I Magnum sono l’ennesimo esempio di band la cui reunion segna l’inizio di una vera e propria seconda giovinezza. Lo dimostra l’arrivo del nuovo “The Visitation” ad appena un anno e mezzo dall’ acclamato “Into The Valley Of The Moon King”; un disco pronosticato dalla band come più hard oriented rispetto al suo predecessore e dopo alcuni ascolti sembra in effetti che la band non si sia risparmiata quanto a intensità, sebbene non manchino le sofisticate atmosfere che hanno consacrato la band inglese a stella di prima grandezza nel firmamento dell’hard rock. Abbiamo colto al volo la proposta di una ghiotta anteprima ( il disco uscirà il 14 gennaio), pertanto ecco un rapido track by track accompagnato dal commento del disponibilissimo chitarrista Tony Clarkin:

1.Black Skies
E’ quasi un miracolo che questo pezzo sia finito sull’album! Ho composto testo e melodia in un periodo davvero critico, mentre ero completamente senza idee, ma Harry (James, il batterista ndr) e Bob (Catley) mi hanno incoraggirato a portare a termine il lavoro; posso dire di essere davvero orgoglioso del risultato!

Condividiamo in pieno, caro Tony! Quello che alle prime note potrebbe sembrare l’ennesimo midtempo ispirato alla zeppeliniana “Kashmir” è in verità un pezzo solenne, dai forti toni drammatici, enfatizzati dal cantato di Bob Catley e da una sottile linea di tastiera molto evocativa che fa capolino qua e là. Escluderlo sarebbe stato un vero delitto.

2.Doors To Nowhere
Questa canzone è una retrospettiva sugli anni della fanciullezza e sui ricordi che ci teniamo dentro per tutta la vita

Quattro accordi in croce, ovvero la lezione di bands quali Deep Purple e Uriah Heep che sembra davvero non conoscere rivali. Ancora una volta i Magnum rielaborano il tutto a modo loro, dando vita ad un brillante pezzo hard rock asciutto e senza fronzoli. Il tocco di classe è il solo di un Tony Clarkin sempre efficace.

3.The Visitation
Lo spunto per questa canzone l’ha dato mia figlia; mi ha spiegato il significato e assieme alla band abbiamo pensato che sarebbe stato un ottimo titolo per l’album!

Sebbene la roboante marcia iniziale costituisca il tema portante della canzone, ancora una volta le tastiere e l’interpretazione di Bob Catley danno tutto un altro sapore a questo pezzo dalla struttura relativamente semplice; degno di nota anche il break centrale dai contorni vagamente avantgarde.

4.Wild Angels
Parla di quelle persone che leggono i messaggi attraverso le nuvole… anche questo pezzo è stato ispirato in parte da mia figlia

Si parte in progressione attraverso un’ inizio quasi accennato ma anche molto evocativo, quasi come se la band tirasse il freno a mano; il rapido bridge fatto di due accordi trae in inganno perchè da lì in poi il chorus esplode in tutta la sua maesosità e il pezzo decolla.

5.Spin like a Wheel
il dolore che si prova nel perdere qualcuno che si ama

La quinta traccia è un autentico tuffo nel passato, un salto all’indietro verso le sonorità eleganti di “Wings Of Heaven”. Catley regala pathos in abbondanza ma a stupire questa volta è l’assolo di Clarkin, davvero da manuale

6.The Last Frontier
E’ la descrizione di una splendida giornata di sole nel cuore dell’Inghilterra, quando il tempo sembra passare lentamente e la vita trascorre più semplice, genuina

Un pezzo dal forte sapore bucolico che gioca su atmosfere quasi new age dominate dalle tastiere. Notevole il crescendo orchestrale sul finale di quello che nell’ economia del disco può essere considerato alla stregua di un utile cambio di marcia.

7.Freedom Day
Parla di quando combatti per la tua libertà, non temi di far sapere agli altri quel che provi e non ci stai ad abbassare la guardia!

Passata la quiete, ecco la tempesta: “Freedom Day” è un pezzo aggressivo e dall’incedere quasi eroico, scandito dalla grancassa e da un atmosfera decadente perfettamente in linea con le lyrics. Il refrain viene ripreso per tutto il pezzo dalle tastiere e dalla chitarra in un crescendo di drammaticità. Probabilmente il pezzo migliore del disco.

8.Mother Nature’s Final Dance
Una panoramica su come l’umanità stia portando il pianeta alla rovina, fra guerre e un mare di cupidigia

L’inno naturalista del disco inizia con una delicata linea di piano, per poi prendere corpo e assestarsi su ritmi sostenuti e cantabili. Purtroppo la melodia si protrae all’infinito e il risultato finale è che il pezzo alla lunga stanca.

9.Midnight Kings
Racconta quando sei giovane e parli dei tuoi progetti, di quando sarai vecchio o di come cambierai il mondo

Un altro pezzo che nella sua essenzialità alterna riffoni che più rock non si può a parti più dolci su cui Bob Catley va letteralmente a nozze; sebbene a tratti suoni un po’ scolastico, il pezzo è estremamente godibile.

10.Tonights the Night
Incontrarsi con vecchi amici e raccontarsi cosa è successo negli anni

L’attacco è di quelli che più anni settanta non si può, Bob Catley dondola su questa classica piano ballad un po’ sorniona che “porta tutti a casa”. Ma i Magnum si sa, non sono certo una band prevedibile e ci regalano uno splendido intermezzo dal sapore quasi beatlesiano. Un finale positivo e rassicurante, un pò come reincontrare gli amici di sempre, un po’ come reincontrare i Magnum. Ancora una volta, bentornati!

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