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  Mar 09 Feb 2010, 12:20
Gods Of Metal 2007
02/06/2007
Parco Idroscalo (MI)

L'edizione 2007 del Gods of Metal festival, la seconda consecutiva in quel dell'Idroscalo di Milano, farà probabilmente parlare di sé tanto per l'esibizione dei gruppi quanto per l'inclemenza meteorologica ed i conseguenti disagi ed aneddoti tragicomici.

Specialmente in data Sabato 2 Giugno, la pioggia ha di rado concesso tregua alle svariate migliaia di spettatori convenuti per la giornata più orientata all'hard rock della manifestazione: il diluvio ha purtroppo influito inevitabilmente sulla godibilità dell'intero concerto, ed ha messo duramente alla prova le capacità di location ed organizzazione.

TIGERTAILZ
La prima esibizione cui abbiamo potuto assistere per intero è quella dei non più giovanissimi glamster Tigertailz, dei quali si possono dire molte cose ma non certo che pecchino di caparbietà.
La band gallese è più o meno sempre rimasta confinata allo status di "cult" per appassionati, e non ha mai raggiunto per vari motivi la notorietà e la fama di altri gruppi contemporanei: ciononostante, anche di fronte ad un pubblico non esattamente "rovente", il quartetto ha sfoderato tutto il proprio mestiere costruendo la scaletta attorno ad una serie di ruffiani anthem (da "Sixx Sexx" a "Call of the Wild") e non smettendo un attimo di incitare i presenti facendo ricorso ai più classici ma anche più efficaci cliché del rock'n'roll, accattivandosi così con il procedere dello show la simpatia di un numero sempre crescente di spettatori, fino al meritato applauso finale.
Determinati e nel complesso divertenti.

WHITE LION
A 16 anni di distanza da "Mane Attraction", terzo e tuttora ultimo capitolo in studio per la band, il nome White Lion non evocherà probabilmente alcun ricordo presso il pubblico di ascoltatori rock occasionali, ma continua ad esercitare ancora oggi un fascino particolare presso i veri appassionati del genere.
Sarà per la voce caratteristica ed ammaliante di Mike Tramp, sarà per quel parziale distaccarsi, liricamente, dalla gran parte delle band della scena di allora, oppure sarà per quell'alone di "culto" che spesso si crea attorno ai gruppi scioltisi al culmine di una breve e fulminante carriera: di fatto, nel 2007 uno show dei newyorkesi fa ancora notizia, e l'accoglienza affettuosa riservata alla band dal pubblico è stata quella tipica dei vecchi amici che si reincontrano dopo una vita.
Ad onor del vero, della formazione "storica" resta oggi soltanto il biondo frontman, accompagnato da una band di certo preparata ma non particolarmente brillante in quanto a personalità.
La mancanza di Vito Bratta e compagni si è fatta sentire, specialmente nei brani piu' cadenzati e strutturati, ma alla lunga il fascino di composizioni come "Wait", "Little Fighter", "Radar Love" e "Tell Me" (per citare le piu' famose) ha comunque avuto la meglio sulle perplessità: complice anche la prova di un Tramp in forma e sempre piu' a suo agio con il procedere dello show, l'effetto è stato quello di un piacevolissimo salto nel passato, quando l'hard rock di qualità non doveva vivere solo di underground e passaparola ma spopolava meritatamente nelle playlist di tutte le radio.

THIN LIZZY
La sproporzione fra l'importanza che hanno avuto (e tuttora hanno) i Thin Lizzy nel mondo del rock, e la loro popolarità nel BelPaese, è qualcosa di sbalorditivo.
E' inammissibile che esistano così tanti sedicenti rockettari che al nome di Phil Lynott restano impassibili ed assumono lo sguardo tipico del Pesce Veloce del Baltico: eppure proprio questo è accaduto, ogni volta che il buon John Sykes dal palco ha omaggiato la memoria del Rocker dedicando a lui, come sempre, ogni singola nota del concerto.
Detto questo, se da un lato è vero che i Lizzy senza Phil sono come i Motorhead senza Lemmy e che simili tour possono lasciare un po' perplessi (io per primo lo ero), dall'altro ho avuto prova diretta che ascoltare certe canzoni dal vivo, pur nel contesto di un sostanziale "tributo", è sempre una forte emozione, senza contare poi la valenza "didattica" nell'avvicinare i più giovani a questa imprescindibile fetta di storia della nostra musica.
In alcuni momenti, complice anche la somiglianza vocale a volte davvero notevole (e studiata nel minimo dettaglio) di Sykes con l'indimenticato frontman, chiudendo gli occhi per non vedere i due attempati tamarri (Mendoza e Aldridge) alla sezione ritmica, per qualche istante ho avuto la sensazione di vivere l'atmosfera che poteva esserci ad un concerto della band Irlandese nel suo periodo d'oro
Certo, riaprendo le palpebre, la visione dell'improponibile bassista brandente il basso con atteggiamenti osée è stata un brusco ritorno alla realtà, ma in ogni caso brani come "Bad Reputation", "Jailbreak", "Don't Believe a Word", "Massacre", "Black Rose", "Cold Sweat", "Cowboy Song", "The Boys are Back in Town", "Suicide", "Are You Ready", "Waiting for an Alibi" ecc. ecc. potrebbero essere interpretati anche dal peggior gruppo della Terra e risultare ugualmente gradevoli.
Se a questo aggiungiamo comunque la presenza del grandioso Scott Gorham alla chitarra, in coppia con il più metallico ma comunque impeccabile Sykes, il risultato non può che essere il più bello dei tributi: un'ora di classici senza tempo che alla fine mettono d'accordo tutti, anche chi li ascoltava per la prima volta, conclusasi con un applauso scrosciante e meritato, che di sicuro avrà strappato un sorriso anche al Poeta lassù in cielo...

SCORPIONS
L'unico rimpianto al termine dell'esibizione degli Scorpions, pioggia a parte, è stato quello di avervi assistito alla luce del tardo pomeriggio, orario a parere di chiunque del tutto inadeguato per una band di tale calibro.
Aggiungendo il fatto che i tedeschi non calcavano un palco italiano da un periodo ormai considerevole, al contrario ad esempio dei successivi Velvet Revolver e Motley Crue, l'amarezza al pensiero di come sarebbe potuto essere uno spettacolo con la migliore delle atmosfere è di fatto stato il solo pensiero di carattere negativo sull'argomento, a fronte di un concerto che definirei esplosivo.
Non fosse per i capelli in meno e le rughe sul volto, gli Scorpions di oggi potrebbero tranquillamente passare per dei ventenni: la voce come sempre incredibile di Klaus Meine, la grinta di un Rudi Schenker letteralmente indemoniato, l'esuberanza del sempre trascinante James Kottak, già dopo un paio di canzoni hanno messo subito in chiaro che il loro sarebbe stato il concerto più memorabile della giornata.
Così difatti è stato, ed il confronto è stato vinto per manifesta superiorità grazie anche ad una scaletta inattaccabile (qualche classico dei '70 in più l'avrebbe resa ancor più golosa, ma un'ora e venti passa più in fretta di quanto si creda), che ha visto affiancarsi con disarmante naturalezza brani storici come "Blackout", "Dynamite", "Holiday" (da brividi), "Rock You Like a Hurricane", "Still Loving You", "Big City Nights", "Coast to Coast" a estratti dall'eccellente "Unbreakable" ("Love or Leave 'em", la fantastica "Deep and Dark") e a due canzoni dal nuovissimo "Humanity - Hour 1" (l'allegra "3,2,1" e la contagiosa title-track, già un classico).
Un concerto senza grandi scenografie, senza esplosioni, senza saltimbanchi, semplicemente cinque rocker di razza come non ne fanno davvero più, che dimostrano la metà dei propri anni e riescono a trascinare a proprio piacimento le folle come se per loro il tempo non passasse mai. Di sicuro non passa per la loro musica, che continua ad entusiasmare ed emozionare intere generazioni. I migliori.

VELVET REVOLVER
Personalmente, pur essendo un grande estimatore sia di Slash che di Scott Weiland, per qualche motivo l'accoppiata fra i tre ex-Guns e l'ex STP non mi ha mai convinto appieno.
"Contraband", per quanto mi riguarda, è sempre stato una collezione di brani ben suonati, ben prodotti, con buoni spunti, ma cui manca sistematicamente quel "quid" necessario a rendere il tutto memorabile.
La stessa impressione l'ho avuta ammirando finalmente la band dal vivo: cinque esperti musicisti (non dimentichiamo Dave Kushner), ciascuno con il proprio stile definito, che tuttavia insieme non riescono a "stregare" e portano avanti lo spettacolo più per blasone e per mestiere che per la forza delle nuove composizioni.
Esaurite le migliori cartucce, che corrispondono ai singoli "Slither", "Set Me Free", alla sentita ballata "Fall to Pieces" ed a poco più, il resto dello show si è infatti trascinato con rari sussulti, se non in coincidenza degli assoli del chitarrista con il cilindro: per ritrovare un po' di brio si sono rese necessarie le immancabili "Mr.Brownstone" ed "It's So Easy", ottimamente (nonché certamente meglio dell'Axl odierno) interpretate dal bravo Weiland e con gli ex-G'n'R ovviamente a sguazzare a proprio agio.
Nella scaletta c'è stato spazio anche per la cover di "Wish You Were Here", suonata con gusto (tanto per ripetersi) da un sempre ottimo Slash: questo tuttavia fa riflettere sullo stato attuale del gruppo, che pur presentando finalmente alcuni brani dal nuovo album in uscita ("Just Sixteen", "She Builds Quick Machines" e "The Last Fight") è pur sempre una band quasi "neonata", che ancora deve trovare una propria dimensione e credibilità.

MÖTLEY CRÜE
Esplosioni, fumo, luci e fiammate. Questa la costante cornice all'esibizione di una delle più spettacolari rock'n'roll band mai esistite, da qualche anno di nuovo in formazione originale e costantemente on the road con il proprio carrozzone di effetti speciali ed un bagaglio di micidiali hit.
Ad essere onesti, lo show dei Crüe di quest'anno si è rivelato inferiore rispetto a quello del 2005: vuoi per una minore interazione col pubblico (dovuto a maggiore freddezza della band ma anche alla notevole stanchezza dei presenti), vuoi per una scaletta a forza decurtata di alcuni pezzi da novanta ("Too Young to Fall in Love", "Red Hot", fra le altre), vuoi per i troppi intermezzi ben poco riusciti (fra improbabili travestiti ed un Tommy Lee bestemmiatore in palese credito di Jagermeister), la sensazione è sempre stata quella di trovarsi sempre ad un passo dal divertirsi sul serio, per poi essere lasciati a bocca asciutta.
Un party a metà, che comunque ha saputo regalare momenti di grande spettacolo: con una serie di infallibili ed inossidabili inni da stadio come "Same ol' Situation", "Looks That Kill", una sempre deflagrante "Wild Side", "Girls, Girls, Girls", "Shout at the Devil", "Doctor Feelgood", "Kickstart My Heart", "Louder Than Hell", "Live Wire", ed altre ancora, il successo è del resto praticamente assicurato.
Nonostante quindi una forma non perfetta del quartetto terribile, incappato anche in qualche evitabile stecca, lo show ha fatto registrare il successo previsto, lasciando nel complesso soddisfatti i presenti ed in particolare chi ammirava per la prima volta un concerto di Vince, Nikki, Mick e Tommy: decisamente un'esperienza che non può mancare nel bagaglio di ogni vero amante del rock'n'roll.


Fabio Marazzi

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Elenco foto
Tigertailz: foto da 1 a 4
White Lion: foto da 5 a 10
Thin Lizzy: foto da 11 a 15
Scorpions: foto da 16 a 28
Velvet Revolver: foto da 29 a 43
Motley Crue: foto da 44 a 54

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