Partiamo subito col dire una cosa: per genialità, intraprendenza e sicurezza i Lou Quinse avrebbero meritato un 5/5 senza dubbio. Attivi da diversi anni, i nostri portano in dote un demo che da diverso tempo circola già sui banchetti del loro merchandise ai concerti, e che contiene 5 tracce di un mix splendido di grind, brutal,hardcore e tanto folk… e chi più ne ha più ne metta direte voi… Invece no, perchè i nostri sono in grado di equilibrare tutte queste influenze e questi generi con estro e ottime capacità. Insomma, ci sanno fare davvero. E fidatevi di chi li ha visti dal vivo (26 marzo, Taurus Cafè a Ciriè, TO): sul palco sono delle macchine da guerra con due palle grosse così, in grado di far agitare e trascinare anche un cadavere. La colonna portante del suono sono le influenze occitane folk, che guidano e impreziosiscono tutti i brani, tra violini, ghironde, flauti e altri strumenti tradizionali della zona franco-provenzale. Su questo si innestano spesso e volentieri sferzate di batteria e riff pesanti di chitarra. La particolarità però sono le linee vocali: un grind di stampo death che si alterna a un brutal cazzuto e assolutamente azzeccato che rende la sonorità del gruppo davvero unica o quasi nel suo genere. E un singer che sa scatenare il pubblico. E poi cori, trascinanti e orecchiabili. Il gruppo, che canta in lingua franco provenzale e che ha riadattato al proprio personale stile alcune song tradizionali deve il suo nome al numero della carta del diavolo nei tarocchi (il 15 appunto). Allora, tutte queste lodi e poi solo 3/5? Si, purtroppo e a malincuore (è comunque un ottimo voto), ma la resa sonora del demo è effetivamente a tratti un po’ troppo grezza e i nostri probabilmente all’epoca delle registrazioni (2008) non erano ancora coesi e uniti come invece hanno mostrato di essere ora in sede live, poichè oltre a suoni non pulitissimi a volte alcuni strumenti vanno un po’ per conto loro… Ma vi garantisco che comunque la creazione di questi 8 scatenatissimi è assolutamente piacevole e godibile. “Seguida” è il pezzo d’apertura, e forse quello che più degli altri paga questi problemi. E’, come tutti i brani che seguiranno, trascinante con il suo incedere folk molto marcato e cadenzato che fa venir voglia di ballare (e pogare). Una buona apertura per “Para lo lop”, bella song in cui il growl brutale e cupo si alterna alle linee death in maniera veloce e ripetitiva, con un coro che dal vivo trascina le folle, fino al centro della song, puramente heavy, con batteria e chitarra a costruire un mini assolo che ci guida al finale fatto apposta per cantare a squarciagola con tutti i membri del gruppo, che sul pezzo si esaltano, ballando e incitando la mischia… riuscitissimo. Qui a peccare sono un po’ i volumi degli strumenti a fiato e tradizionali, ma il ritmo trascina talmente da rendre a volte tutto questo nascosto e miscelato nella foga della song. Tanto di cappello invece per “Calant de Villafranca”, che ho ascoltato ripetutamente come un drogato per giorni al mattino per svegliarmi mentre viaggiavo verso il lavoro, e davvero splendida, con il suo ritornello-filastrocca indiavolato e facile da memorizzare, che ti prende e ti fa ondulare il cranio avanti e indietro per tutti i suoi 3 minuti e passa di pura grinta e decisione, che si calma solo per qualche secondo a metà song in una piccola pausa. Ben fatti e azzeccati i cori. Inizio puramente folk per la successiva “Ai Vist lo lop”, che parte blanda e tranquilla, quasi pacifica, prima che un rullo cattivissimo di batteria ci introduca in un’altro pezzo da pogo assoluto, giocato tra accelerazioni e rallentamenti. Brano un pò meno forsennato dei precedenti ma comunque valido e ben ideato. Bellissimo l’assolo di organetto su cui si innesta quello di chitarra a metà song prima che il “riff” folk che accompagna l’intera song riprenda il proprio posto al centro della scena. Si finisce con un brano diviso idealmente in tre parti, rappresentanti di tre diferenti vallate o regioni (Lemozin, Valle Stura e Auvernha). E’ il brano meno delirante e meno devastante, ma conclude bene un demo che convince sotto molti punti di vista… peccato davvero la resa sonora e la produzione non siano validi come le idee, e che gli strumenti a volte prendano, come i volumi degli stessi, strade un po’ troppo “alternative”. Ma alla fine cosa si può dire di questo demo? Bhè, i 5 euro che costa li vale tutti, i nostri meritano immensa fiducia perchè se troveranno i mezzi e chi a sua volta darà fiducia a loro (in campo discografico intendo) sentiremo preso parlare di Lou Quinse per la loro proposta così coraggiosa e intrigante, e poi che dal vivo sono assolutamente imperdibili. Speriamo al più presto di poter recensire un Lp, magari con i 5 pezzi qui proposti ri-registrati. Comunque geniali.

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