Dopo aver ascoltato e recensito la loro ultima fatica discografica eccoci a confronto diretto con i Malfeitor, una delle realtà estreme che meglio stanno rappresentando la scena metal italiana non solo nel Belpaese ma anche oltre i confini nazionali. A rispondere alle nostre domande ben due componenti della band, e che componenti: signori, la parola a Fabban e Hell:I0:Kabbalus !

Allora, ben arrivati su Heavy-Metal.it

Freschi di un nuovo lavoro sul mercato, forniteci una breve presentazione del nuovo lavoro, Incubus.
Fabban – E’ il nostro secondo album ufficiale. Non mi va di descriverlo o di presentarlo. Mi piacerebbe la gente traesse le proprie opinioni e maturasse le proprie sensazioni ascoltandolo, senza nessun tipo di “promozione” da parte nostra…

Comporre un nuovo disco dopo gli elogi ricevuti dal precedente, validissimo Unio Mystica Maxima è una responsabilità non indifferente: la pietra del paragone è decisamente importante. Come vi siete posti e quando avete iniziato a creare i nuovi brani?
Hell:I0:Kabbalus – In realtà non ci siamo posti particolari problemi, abbiamo iniziato a comporre con la consapevolezza di dover fare un disco che fosse all’altezza del precedente e allo stesso tempo che fosse qualcosa di differente, e portasse il discorso iniziato due anni prima ad un nuovo livello qualitativo e concettuale. La composizione è iniziata nei primi mesi del 2008 e si è protratta fino alle registrazioni del disco in ottobre, diciamo che ci siamo presi il nostro tempo.

Il drumming del nuovo album sembra ancora più deciso e complesso del precedente, raggiungendo livelli di potenza e velocità realmente notevoli. Il cantato a tratti pare oscuro e grave, a tratti indiavolato e incontenibile, le chitarre alternano tratti di supporto quasi atmosferico a spezzoni in cui sono protagoniste assolute. Come riuscite a sovrapporre e miscelare le varie componenti?
Hell:I0:Kabbalus – E’ un processo molto naturale, spesso le persone credono che uno si metta a tavolino e inizi a incastrare le cose come pezzi di un puzzle, ma non è assolutamente così. C’è chi lo fa, ma in contesti commerciali dove ci sono vendite a 6 zeri, non in band underground. Quello che ci interessa è mettere in musica quello che in quel preciso momento della nostra vita ci sentiamo di esprimere, senza troppo pianificare quello che deve essere il risultato finale.

Il suono di Incubus pare essere meno diretto rispetto a quanto fatto in precedenza: i riff disturbati e contorti rendono il tutto assolutamente violento e oscuro, ma occorre ascoltare con attenzione i brani per apprezzarne a fondo la cura e gli intrecci. Cosa ne pensate?
Hell:I0:Kabbalus – Mi trovi completamente d’accordo, “Incubus” è un album decisamente più ermetico ed esoterico, necessita di vari ascolti per essere assimilato e soprattutto della giusto disposizione mentale per entrarci in contatto. Se “Unio” era più diretto sia come sound che come concetti, “Incubus” può essere assimilato totalmente solo da chi mastica certi argomenti ed ha una buona base di cultura musicale.

Due differenze rispetto al debut album che colpiscono prima ancora di ascoltare il disco sono l’assenza di un’intro e i titoli prevalentemente in inglese al posto dell’oscuro e sinistro latino. Inoltre non compaiono canzoni in italiano. Da dove arriva questa scelta?
Fabban – In molti mi ponete questa domanda e la mia risposta è sempre la stessa: non mi piacere ripetermi, non riesco a fare le stesse identiche cose che ho realizzato nel disco precedente… Lo trovo qualcosa di involutivo invece che innovativo… e noi cerchiamo sempre di guardare avanti, mai indietro. Il latino, se leggi bene i testi presenti nell’artwork, è ancora presente e inoltre ci sono diversi passaggi in caldeo antico. Non avevo niente da dire in italiano. Tutto qui.

“Into the Qliphot of Golachab” è il brano che meglio degli altri dimostra a mio parere la crescita dei Malfeitor, con un inizio quasi mid-tempo, una accelerazione centrale che conduce verso il corpo centrale della song, che si sviluppa però su decelerazioni fameliche e deliranti, con riff semplici ma assolutamente efficaci. Cosa ci puoi dire al proposito?
Fabban – Dico che sono contento ti piaccia e penso che la tua analisi sia corretta. Questo pezzo è stato scritto per musicare la qliphot di Golachab, ovvero lo sbilanciamento di Geburah. E credo sia perfetto: la struttura, il suo incedere, il mood e la sua aura. E’ perfetto.

“Incubus” e “Void of Voids” sono due splendide canzoni di purissimo black: veloci, violente, complesse, a mio modo di vedre il punto più alto del vostro nuovo lavoro. Il loro essere lasciate al fondo del disco ha una motivazione particolare oppure semplicemente è capitato e basta?
Hell:I0:Kabbalus – No, nessuna in particolare, volevamo solo evitare di fare come molte band che inseriscono i pezzi migliori all’inizio, creando poi un climax discendente che porta a perdere interesse ed attenzione all’ascoltatore. “Incubus” doveva essere un album ad alti livelli dall’inizio alla fine, non abbiamo inserito filler o pezzi che non ci convincevano solo per allungare il brodo.

La critica per il precedente lavoro fu entusiastica, non solo in Italia ma anche, o forse soprattutto all’estero, dove i paragoni con i capisaldi del black tradizionale sono stati ripetuti da più parti. Voi però chi ritenete siano i reali emblemi del black metal? E chi vi ha maggiormente ispirato nel corso della vostra carriera?
Hell:I0:Kabbalus – Non so, sinceramente non mi sono mai posto questi problemi, chi siano i veri emblemi, i precursori, etc. io ascolto un disco, se mi piace, mi colpisce, mi lascia qualcosa, allora è un buon disco, anche se è uscito l’altro ieri da una band iraniana e non c’entra nulla con il metal. Se ti dovessi dire penso che mi abbia più ispirato e fatto crescere musicalmente l’ascolto e lo studio della musica classica, dove si possono trovare in nuce tutti i successivi sviluppi musicali della modernità occidentale.
Fabban: Il tempo degli eroi e delle icone è finito, è morto e sepolto. E mi viene da ridere se penso che oggi esistono ancora persone che vivono con le immagini dei loro super-eroi impresse nella mente tentando magari di ripercorrere le loro gesta. Esistono dei musicisti che hanno creato qualcosa di magnifico prima di molti altri ed esistono musicisti che si limitano a continuare tutto questo, ma facendo questo ragionamento direi che, per quel che mi riguarda non sarei qui se tanti anni fa non avessi ascoltato Pink Floyd invece che Led Zeppelin o Kraftwerk per intenderci. Ma per me non esistono eroi. Zero. Malfeitor è un gruppo sincero che paga il giusto tributo a gruppi che 20 anni fa hanno registrato dischi magnifici in ambito black metal. In molti ci avvicinano a Dark Funeral ma non sono d’accordo. Ad ogni modo con i fatti abbiamo dimostrato di riuscire ad essere Malfeitor, senza copiare, senza strisciare ai piedi di nessuno. Siamo un gruppo che sta scrivendo il suo pezzo di storia e che cerca di farlo con molta convizione e motivazioni enormi, ma sempre con i piedi per terra. Chi si prende troppo sul serio in questo ambiente spesso fallisce miseramente.

Un aspetto fondamentale del black è la componente visiva: art-work, abbigliamento, face-painting, logo. Voi a chi vi affidate per questa parte? E da dove prendete spunto?
Fabban: Mi occupo io in prima persona di tutta quella che è la parte visual di Malfeitor, dagli artwork alle merchandising, sito internet ecc. Riguardo il nostro modo di presentarci on-stage: face-painting e per quanto mi riguarda cappuccio nero sempre e comunque. Questo è il nostro modo di trasformarci sul palco.

La copertina del precedente lavoro era decisamente evocativa e malvagia, puramente in tono ai contenuti della vostra musica per caratteri e immagini. Quella del recentissimo Incubus invece apporta una leggera ventata di novità sia a livello di colore che di immagini, con un tocco decisamente diverso dal solito: niente pentacoli, demoni o croci rovesciate. Cosa avete voluto comunicare con questo art work?
Fabban: Hai centrato il punto. Ho volutamente eliminato qualsivoglia elemento visivo che possa in qualche maniera avvicinare Malfeitor a quell’enorme calderone all’interno del quale galleggiano migliaia di gruppi che utilizzano simbologie che neanche conoscono, per il semplice “senso di appartenenza” ad una sorta di casta, o scena.. Non non apparteniamo e niente e non vogliamo far parte di nessuna scena. L’artwork di “Incubus” racconta fedelmente attraverso l’arte visiva quelli che sono i contenuti dei testi e del concept di questo album.

Due anni tra UMM e Incubus: so che avete suonato non solo in Italia ma anche all’estero, raggiungendo la patria della musica oscura, la Scandinavia. E’ più facile suonare in quei Paesi, poiché esiste una più consolidata tradizione e conoscenza di questo tipo di musica, o al contrario è più difficile perché il pubblico è più esigente e i termini di paragone sono “di casa”, inteso come alcuni tra i migliori gruppi della scena black?
Fabban: Posso assicurarti che non è per niente facile per un gruppo italiano suonare da quelle parti. Aborym ad esempio, sino ad ora è stato l’unico gruppo italiano a presentarsi dal vivo sul main-stage di Inferno Festival ad Oslo. Con Malfeitor siamo riusciti a suonare al club Maiden, sempre ad Oslo, ma non è stato affatto facile. In scandinavia esiste una sorta di predisposizione naturale mirata a supportare i loro gruppi… la loro musica… Cosa che non esiste in Italia. Il pubblico nord europeo è completamente diverso da quello italiano: li la gente riempie i concerti, supporta i gruppi sul palco, si sa divertire e riesce a godere a pieno di una performance. In Italia per i gruppi succede quello che spesso capita negli ambienti calcistici ad esempio: la critica e la gente sono sempre pronti a sputarti merda addosso al primo passo falso… In molti vengono ai concerti sperando che un gruppo faccia schifo per poi sputtanarlo in uno dei tanti forum sotto anonimato. In scandinavia succede l’esatto contrario.

Quali progetti avete, invece, per il vostro futuro e per la promozione della vostra ultima “creatura”?
Hell;I0:Kabbalus – Per ora ci dedicheremo alla promozione di Incubus attraverso live shows, cercando di suonare il più possibile in Italia e all’estero, specialmente ora che abbiamo trovato la stabilità con la nuova formazione. Al momento abbiamo confermato la data a Padova del 31 ottobre, presto annunceremo altri gigs.

Domanda particolare: anche voi nel precedente UMM avete intitolato una canzone Baphomet, come un’altra gloriosa band italica, i Death SS. Cosa ne pensate di loro e del loro – temporaneo o definitivo – scioglimento? E quali sono le band che, sulla scena nazionale, apprezzate o seguite di più?
Hell:I0:Kabbalus – Sono un po’ un nostalgico, ma penso che band come Devil Doll, Monumentum e Necromass siano quanto di meglio il nostro paese abbia partorito, assolutamente all’altezza e spesso più avanti della scena internazionale come idee. Peccato che oggigiorno siano quasi del tutto ignorate nel nostro territorio, adombrate dall’esterofilia imperante.
Fabban – Spero nessuno me ne voglia, ma ho smesso di ascoltarli nel momento in cui il buon Catena ha lasciato la band. In Italia ci sono molti gruppi veramente grandi.. Personalmente adoro i Novembre, così come Stormcrow, Nefarium, Devil Doll, Adversam… ce ne sono veramente tanti…soprattutto se parliamo di gruppi di qualche anno fa.

Un posto dove vorreste fare il concerto della vita….
Hell:I0:Kabbalus – Come voleva fare Scrjabin con “Mysterium”, mi piacerebbe organizzare un concerto sull’Himalaya, sarebbe eccezionale
Fabban: Il mio più grande sogno è suonare in Israele, a Praga e in qualche posto sperduto ai piedi dell’Everest.

A voi l’ultima parola: un saluto al popolo di Heavy-Metal .it!!!!
Fabban – Mille grazie per l’intervista e supporto. Un saluto ai lettori di heavy-metal.it e a te. Siamo online su www.myspace.com/malfeitor666

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