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  Ven 03 Set 2010, 10:35
Keep It True Festival
24/04/2010
Lauda Konigshofen, Tauberfrankenhalle
It needs more than a volcano to stop keep it true. Nessuno slogan poteva essere più azzeccato per la tredicesima edizione del keep it true; la scritta che a caratteri cubitali fa bella mostra di sè sulla maglietta di un addetto a lavori è la sintesi perfetta di un'edizione nata con le migliori aspettative ma che ha dovuto fare i conti con l'imprevista eruzione del vulcano islandese. Bands quali Hades e Thor hanno annullato la loro presenza a causa delle difficoltà logistiche legate ai voli, mentre non pochi strascichi ha lasciato la defezione improvvisa dei Candlemass a due giorni dall'evento; gli svedesi si sono infatti trincerati dietro presunte difficoltà nei collegamenti aerei da Stoccolma. Collegamenti che al momento della partenza erano garantiti, idem per il ritorno. Un comportamento davvero inspiegabile quello della band di Leif Edling, per non dire ai limiti della decenza, sopratutto se confrontato con quello delle bands inglesi presenti al festival che si sono sparate la bellezza di diciotto ore di viaggio in auto dal Nord dell'Inghilterra attraverso ben quattro paesi.
Una situazione tale da scatenare inevitabilmente le ire degli organizzatori i quali hanno preso ufficialmente le distanze dalla band; da lì si è scatenato nel dopofestival un fitto e politicamente scorretto batti e ribatti a colpi di dichiarazioni. C'è da dire che alla fine dei Candlemass non si è sentita affatto la mancanza. Sono stati infatti reclutati all'ultimo momento gli Omen i quali hanno letteralmente trionfato a dispetto del ruolo di tappabuchi; il pubblico di Lauda ha tributato a George Call e compagni un'ovazione degna di una grande live band. Un'ovazione che in tutta probabilità sarebbe stata tributata anche agli svedesi, se solo si fossero ricordati che il pubblico del Keep It True non è un pubblico qualunque.
E' curioso notare come questo festival resti immutabile col passare del tempo: entro nell'arena e a distanza di un anno, sullo steso palco, c'è la stessa band che aveva fatto fuoco e fiamme un anno prima, quei Roxxcalibur fedeli discepoli della NWOBHM chiamati all'ultimo momento al posto del defezionario Thor. Riflettendo un attimo mi accorgo che anche io indosso gli stessi vestiti dell'anno prima! Forse a Lauda ci sono i campi magnetici? O cos'altro?
Archiviato il combo tedesco con una esibizione che per quanto brillante non poteva competere con quella dello scorso anno, arriva il turno dei polacchi Crystal Viper. Un concentrato di heavy, power, speed rigorosamente old school e molto ispirato, grazie al carisma della vocalist e chitarrista Marta Gabriel. Il sound anthemico della band dal vivo si arricchisce di trovate sceniche semplici ma degne di nota, come un goffissimo lupo che scorrazza per il palco durante la nuova “The Wolf And The Witch”; “The Last Axeman”, “Metal Nation”, “ Night Prowler” sono titoli che consigliamo ad ogni appassionato di metal classico di fare propri. La cover di “Agents Of Steel” è una gradita sorpresa di un set avvincente e senza cali di tensione.
Dal balletto del bill spuntano gli olandesi Emerald, altra band riesumata dagli anni '80 e finita a Lauda chissà come; metal classico e voce al vetriolo che il pubblico, manco a dirlo, conosce a menadito. Niente di trascendentale, ma bisogna ammettere che il cantante, un tamarro allucinante per giunta non più in erba (che panza!) è davvero in gamba.
E' già il turno di un superospite, Michael Vescera, vocalist d'assoluto valore che vanta partecipazioni d'eccezione con Yngwie Malmsteen su dischi quali “Seventh Sign” e “Magnum Opus” e con i giapponesi Loudness. Gli Obsession sono la sua creatura, la band che ne ha segnato l'inizio della carriera; oggi tornano in pista grazie all'ausilio di giovani e validi musicisti e costituiscono una sorta di super band i cui membri vantano partecipazioni d'eccezione con acts di vario tipo (Jeff Scott Soto, Dokken, MacAlpine). Con una formazione del genere, risulta chiaro da subito che l'act americano è su un livello superiore rispetto a quelli visti fino ad ora, peraltro molto validi. La prima donna è indiscutibilmente lui, Michael Vescera, dotato di una voce inarrivabile e carisma da vendere dentro e fuori dal palco, ma è tutta la band a confezionare una prestazione di assoluto livello con il suo classic metal americano. Siamo indiscutibilmente su un'altro pianeta: con un cantante del genere, due asce che macinano riff granitici e splendidi assoli, un basso tritatutto e una batteria incalzante, si capisce che qualsiasi trovata scenica è superflua.
Il festival di quest'anno si caratterizza per sonorità meno estreme e più orientate sul classic melodico, fatta eccezione per le due band che chiudono il pomeriggio del venerdì.
Band decisamente anomala e fuori dagli schemi gli americani Anacrusis, così come i successivi Watchctower. La band parte dal thrash, ma non è thrash, cioè...è un thrash sperimentale, ricco di venature progressive ma anche di sonorità “liquide” e accattivanti melodie vocali. La setlist attinge ai quattro splendidi album partoriti dalla band fra il 1988 e il 1993: “Driven”, “Something Real”, “Sound The Alarm”. Uno dei sound più originali forse mai concepiti in ambito metal e ingiustamente relegato in secondo piano all'epoca vuoi perchè incatalogabile, vuoi perchè concepito a ridosso di un'era, quella dei primi anni '90, in cui la popolarità del metal era già in parabola discendente e il rock “alternativo” iniziava ad emettere i primi vagiti. L'esibizione di questa sera rende sicuramente giustizia al combo americano.
Se gli Anacrusis sono eclettici, ricercati e armoniosi, i successivi Watchtower rappresentano la follia allo stadio estremo. Per molti la band di Seattle è ancora a distanza di anni un punto di riferimento. Qui non c'entrano le copie vendute, gli stadi e le copertine sui magazines, qui c'è una band che nello spazio di due dischi è riuscita all'epoca a shockare l'intero panorama metal mondiale. Partiture intricatissime, abiti bizzarri e movenze ai limiti dello schizofrenico sono gli ingredienti di una performance totalmente sui generis. “Control And Resistance” è un punto di riferimento di tutto il movimento thrash metal e viene riproposto quasi per intero. Tutti i membri sono autentici animali da palco, specie il bizzarro bassista e a riprova del fatto che ci troviamo davanti a geniale schizofrenia fatta in musica, il cantante in piena trance agonistica trova il tempo persino di denudarsi e terminare il set in slip!
Nulla da aggiungere rispetto ai Savage Grace che ormai alle kermesse teutoniche hanno fatto l'abbonamento; ennesimo gettone di presenza quindi per questa band che mette sul piatto il solito, consolidato power speed vecchia scuola.
Gli Omen sono anch'essi una presenza non sospetta da queste parti; stavolta George Call e i suoi compari hanno il compito di sostituire i defezionari Candlemass. Il palasport è stracolmo, il repertorio è consolidato, insomma ci sono tutte le premesse per uno show memorabile e difatti il combo americano non si lascia scappare l'occasione. Non c'è stato forse neanche il tempo di metabolizzare la chiamata, fatto sta che a dispetto dei pronostici la band americana si guadagna meritatamente il bagno di folla serale che li incorona a beniamini e trionfatori su tutta la linea.
E' un autentico tripudio avvalorato da una prestazione superba, potente e impeccabile. “Termination”, “Die By The Blade”, “Teeth Of Hydra”, "Battle Cry” e tante altre ancora, impreziosite da inconsueti virtuosismi di basso e chitarra, un'ora e mezzo in continuo crescendo che esplodono in una ovazione finale che avrebbe potuto essere tributata ai Candlemass se la band svedese non avesse tentennato con motivazioni francamente incomprensibili. Invece il pubblico è tutto per la band di George Call al punto che il chitarrista Kenny “Reverendo” Powell rientra dal backstage e si lancia sulle prime file a dare cinque a tutti. Una simbiosi che fa riflettere: il pubblico, questo pubblico, premia il cuore e la sincerità. Gli Omen questa lezione la sanno da tempo mentre i Candlemass la terranno ben presente, c'è da scommetterci.

La seconda giornata inizia a mezzogiorno inoltrato con quella che in tutta probabilità è la band più anomala del bill ossia gli americani Heart Of Cygnus. Come scritto in sede di recensione si tratta di un gruppo nato praticamente in casa e infatti l'immagine on stage tradisce una certa casualità, o spontaneità, a seconda dei punti di vista. La curiosità che circonda i quattro californiani è tanta, considerato che di loro circolano solo pochi filmati homemade. La band riesce gradualmente a guadagnarsi la stima e il calore del pubblico grazie al suo prog dal forte sapore metallico, una miscela curiosa che come prevedibile scalda a dovere i cuori del pubblico tedesco, ben più di quanto fosse lecito aspettarsi.
Nel primo pomeriggio si apre quella che potremmo definire una vera e propria “finestra sull'Europa”, una sequenza di bands di varie nazionalità più o meno sconosciute. E' questo il bello del Keep It True e potete star certi che capita spesso di vedere bands che sarebbe difficile o addirittura impossibile vedere altrove.
I RAM sono una compagine svedese piuttosto giovane, senz'altro gradevoli ma niente di sconvolgente.
Gli ADX vengono dalla Francia e propongono un gradevole power speed cantato in lingua madre. Bands senza infamia e senza lode ma che si fa notare sompratutto per la simpatica flemma del vocalist. A giudicare dal livello della bands transalpina una domanda sorge spontanea: possibile che in mezzo a tante compagini semisconosciute non si riesca a presentare bands come Strana Officina, Skanners e altri nomi illustri nostrani? Bands che di certo non sfigurerebbero su palco come questo. Lascio a voi la risposta.
Kalapacs è un project ungherese guidata dall'omonimo singer Joszef Kalapacs. Una band che in terra natìa macina una sequenza impressionante di date mentre fuori è praticamente sconosciuta. Bisogna ammettere che, in questo caso come in altri, la scelta di cantare in lingua madre è tutt'altro che ostica e all'ascolto delle canzoni non sembra neanche di accorgersene. Nulla di sconvolgente; anche qui siamo in presenza di un metal votato allo speed di pregevole fattura.
La rassegna entra nel vivo: a sostituire i defezionari Hades vengono chiamati gli Warrant. Non la compagine americana che fece strage di ragazzine sul finire degli anni '80. Questi sono tedeschi e le loro origini sono avvolte nel mistero. Sfido qualcuno a trovare qualcosa su di loro in rete o sugli scaffali di mezza Europa. Si tratta di un gruppo di ultraculto, con un paio dischi all'attivo a metà degli eighties e poco altro. Calcano come altri illustri colleghi palchi come l' Headbangers Open Air e simili senza alcuna velleità di proseguire la carriera in studio. Molte bands ormai si limitano a riproporre quanto di buono fatto all'epoca (come gli Angelwitch, persino gli stessi Twisted Sister) e assumono di fatto al rango di “entertainment band”. A differenza dei gruppi precedenti questi sono davvero di un'altra categoria. Anche qui non manca la nota di colore, ovvero L'Enforcer, un boia che assume atteggiamenti e pose davvero poco diplomatiche nei confronti del pubblico. Un act assolutamente metal!!!
Harry Coklin' è un'altro ospite fisso del keep it true: lo abbiamo visto all'opera con Jag Panzer, Tyrant e NWOBHM tribute. Questa volta Harry e la sua preziosa ugola rispondono all'ennesima chiamata riportando alla vita uno dei tanti side project del cantante, i Satan's Host.
Una sorta metal classico misto death, dalle tinte nere e a tratti un po' cacofonico a dirla tutta, che si segnala fra l'altro per una bizzarra revisitazione di “The House Of Rising Sun”. Massimo rispetto per il buon Harry che in carriera ha fatto cose eccellenti, ma di questa reunion non se ne sentiva il bisogno più di tanto. Il concerto scivola via con un pubblico appena partecipe, impegnato forse più a mangiare panini che a seguire cosa avviene sul palco. Roba per aficionados incalliti.
E' con i Tygers Of Pan Tang che l'adrenalina riprende a correre a livelli inimmaginabili. Quella di oggi è infatti la prima data in Germania da parecchio tempo a questa parte e costituisce una sorta di prova di ingresso per la band di Whitley Bay. Logico dunque che la band ci tenga particolarmente. e se niente deve essere lasciato al caso, che le tigri tornassero a ruggire in maniera così fragorosa se lo aspettavano davvero in pochi.
Jacopo Meille mai come stasera è l'orgoglio tricolore: grazie al suo spirito visceralmente rock n'roll assume il ruolo di autentico mattatore showman e sfodera una prestazione da vero professionista degna del miglior Robert Plant. Più che un concerto sembra una festa: la band ha un tiro pazzesco e impiega davvero poco a far muovere le chiappe dei presenti. La Tauberfrankenhalle è in pugno; scaletta azzeccatissima e irresistibile: “Euthanasia”, “Raised On Rock”, “Rock n'Roll Man”, il capolavoro “Suzie Smiled”, boogie rock di due accordi due che mandano a stendere tutta Lauda, sono tutti pezzi che con Jacopo assumono una veste tutta nuova e assumono un vago sapore bluesy. Non mancano neanche le classicissime “Gangland” e “Spellbound”, oltre alla chicca delle chicche, “Don't Touch Me There” prima song registrata dalla band inglese.
Il concerto si conclude con una ovazione lunga scrosciante e meritata e il lancio “promozionale” del nuovo EP “Wildcat Sessions” sui più fortunati. Non so perchè ma ho la sensazione che la band abbia intrapreso un nuovo corso che porterà non poche soddisfazioni. Ad oggi il concerto dell'anno.
Delusione totale invece per un'altra attesissima band della NWOBHM, i Demon. Sia chiaro, dopo una performance come quella dei Tygers fare di meglio sarebbe stato impossibile per chiunque. Neppure la band di Dave Hill, pur potendo contare su un repertorio ampio ed esperienza da vendere, riesce nell'impresa. Le splendide vibrazioni dell'iniziale “Sign Of A Madman” ahimè traggono in inganno, oltre al fatto che per un act presentato come il “30th anniversary show” sarebbe stato lecito attendersi qualcosa di più, non dico che mi aspettavo un come back teatrale stile “Live At Tiffany” ma poco ci manca. Vedere Dave affiancato a due personaggi tanto formalmente bravi quanto distaccati e fuori luogo, con un look più da emo che da veri rockers, lascia l'amaro in bocca.
La band è visibilmente spompa complice anche le oltre diciotto ore di viaggio tutto in auto a causa del vulcano. Mike Stone, il manager ha ribadito direttamente al sottoscritto un concetto chiaro: “We can do better”, e non stentiamo a crederci. A tenerla sulla sufficienza oggi ci ha pensato un repertorio indimenticabile che è inutile ripercorrere. Sarà per la prossima volta.
La domanda era scontata: in cosa consisterà il surprise act? Cosa si inventeranno questa volta? Nulla di eclatante. L'idea del tributo al compianto Midnight (Crimson Glory) era assolutamente azzeccata. A tributare gli onori per il singer americano ci sono membri delle bands presenti in una performance complessivamente incerta e commovente solo a tratti, quando sul finale viene riproposta “Masque Of The Red Death” con Mike Vescera alla voce mentre a seguire si diffondono i pezzi dei Crimson Glory e di Midnight. In quei minuti la sala piomba in un silenzio toccante e surreale, difficile da descrivere in poche parole.
L'atmosfera surreale prosegue con il gran finale dei Fifth Angel, forse l'act più unico che mi sia capitato di vedere in questi anni al Keep It True. Una band dalla classe sopraffina nata nel momento sbagliato, dapprima eclissatasi e poi tornata dopo ben vent'anni di oblio. Grazie alla rete, ai feedback di portali quali Amazon e Ebay gli ex membri (parole loro) si sono accorti dello status di cult band che la band aveva raggiunto. Il loro ritorno è ben più di una sorpresa. Inutile tentare di descrivere il concentrato di emozioni che questo class metal cristallino sprigiona. Mai come in questo caso è lo sguardo sul pubblico che tradisce le emozioni più autentiche: gente che balla, chi canta a memoria le canzoni, chi si abbraccia con l'amico che condivide le stesse emozioni, chi si commuove davanti a tanta bellezza diventata storia troppo presto. I due album della band vengono letteralmente dati in pasto al catino del Tauberfrankenhalle con una classe che oggi giorno in molti si sognano di avere. Il festival si chiude sulle note della cover di “Lights Out” degli UFO, un po' la chiusura del cerchio di questa rassegnna. La lezione del keep it true è sempre la stessa: un pubblico che trasuda passione, uno staff che è una grande famiglia (persino per gli artisti), la lezione del passato che non va dimenticata, specie quando è foriera di emozioni uniche. Arrivederci al prossimo anno!

Si ringraziano Marita Mirabella, Emanuele Fossati e Michaela Schnell per il servizio fotografico.


Scheda Redattore Luca "Lucky" Ciuti

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Live Report
Articolo Keep It True Festival -> Keep It True Festival XII - 24/04/2009

Elenco foto
Anacrusis: foto da 1 a 3
Crystal: foto da 4 a 5
Demon: foto 6
Fifth Angel: foto 7
Heart of Cygnus: foto da 8 a 9
Obsession: foto da 10 a 12
Omen: foto 13
Ram: foto 14
Roxxcalibur: foto 15
Satanshost: foto da 16 a 17
Savagegrace: foto da 18 a 19
Tygers of Pan Tang: foto da 20 a 22
Watchtower: foto da 23 a 25
Fans: foto 26

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