Gods of Metal 2005 - Secondo giorno
12/06/2005
Arena Parco Nord - Bologna
Come la passata edizione, anche quest'anno il Gods of Metal, ormai tradizionale evento musicale estivo per decine di migliaia di persone provenienti dall'Italia ma non solo, è stato organizzato nell'Arena Parco Nord di Bologna, luogo in sè piuttosto adatto ad accogliere la manifestazione, a patto però di prendere determinati accorgimenti (ma di questo parleremo in seguito).
Attraversando la discarica a cielo aperto adibita a campeggio improvvisato (o forse era il contrario?) adiacente all'area concerti, giungiamo ai cancelli poco prima che Zakk Wylde e i suoi Black Label Society salgano sul palco.
All'interno dell'area la situazione rifiuti non migliora, anche se risulta più difficile individuarli a causa dei polveroni costantemente fluttuanti nell'aria.
Dopo avere ricevuto offerte in denaro per la mia maglia degli Extreme (eh eh), si parte finalmente con la musica: sulle note del tema de "Il Padrino", entrano in scena Zakk Wylde e i suoi scatenati compagni, freschi della pubblicazione del nuovo, massiccio come non mai, "Mafia".
Il suono inizialmente un po' confuso migliora solo durante l'esibizione ed il volume non è del tutto adeguato ad un gruppo come i BLS che fa dell'impatto una delle sue armi migliori, ma nonostante questo la carica di Zakk conquista tutti i presenti mandando numerose persone in visibilio. Fra virtuosismi e riff schiacciasassi si arriva senza accorgersene già alla fine dell'esibizione, che lascia l'idea di un gruppo tosto e compatto, dal repertorio forse non brillante per varietà ma che con un suono adeguato può spazzare via anche i muri.
E' quindi il turno di uno, se non "il" guitar hero per antonomasia, Yngwie J. Malmsteen, oggi in versione particolarmente "tamarra" e lampadata: alla voce troviamo il bravo Doogie White, apparso però abbastanza spaesato e più in ombra del previsto, non aiutato peraltro da un mix della voce asciutto e approssimativo.
Ma del resto tutti i riflettori sono puntati esclusivamente su Yngwie, sulla sua Stratocaster e sulle sue dita, roba da eccesso di velocità ed eccesso di autoindulgenza: persino i fan più sfegatati infatti, dopo quasi un'ora di assoli e scale a velocità warp, hanno accolto con un certo sollievo la pausa di silenzio per il cambio palco..
Ad ogni modo nulla va tolto ad un personaggio che, nel bene e nel male, grazie al suo stile pluri-imitato e ad un repertorio di alcuni pezzi divenuti ormai veri classici, ha segnato la storia del rock.
La scaletta prevede ora uno dei principali "eventi" di questa edizione del Gods of Metal, i maestri dell'Heavy Metal europeo con le maiuscole, la band che ha ispirato migliaia di gruppi più o meno famosi negli ultimi vent'anni, la band che all'estero ha giustamente ricevuto il ruolo di headliner a Wacken o allo Sweden Rock festival: nientemeno che i riuniti Accept!
Un'ora densa di classici ed headbangers affilati e irresistibili, da "Metal Heart" a "London Leatherboys", da "Breker" a "Princess of the Dawn", da "Son of a Bitch" a "Restless and Wild", fino alle conclusive "Fast as a Shark" e "Balls to the Wall": davvero un peccato che questa reunion sia solo temporanea, evidentemente i contrasti all'interno della band non si sono ancora sopiti, o forse i motivi sono altri, chissà. Certo è che, sul palco, la band risulta assolutamente affiatata e travolgente, prodiga delle celebri pose e che hanno fatto scuola e palesemente felice di suonare davanti a un pubblico così caloroso.
Fantastici, forse i migliori dell'intera giornata, ed unanime il parere del pubblico al termine del concerto: "...peccato abbiano suonato solo un'ora..."
Altra reunion per il gruppo seguente in scaletta, e parliamo stavolta degli Anthrax. L'operazione reunion mi piacque e mi piace tuttora ben poco, sia per motivi musicali (perchè riesumare un'epoca ormai morta e sepolta quando la nuova va a gonfie vele ed è ormai una bella realtà da 12 anni?) sia soprattutto per come è stata gestita dalle "menti" Ian e Benante.
Niente chiarezza, niente spiegazioni, a leggere il sito ufficiale sembrava che né John Bush né gli ultimi 12 anni fossero mai esistiti. Neanche l'ombra. Complimenti per la correttezza.
Ho avuto l'occasione di vedere gli Anthrax dal vivo con Bush, e li ho rivisti in versione "reunion": il paragone è davvero impietoso. Vuoi per lo svociatissimo Joey Belladonna, invecchiato da fare spavento e in costante debito di ossigeno e di ottave, vuoi per "mr.Scazzo" Dan Spitz, perennemente con l'espressione "cheppalle" in volto, ma per quanto mi riguarda l'operazione si è rivelata come temevo un mezzo fiasco.
Per fortuna Charlie Benante è la solita impressionante macchina, Frank Bello tanto scatenato da risultare mosso in quasi tutte le foto e Scott Ian il solito sputa-riff da mosh selvaggio: tuttavia continuo a pensare che prima si archivia questa dubbia operazione-nostalgia (operazione-soldi?), meglio è per tutti.
Dopo gli Anthrax, è il momento di un altro dei "big 4" (tre dei quali, fateci caso, sono presenti al GOM 2005) della prima ondata del thrash d'oltreoceano: i Megadeth dell'intramontabile Dave Mustaine.
Siamo d'accordo, i Megadeth ultima versione sono sostanzialmente "Mustaine e gli altri tre", ma del resto, se gli ammirati ex-membri prima sono diventati e ora sono voluti rimanere tali, cosa vogliamo fare?
E comunque parliamoci chiaro, Mustaine è sempre stato i Megadeth, così come Lawless i WASP, Coverdale i Whitesnake o Waters gli Annihilator: chi si scandalizza perchè Drover, per quanto davvero non ineccepibile, non è l'esatta fotocopia di Friedman, perciò, del gruppo ha capito ben poco.
Precisato questo, devo dire che nemmeno questa volta lo show proposto ha deluso, anzi tutt'altro: anche se ovviamente meno completo dei concerti singoli come headliner, anche il set proposto al GOM è vario e ben distribuito fra tutti gli album, passando così dalle nuove "Blackmail the Universe" e "Die Dead Enough" ai classicissimi "Wake Up Dead" e "In My Darkest Hour" (come non avere i brividi con quel pezzo?), fino alla celebrata "era di mezzo" delle varie "Hangar 18" e "Skin O' My Teeth".
Mustaine come sempre grintoso e preciso, tiene in pugno la folla anche quando rimane immobile e con pochissime pause inanella un pezzo dietro l'altro per la gioia del pubblico ormai divenuto una vera folla di venti, forse trentamila persone. "She-Wolf", "A Tout Le Monde", "Peace Sells", "The Scorpion", "Trust", "Tornado of Souls", "Symphony of Destruction", "Holy Wars": i titoli parlano da sé.
Ad ogni articolo mi abbuono un luogo comune, e lo uso ora: nel bene e nel male, se i Megadeth non ci fossero, bisognerebbe inventarli.
Indovinate chi c'è come headliner? Un'altra reunion, ovviamente! Ma in questo caso, direi che tutti i discorsi più o meno polemici sul fenomeno reunion si possono tranquillamente buttare nel cestino, dato che rivedere loro insieme era il sogno ormai quasi irrealizzabile di centinaia di migliaia di fan: stiamo parlando ovviamente dei Mötley Crüe, in formazione originale con Vince Neil, Nikki Sixx, Mick Mars e Tommy Lee!
Pochi minuti prima dell'inizio del concerto, la folla è diventata ormai impressionante, l'arena è completamente piena ed il colpo d'occhio è suggestivo. L'attesa per l'evento è palpabile, la gente non resiste alla tentazione di fotografare il palco già prima che i musicisti vi mettano piede ed anche la security è visibilmente nervosa (anche se spintonare le fotografE urlando non è nervosismo ma idiozia): quando le luci si spengono ed i quattro salgono sul palco sulle prime note di "Shout at the Devil", è il finimondo. Si dimentica la stanchezza dei due giorni, si canta, ci si muove e ci si diverte tutti insieme, nel vero spirito del rock'n'roll: purtroppo, soprattutto in Italia, i dementi sono all'ordine del giorno, e così ecco che 200 persone cercano di entrare nello spazio di 50, che ragazzini bisognosi di "educazione" si scagliano a gomiti alti sulla schiena dei vicini, e che tirare vigorose spallate alle ragazze diventa giustificabile per guadagnare trenta centimetri.
Per fortuna, ci pensa la musica a far passare l'arrabbiatura: in ordine pressapoco cronologico, Vince Neil e compagni ci regalano un classico dopo l'altro, con meno trovate sceniche di quanto ci si sarebbe potuti aspettare (fatto comunque comprensibile considerato che si tratta di un festival) ma con una verve insospettabile per i piu' scettici.
Sempre in ottima forma Nikki Sixx e Tommy Lee, mentre Vince Neil è apparso dimagrito e più tonico rispetto alle sue apparizioni di qualche anno fa, e capace soprattutto di una prestazione vocale davvero buona: anche lo stesso Mick Mars, purtroppo assai malandato fisicamente a causa della grave malattia degenerativa che lo affligge dalla nascita (tanto da mettere in dubbio, ai tempi, la sua stessa partecipazione alla reunion), pur muovendosi poco ha tenuto il palco per tutto il concerto suonando egregiamente e riuscendo a non sfigurare di fianco agli altri tre scatenati intrattenitori.
"Too Fast for Love", "Live Wire", "Louder than Hell", "Home Sweet Home", "Wild Side", "Girls Girls Girls", "Dr.Feelgood", "Kickstart My Heart", "Same Ol' Situation", "Don't Go Away Mad (Just Go Away)" sono solo alcuni dei classici che, con qualche pausa che ha invero un po' spezzato il ritmo, i Crüe hanno proposto nel loro set non troppo lungo (un unico encore), non troppo breve, di certo memorabile. Lunga vita al rock'n'roll!
In conclusione vorrei fare delle annotazioni sull'organizzazione del festival, sicuramente migliorata rispetto allo scorso anno ma tuttora carente sotto molti aspetti:
-Ottima l'idea del grande tendone con le panchine ed i tavoli per sedersi.
-Meno buona la sistemazione degli stessi tendoni, che precludeva la visuale del palco da una discreta fetta di arena.
-Molto buone le piadine, accettabile la birra, prezzi nella media (purtroppo).
-Demenziale il far togliere i tappi alle bottiglie di plastica quando all'interno dell'arena c'erano centinaia di sassi.
-Demenziale la regola "consentito uscire dall'arena solo dal tardo pomeriggio": definire tardo pomeriggio? E per quale strano motivo prima non si puo'?
-Problematica la polvere costantemente sollevata, sarebbe stato opportuno stendere teloni, bagnare, o altro.
-Inaccettabile la disponibilità dei bagni, si e no un decimo di quelli necessari e sporchi fin dal mattino.
-Buoni i suoni, almeno per la giornata di domenica, in costante miglioramento col susseguirsi dei gruppi.
-I rifiuti. Ci si sguazzava, nei rifiuti. Possibile che in tutta l'arena abbia visto si e no 5 cestini? Mettere dei grandi cassoni?
-I rifiuti, parte 2. I bicchieri: così difficile adottare la formula della cauzione? Si eviterebbero 60.000 bicchieri di plastica per terra, forse non è una cattiva idea, hm?
-Incredibilmente misera la presenza di stand, niente bancarelle, pochissimo merchandise, banchetti praticamente zero. Qual è il problema?
-Buono l'impianto luci, un po' bassino il palco, buono il photo-pit
Speriamo che per l'anno prossimo si tenga conto delle osservazioni del pubblico, a livello musicale il festival è stato, (come del resto gli anni precedenti) di primissimo livello, quindi basterebbe davvero poco, soltanto un po' più di volontà e buon senso nell'organizzazione, per arrivare ad avere un festival che sia _sul serio_ al livello dei migliori d'Europa.
Fabio Marazzi
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