CHASE THE DRAGON è un crocevia fondamentale per l’hard epico, i Magnum contribuiscono a definire le basi di un genere che, evolvendosi, darà vita all’epic metal odierno ed a certo power pomposo e barocco.
Avvalendosi di una formazione di grandi artisti il gruppo sforna otto composizioni fantastiche, ognuna delle quali brilla di luce propria purissima. L’apertura è con l’incedere mestoso di Soldier of the line, brano che, da solo, varrebbe un intero lavoro, già in grande evidenza la voce di Bob Catley e le linee armoniche del tuttofare Mark Stanway, senza contare la chitarra di Tony Clarkin, la successiva On the edge of the world continua sulla stessa linea con ritmi pulsanti ed un incedere tipico del Magnum-style, gran lavoro di tastiere e chitarre, sezione ritmica precisa e funzionale. Con la seguente The spirit i Magnum ci regalano la possibilità di gustare una canzone grandiosa, l’arpeggio iniziale e la voce calda ed avvolgente di Catley introducono un pezzo simbolo del gruppo, tematiche che tanto devono al fantasy e parti acustiche che danno i brividi. Sacred hour si apre con il piano e il synth di Stanway ancora in primo piano, ancora Catley a farla da padrone per un brano di hard puro, fra parti acustiche, cori da brividi e parti hard, il brano lascia il suo segno indelebile già al primo ascolto.
Stavolta è un bel riff di chitarra ad aprire Walking the straight line, rock’n’roll con forti reminiscenze settantiane. Ancora una volta Stanway che apre con il suo moog la favolosa We all play the game, suoni sperimentali (per l’epoca), chitarre acustiche e la sempre grande voce di Catley a disegnare melodie che, difficilmente, lasciano indifferenti.
Con The teacher si torna al più sanguigno e ritmato hard, con un grande riff della chitarra di Clarkin, grande la ritmica e l’impostazione di un brano che ha fatto storia. La conclusione è affidata all’emozionante The lights burned out, fra piano e voce da brividi si inseriscono elementi elettrici che chiudono il disco in modo ineccepibile.

Forse la valenza di questo disco non è pari a quella di altri classici del periodo, ma la musica dei Magnum và dritta al cuore, la voce di Catley rimane una delle più belle ed espressive del panorama hard, Clarkin ha un gusto chitarristico come pochi, Stanway impreziosice il tutto con i suoi inserimenti tastieristici, un disco da ascoltare.

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