Come ci si poteva aspettare con “Superangelic Hate Bringers” i Macbeth hanno continuato lungo la strada intrapresa col precedente “Malae Artes”, per cui ora ancora più che in passato la loro musica è assimilabile al gothic rockeggiante ed easy listening che tanto va di moda da ormai diverso tempo. I brani sono quindi molto lontani da quelli più cupi e barocchi dei primi due album e si avvicinano al lavoro svolto da band come i Lacuna Coil o gli Evanescence, risultando perciò decisamente poco originali. Proprio questo è il problema maggiore di “Superangelic Hate Bringers”, le canzoni che contiene sanno infatti tutte di già sentito e non sono state capaci di colpirmi. Sebbene infatti la seconda metà mi sia parsa superiore alla prima (soprattutto grazie alla tripletta “H.a.t.e.”, “Grey skies” e “Break The Circle”, una manciata di pezzi venati da una piacevole elettronica), tuttavia globalmente non mi è parso di notare nessuna composizione davvero degna di nota.

Insomma, “Superangelic Hate Bringers” è sicuramente sufficiente, tuttavia, oltre a non essere originale, non mi è parso nemmeno capace di innalzarsi al di sopra della media del genere, risultando quindi un disco ruffiano e piacevole per qualche ascolto, ma nulla più.

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