altra (pur rimanendo comunque tutti i brani parecchio omogenei, soprattutto a causa della forte “atmosfericita'” di fondo che li pervade e che allo stesso tempo da’ loro una matrice comune).
Se proprio devo citare qualche pezzo consiglio “Crow’s Love”, particolarmente intrigante e meno “stucchevole” degli altri brani (e una certa “stucchevolezza” e’ proprio il difetto principale di questo disco), oppure “Labyrinth of Earth”, cadenzata e marziale.
In qualche traccia e’ presente anche una voce maschile (come in “Silent Lullabies”, uno dei pezzi del disco che svettano, seppur di poco, sugli altri) che, pur essendo apprezzabile in alcuni momenti, non convince sempre.
Parlando un po’ della parte strumentale del disco non si puo’ evitare di analizzare l’importanza dell’elettronica, usata in maniera “sottile” ma efficace come “amalgama” tra le chitarre (che non sono sempre in primo piano, ma anzi fanno spesso semplicemente da sottofondo) e la sezione ritmica che e’ sempre abbastanza minimale. Come dicevo all’inizio tutto quanto sembra studiato per far risaltare la parte vocale e ricreare una certa atmosfera “sulfurea”.

Il disco e’ indubbiamente piacevole e penso che possa senza problemi fare compagnia per qualche ora a tutti gli amanti delle sonorita’ gotiche (ho la forte impressione che il disco possa piacere anche ad un pubblico piu’ mainstream, soprattutto grazie alla mancanza di “asprezze” che rendono l’album abbastanza “easy-listening”), tuttavia e’ anche evidente quanto “A Whisper of Dew” non sia uno di quei lavori di cui non si puo’ assolutamente fare a meno. Fa comunque piacere avere una band di questo tipo (che sembra avere ancora molto potenziale non sfruttato) nella scena italiana e sono curioso di vedere come i Mandragora Scream si evolveranno in futuro.

Sauro Bartolucci

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