Metal Fest Austria
12/05/2010
Mining Am Inn
Ed eccoci qui ad un altro anno di festival in Austria.
Non si tratta più del Summer Nights Open Air come nel 2009, esclusiva organizzazione austriaca, bensì di una serie di appuntamenti accorpati sotto il nome Metal Fest, con bill simili e in giornate quasi concomitanti, in nazioni diverse: Austria, Germania, Repubblica Ceca, Svizzera, ….
La location non è più il castello di Burg Frauenstein, bensì lo Schloss Mamling, a poco più di 1km di distanza dal primo e più comoda. Infatti l’area parcheggio e camping è gigantesca e anche per palchi e merchandising lo spazio è decisamente maggiore. Ci sono addirittura tre palchi, due che si alternano e un terzo distanziato per band emergenti. Inoltre le possibilità gastronomiche si sono moltiplicate: ci sono stand di cucina indiana, vegetariana, kebab, hamburger, pizza, etc.
Il tempo atmosferico che ci accoglie è meglio del previsto, nuvoloso e senza vento. L’area palchi e merchandising è tutta erba e si capisce che alla prima pioggia saremo preda del fango. Per ora però si riesce a stare in maglietta.
Arriviamo dal parcheggio e stanno suonando i Powerwolf, interessante gruppo tedesco di Christian metal, vestiti in stile black con facepaint rigorosamente bianco, ma allo stesso tempo circondati da icone cattoliche simili a vetrate di cattedrali gotiche. La loro proposta è sufficientemente energica e orecchiabile da permetterci di entrare in clima festival, ma la sorpresa della giornata sarà la successiva esibizione della banda locale di Mining, musicisti tradizionali tutti vestiti con abiti tipici del folklore locale!
A farci davvero capire dove siamo ci pensano i Manegarm, uno dei miei gruppi preferiti al momento, che con grinta e ardore sfoderano loro folk/viking metal e presentano diverse canzoni dal nuovo album Nattväsen. Straordinari anche se ancora poco conosciuti, e complimenti al violinista per il violino elettronico avantgarde. Novità, per me!
Altro gruppo folk ma di tutt’altra impostazione sono i Corvus Corax, ensemble che utilizza cornamuse, tamburi antichi, altri strumenti a fiato e a corda, il tutto arricchito da un’estetica pomposa e risalente ad altre epoche…
Cambiamento di genere con i Shining, per i quali però nutro un certa antipatia, e che mi preferisco perdere. Grande è invece la mia sintonia con i Death Angel. Per i thrashers di San Francisco si tratta di un ritorno in Europa dopo l’estate scorsa e quella ancora prima. Questa volta si annuncia un nuovo album dopo Killing Season, e viene infatti presentata in anteprima una delle canzoni.
Il cartoon metal dei Grailknights costituisce per noi una pausa, e ci ricarichiamo per i Sepultura, che dal Brasile travolgono il palco austriaco e lasciano un segno nella mente di tutti i presenti. Ottimo il cantante Derrick Green.
Nel frattempo il cielo si è coperto e piove. Ci perdiamo gli Urgehal.
Si passa poi a due gruppi di death metal molto simili tra loro anche come aspetto visivo del frontman: Six Feet Under prima, e Decapitated poi. Non è un genere che io apprezzo molto ma per quanto ripetitivi entrambi i gruppi danno il massimo, sotto la pioggia che ormai non accenna a mollare e il fango che ha cominciato a sommergere ogni angolo dell’area...
Il gruppo più atteso dalla sottoscritta rischia di non poter suonare per problemi tecnici legati alla pioggia, già ce ne sono stati ma io spero con tutte le forze che i Behemoth riescano a suonare.
Eccome se suonano! La pioggia non ferma un Nergal già un po’ rauco, che parte con la super hit da Evangelion Ov Fire And Into The Void, ma purtroppo c’è un problema al suo microfono, per cui per quanto si sforzi, la sua voce non si sente. Per fortuna il problema viene risolto e le successive mitraglianti perle dei Behemoth si sentono perfettamente con Nergal a guidarle.
Sul secondo palco a chiudere la parte dei gruppi spalla, per così dire, gli Alestorm, che nonostante la pioggia non accenni a diminuire e il fango sia ovunque, raccolgono enormi consensi e sono capaci di assembrare una folla notevole.
A chiudere la serata da headliners stranamente un tributo, i Twilight Of The Gods di Alan Averill (Primordial), che suonano pezzi dei Bathory. Davvero sentita la parte, per Averill, che nonostante il timbro vocale diverso dal compianto Quorthon, riesce ad emozionare. Complici la serata, l'atmosfera da festival forse, ma sentire i Bathory dal vivo, e in particolare il periodo viking, lascia in me il segno e mi ritiro per l'indomani pensando più a questo tributo che ai gruppi precedenti.
Giornata 2
Ci svegliamo al mattino e piove. L’animo scorato dinanzi alla prospettiva di un'altra giornata sotto l’acqua e con i piedi a bagno fa sì che i gruppi del mattino vengano presto accantonati.
Intorno alle 14 però la voglia di festival si è fatta troppa e nel frattempo la provvidenza che se n’era fregata dei metallari ritorna magnanima facendo cessare la pioggia, e la tregua si rivelerà non momentanea ma miracolosamente duratura.
Arriviamo e sentiamo un pezzo dei Leaves’ Eyes, gruppo a voce femminile/maschile troppo simile a molti altri e non interessante.
Passiamo sul terzo palco, quello dei gruppi emergenti, perché ci pare di scorgere musica interessante, e così è: dentro il tendone del palco minore suonano i Nothgard, giovanissimi fautori di un pagan metal deciso e tecnicamente convincente.
Così come giovanissimi sono anche gli Enforcer, che emulano sfacciatamente gli anni 80 proponendo un hard rock o heavy metal stile hair, vestiti di rosso e nero con calzamaglia e borchie inteneriscono per l’età che non hai mai visto quegli anni mitici. In ogni caso la stoffa è tanta e potrebbero essere promesse del futuro, posto che trovino un stile più personale.
Altra storia di tenere età quella degli Arkona, gruppo folk/pagan che dalla Russia incanta con una esile e bionda fanciulla vestita con il costume tradizionale. Fanciulla che però alterna growl, scream e cantato pulito con potenza e sicurezza.
Torniamo sul main stage per una straordinaria performance dei Nevermore, ingiustamente collocati a metà pomeriggio. Questo gruppo storico presenta il nuovo album Obisidian Conspiracies che non conosco e alla quale lacuna mi propongo di porre rimedio al più presto.
Altrettanto ingiustamente ma forse inevitabilmente, dopo i Nevermore si esibiscono i Rotting Christ, che però non paiono turbati dall’esser sul second stage e regalano 45’ di puro black ritmico e incessante alla loro maniera, con diversi pezzi dal nuovo Aelo. Infiammati dagli ottimi R.C. eccoci agli ormai modaioli Korpiklaani. Bisogna però ammettere la grandissima forma musicale del gruppo, che non sembra conoscere limiti ai confini della propria fama e che regala uno spettacolo completo e carismatico, coinvolgendo il pubblico e sorridendo spesso. Pochi i brani dall'ultimo Karkelo (per fortuna!) e molti classici, per una scaletta variegata nel mood e piacevole.
Tocca poi ai Despised Icon, core people che al solito non mi conquistano, e poi ai super-thrashers Legion Of The Damned, che come l’anno scorso danno sfoggio di eccellenza e professionalità. Thrashers più moderni e convincenti di molti altri imitatori dell’old school, deliziano il pubblico con pezzi da Sons Of The Jackal e Malevolent Rapture, in primis Legion Of The Damned.
Altra classe e sapore di autentico portano con sé i Bolt Thrower, formazione storica per nulla seguita in Italia ma molto apprezzata qui in Austria. Dall’1986, anno in cui uscivano quegli album che sarebbero diventati i pilastri del metal, hanno mantenuto un death granitico e massiccio che poi verrà adottato, ad esempio, da certi Sepultura. Per quanto oggi non paiano rivoluzionari, bisogna pensare ai nostri 24 anni fa, e allora non si può che ammirare quali pionieri e innovatori siano stati agli inizi della loro carriera, e lo spettacolo che ci regalano in chiusura della serata è testimone di grande esperienza e di un carisma non da tutti.
Giornata 3
Questa volta al nostro risveglio non piove, ma la temperatura è scesa ancora e siamo attorno ai 9 gradi con nuvole basse e tanta umidità- ormai rassegnati e temprati però ci facciamo coraggio e partiamo presto perché i gruppi da vedere sono tanti, e tutti interessanti.
A partire dai Vader dalla Polonia, colossali con il loro blackened death, che sul bill sono già previsti per mezzogiorno: una vergogna per le doti tecniche e carismatiche del gruppo, ma se poi guardo il bill mi rendo conto che la scelta sull’orario non è facile! Apprezzato molto lo spettacolo dei Vader e i pezzi dell’ottimo Necropolis (2009), tocca agli Italiani Sadist, praticamente nostri vicini di casa dato che da Rossiglione a Novi Ligure c’è mezz’ora di strada! È una soddisfazione trovarli in trasferta, con il nuovo Season In Silence, ma purtroppo l’emozione scema a causa dei problemi di audio sulla voce di Trevor, che si mantengono per tutta la durata della breve esibizione. Pochi anche i presenti, a dimostrare quanto all’estero questo gruppo manchi ancora della notorietà di cui godono invece moltissimi neonati folk o viking.
Tornati sul main stage, è tempo di Epica. Brava la Simone su disco, ma mai convincente dal vivo. Già diverse volte ho avuto modo di constatare che gli Epica sono un gruppo da ascoltare su cd. Tuttavia il successo che continuano a riscuotere è enorme e lo dimostra il pubblico gigantesco che si è radunato all’ascolto. Così come enorme è il pubblico che apprezzerà poi i Deicide, tutt’altro genere, decisamente death, ma così sono i festival: belli perché variegati. L’imponente frontman dei Deicide, Glen Benton, a parte la croce rovesciata marchiata a fuoco sulla fronte, ricorda un po’ il nostro Trevor ma ha l’appoggio di musiche più incalzanti e poderose.
Ci sono poi gli Heidevolk, simpatico gruppo folk vestito di pelle, che brinda col pubblico alzando i corni: niente di nuovo sotto al sole, ma, lo sappiamo, il genere piace.
A seguire i Caliban, metal core che non incontra affatto il mio favore, né stilisticamente né come movenze da palcoscenico: troppa rabbia adolescenziale ostentata alla rapster e poca tecnica.
Molto soddisfacente la loro performance, e presto la giornata induce ad attendere con ansia il gruppo più black di tutti: Marduk.
Ma prima dei Marduk una formazione che si colloca a metà tra il folk e il black più rigoroso, i rosso-dipinti Varg. A dire il vero data la nomea e la presenza scenica mi sarei aspettata una musica di maggior spessore. Intanto sul mainstage si prepara il grande show di ben due ore che vede protagonisti assieme Eluveitie e Finntroll nella Pagan Alliance. Lunghissima l’attesa ma finalmente salgono tutti sul palco. L’effetto è garantito, in particolare dagli Eluveitie che sono tantissimi, tuttavia il tipo di musica è piuttosto noiosa e la lunghezza dell’esibizione si fa sentire. Preferisco i brani dei Finntroll, più carichi. Buona comunque l’intesa tra i due frontmen, che si condividono la scena senza tensioni apparenti; l’umore sul palco e tra la folla è molto alto. Tutti sembrano gradire.
Veniamo però finalmente ai miei Marduk: uffa, anche loro su palco secondario. Ma la tragedia non è ancora cominciata: silenzio totale per la chitarra di Morgan!!! non c’è verso: il pubblico cerca di farsi capire in merito, ma non cambia nulla. Il bravissimo Mortuus ce la mette tutta, ma con solo basso e batteria la musica perde completamente di significato. Che peccato.
Meno male che a tirarmi su il morale in questo fine festival ci sono come gran chiusura i leggendari Testament. Le foto ci vengono concesse soltanto senza flash e durante le prime tre canzoni, come da divi quali sono, e Chuck Billy durante tutta la scaletta, da professionista perfezionista chiede di alzare o abbassare la voce. Detto questo però, che potenza, che musica fragorosa, e che simpatico il nostro grasso frontman Chuck, Skolnick e gli altri Testament chiudono il festival austriaco asfaltando tutto e tutti, in maniera grandiosamente sopra le righe, infondendo adrenalina incredibile. Scaletta potentissima, con molti pezzi da The Formation Of Damnation e poi i classici. Complimenti ad una band storica con la verve e la carica irrefrenabile di una neoformazione.
Il festival? Eccellente, divertente e bene organizzato nel parcheggio e nel camping. Come l’anno scorso. Migliorate moltissimo inoltre l’offerta gastronomica e degli stand, e aumentato il numero di gabinetti chimici. Molto buona l’idea del terzo palco per le band emergenti, bella e spaziosa la location e in generale più pulizia rispetto all’anno precedente, probabilmente data anche l’affluenza ridotta rispetto alle aspettative. Invece del tutto insufficiente la gestione del fango, peraltro comprensibilmente ardua, che è stato un incubo per i miei poveri piedi.
Non c’è due senza tre – spero di esserci anche nel 2011 !
Michelle "Metal" Marrone
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