Siamo un popolo di schiavi. Masochisti. Che si beano del marcio in cui sgua(na)zzano e che non riescono a sottrarsi a tal giogo. Era bello pieno lo United, stasera – che sentitamente ringrazio per la botta di serata che hanno organizzato. Ma non quel tanto da fare pensare “oooh finalmente la gente si è svegliata e, al posto di andare a Milano a vedere un concerto da 30 e fischia euro + spese di trasferta – per poi lamentarsene, garantito al limone –  , viene a vedersi ‘ste vacche da palco nonchè pezzo di storia del black metal di tutti i tempi!”. Davano l’Isola dei Famosi o Il Grande Fratello stasera? Ma, palinsesti a parte…

Come openerz abbiamo gli ULTRA-VIOLENCE, giovanissima band del panorama Torinese attiva da una manciata di anni ma già solida come il granito. Il loro intro non può che essere un richiamo al main theme del film Arancia Meccanica, e il loro sound, decisamente thrash, è fatto di randellate sui denti, tecnica e compattezza proprie di un gruppo che ha già macinato svariate centinaia di km on the road. Giovani, giovanissimi, tant’è che non giurerei sulla maggiore età di tutti i componenti, hanno molta intenzione, spingono come un’ariete incazzata, e nonostante la difficile posizione di band di apertura, aizzano i presenti in modo molto naturale, come troppo poco spesso ormai si vede fare. Chapeau! Tenetevi informati sui loro prossimi live e rifatevi le ‘recchie, che meritano! E ops, qui di seguito la loro setlist:

  1. live fast
  2. beast
  3. frustration
  4. turn
  5. metal m.
  6. spell
  7. you’re dead
  8. wild
  9. restless.

E’ il turno degli HELLSTORM, che da Milano hanno sfidato il traffico della famigerata tangenziale oltre alle insidie della neve meneghina per venire a suonare nella terra dei giandujotti. In piedi da quasi 20 anni, dediti a un thrash/death che personalmente non sono in grado di apprezzare perchè al di fuori dei miei gusti, mettono a segno una performance a quanto pare degna di lode, considerando il riscontro della platea, che headbanga e interagisce in maniera molto attiva. Concludono il loro concerto accogliendo sul palco Demolition Man ed eseguendo un pezzo tutti insieme. La loro setlist, dopo l’intro, prevedeva

  1. dead walk
  2. the deepest night
  3. killed equilibrium
  4. logan
  5. corpsehunters
  6. legion
  7. live like an angel (Die Like a Devil)

E dopo i saluti…

3 è da sempre considerato il numero perfetto. E gli M-PIRE OF EVIL dopo stasera ne hanno dato un’ulteriore conferma. La line-up consta di Tony aka Demolition Man, Mantas, che non hanno bisogno certo di presentazioni o di pleonastici riferimenti ai Venom, e Jackson, il nuovo arrivato, batterista giovanissimo ma estremamente talentuoso. Addobbati come i meglio old-school metallers – ho trascorso buona parte della serata ipnotizzata dagli anfibi di Tony – , pur avendo volumi più bassi delle band che avevano appena finito di suonare, hanno iniziato a smatrangare il pubblico presente con

  1. countess Bathory
  2. hell to the holy
  3. die hard
  4. metal messiah
  5. leave me in hell
  6. hellspawn
  7. temples of ice
  8. waking up dead
  9. blackened are the priests
  10. carnivorous
  11. creatures of the black ***b
  12. black metal
  13. witching hour
  14. in league with Satan.

La sorprendente sinergia della coppia di ferro, accompagnata dal nuovo egregissimo battipelli, l’intenzione e la compattezza d’esecuzione, tutto questo unitamente ai numerosi capitoli di storia del black da loro scritti non può lasciare indifferente anche il meno appassionato del genere. Esperienza, passione ed arte, queste le tre parole che utilizzerei per descrivere la loro performance. Tutto il resto sarebbe superfluo. Ed è per questo che il mio live report finisce qui, in attesa di pubblicare la videointervista che gli M-PIRE OF EVIL ci hanno concesso in esclusiva, costellata di chicche imperdibili e interessanti concetti. Hasta luego!

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