Gods of Metal 2006 - Seconda giornata
02/06/2006
Parco Idroscalo (MI)
Cari amici di Heavy-Metal.it, eccomi pronto a raccontarvi ciò che è successo nella seconda giornata della kermesse metal che ha ufficialmente aperto la stagione dei concerti. Quella di venerdì è stata la giornata dedicata ai gruppi italiani ma, nonostante le aspettative non fossero delle migliori, l’affluenza di pubblico è stata numerosa. Chiaramente l’organizzazione della Live si è impegnata a fondo per far creare problemi a chi, come il sottoscritto, era lì per fare il resoconto della giornata. Dico questo perché, nonostante fossi arrivato sul luogo del concerto oltre due ore prima dell’inizio delle esibizioni, grazie all’apertura ritardata della cassa riservata agli accrediti, non sono riuscito a seguire il gruppo che ha aperto il concerto, i baresi Perfect Picture che, nonostante abbiamo eseguito solo tre pezzi, hanno allietato i pochi presenti con il loro hard rock sanguigno e potente aprendo alla grande una manifestazione che aveva tutte le carte in regola per competere con altre manifestazioni europee e mondiali. Il combo barese, forte della pubblicazione del loro demo Kidz ‘r Back, ha presentato una set list di tutto rispetto, eseguendo in maniera davvero magistrale, “Pierced Baby”, “She Needs Rock’n’Roll” (tratti dal loro nuovo demo) e “Sex Town Night” (presente sul loro demo di debutto Welcome To Sex Town) facendo per un attimo tornare in mente le funamboliche esibizioni di maestri del passato come Led Zeppelin e Def Leppard.
Dopo un rapidissimo cambio di palco ecco arrivare i milanesi Boom, uno dei pochi gruppi metal che ama cantare in italiano. Questa scelta, molto coraggiosa, è da ammirare in quanto dimostra l’attaccamento del gruppo alla lingua madre. La loro esibizione si è aperta sulle note di “Io Non Ci Sto”, pezzo che dà anche il titolo al loro disco di debutto. Il gruppo, grazie anche alle ottime prestazioni della tastierista Giulia Dau, ottimamente affiancata da Walter Calloni alla batteria, dal talentuoso chitarrista Domenico Castaldi e da Steve Ferrovecchio al basso, ha letteralmente infiammato i presenti con un mix letale di melodia ed energia. A completare il tutto ci ha pensato l’eclettico e geniale cantante/chitarrista Claudio Muciaccia, le cui ottime doti vocali hanno reso la prestazione del gruppo indimenticabile. Il gruppo ha chiuso la sua esibizione con l’esecuzione di “L’incoscienza e la Vergogna” e “La Maschera”. Nonostante il poco tempo a loro concesso, il combo milanese ha dimostrato di avere classe e di essere pronto per spiccare il volo.
I presenti, dopo aver salutato la trionfale uscita della band, hanno cominciato a chiamare a gran voce i veneti White Skull, il cui ritorno sulle scene era atteso da molti, visto che l’anno scorso avevano dovuto annullare il tour di supporto all’album The XIII Skull a causa dei problemi di salute del cantante Gus Tabarro. La loro esibizione si è aperta sulle note di “The Skulls” (tratto dall’ultimo album della band The XIII Skull). Devo ammettere che la band, da quando ha deciso di non avvalersi più dell’uso delle tastiere, è migliorata in maniera esponenziale grazie anche all’apporto del nuovo acquisto Danilo Bar alla chitarra. Il gruppo, che per anni è stato considerato una power metal band, ha proposto uno show di puro Heavy Metal anni ottanta, lasciando tutti i presenti a bocca aperta. La set list preparata dalla band è stata una vera antologia di cavalli di battaglia, da “ Roman Empire” (tratto da Public Glory, Secret Agony del 2000) a “Tales From The North” (tratto dall’omonimo album del 1999), chiudendo la propria esibizione con brani come “The Dark Age” (tratto dall’omonimo album del 2002) e “Asgard”, pezzo che ha mandato letteralmente in delirio i presenti che hanno cantato a squarciagola ogni singola parola del brano ed accompagnato l’esibizione del gruppo con un pogo infernale.
Dopo un breve cambio di stage è stata la volta dei milanesi Mellow Toy, gruppo dedito ad un alternative rock che ricorda, in molti aspetti, i Linea 77 ma anche quei pazzi scatenati che rispondono al nome di Biohazard. Il gruppo ha aperto la propria esibizione con “Shit, Shit, Shit” (pezzo che farà parte del nuovo album Nobody Gets Out Alive), proseguendo con delle spietate esecuzioni di “Fak U”, “Shade”, “Fat Pig”, la splendida cover degli Alice In Chains “Them Bones”, chiudendo con “2 Minutes”. Il loro show è stato un vero e proprio concentrato di adrenalina che ha letteralmente annichilito i presenti lasciando, come si suol dire, “terra bruciata”. Un’esibizione veramente devastante.
Ma il meglio doveva ancora venire: infatti ecco arrivare i marchigiani Infernal Poetry che, con il loro death metal senza fronzoli, hanno scaldato, se mai ce ne fosse bisogno, il pubblico presente facendo diventare l’Idroscalo un vero e proprio campo di battaglia. La loro esibizione si è aperta sulle note di “Hell Spawn" (tratto dal primo album Not Light But Raher Visibile Darkness del 2002), seguita a ruota da “Crawl”, “The Frozen Claws Of Winter”, “The Unpirifier”, “Fleshapes” (tratti dall’ultimo album Beholding The Unpure del 2005) e ”From Mortal Body To Eternal Soul” (tratto dal loro album di debutto Not Light But Raher Visibile Darkness). Inoltre la band ha anche presentato in anteprima “The Next Is Mine" (che sarà inserito nell’Ep intitolato Nervous System Checking che sarà pubblicato nel mese di Ottobre) concludendo il loro show con una malefica ma allo stesso tempo accattivante versione di “Fear Of The Dark” dei leggendari Iron Maiden. L’esibizione di questo gruppo ha dimostrato, ancora una volta, quanto sia cresciuta la scena metal estrema italiana che non ha nulla da invidiare ai grandi gruppi europei e mondiali.
Dopo una brevissima pausa ecco giungere i capitolini Stormlord guidati dal perfido ed inquietante Cristiano Borchi. La band ha regalato ai presenti uno spettacolo che definire memorabile è assolutamente un eufemismo. Sin dalle prime note di “Dance Of Recate” (tratto dal loro ultimo album The Gorgon Cult) il pubblico è stato travolto da una scarica di malvagità, adrenalina e riff assassini creati dalle asce del gruppo Pierangelo Giglioni e Giampaolo Caprino assistiti in maniera eccellente da Francesco Bucci al basso e David Folchitto alla batteria. La band ha eseguito, in maniera a dir poco magistrale, sia i pezzi più recenti come “Wordulak”, “Oath Of The Legion” e “The Gorgon Cult”, sia brani più datati come “I Am Legend” e “The Curse Of Medusa”, brano che ormai è diventato uno dei cavalli di battaglia del gruppo e che, da molto tempo, chiude le esibizioni live della band.
Neanche il tempo di riprendere fiato che siamo stati travolti dall’esibizione dei Novembre, un altro dei gruppi cardine della scena metal italiana. Il gruppo ha presentato una selezione dei brani presenti sull’ultimo album Materia (“Verne”, “Aquamarine”, “Geppetto” e “Materia”) senza però tralasciare di eseguire i propri brani classici come “Everasia” (tratta da Novembre Waltz) e “The Dream Of The Old Boats (tratto dal loro album di debutto Wish I could dream it again). Devo dire che l’esibizione dei Novembre è stata un buon viatico per preparare il pubblico all’esibizione dei Domine, i cui riff hanno fatto rimbombare il terreno dell’idroscalo.
Il gruppo è entrato in scena sulle note di “Ouverture Mortale”, prima di lanciarsi nell’esecuzione di “Thunderstorm” e “The Hurricane Master”, due autentiche mazzate sonore di rara potenza che hanno generato un pogo che definire infernale è un puro eufemismo; il pubblico ha potuto concedersi un attimo di pausa durante l’esecuzione di “The Aquilonia Suite” ma, già con “Ship Of The Lost Soul” e “Arioch, The Chaos Star”, il ritmo è tornato ad alzarsi vertiginosamente. Il gruppo ha presentato in anteprima “The Messenger”, un brano che farà parte del nuovo album, prima di regalare ai presenti delle terrificanti esecuzioni di “Icarus Ascendine”, “Dragonlord” e “Defenders”, brano che il pubblico ha cantato a squarciagola fino alla fine.
Dopo una brevissima pausa il pubblico ha accolto, con un vero e proprio boato, l’entrata in scena dei Necrodeath, un gruppo che da sempre ha diviso la critica a causa della sua attitudine estrema. La band, forte della pubblicazione del nuovo album 100% Hell, ha devastato i presenti con il suo thrash metal maligno miscelato ad un death metal seminale, pescando a piene mani sia dalla produzione recente (“Forever Slave”, “100% Hell”, “Perseverance Pays”, “Master Of Morphine”, “The Creature”, “At The Roots Of Evil”, “Church’s Black Book”, “Hate And Scorn” e “Last Tones Of Hate”)sia da quella più datata (“Southenerom”, “Necrosadist”, “Fragments Of Insanity”, “Mater Tenebrarum”, e “At The Mountains Of Madness”) eseguendo anche una demoniaca versione di “Black Sabbath” che ha mandato in visibilio i presenti. Ancora una volta i Necrodeath hanno dimostrato di meritare l’appellativo di “Padri” della scena estrema italiana.
Ed ecco che si ritorna al power con i Vision Divine, uno dei tanti gruppi che molti dei presenti attendevano. Il gruppo, nella sua setlist, ha privilegiato solamente la sua produzione recente presentando brani tratti dai due ultimi album (“The Perfect Machine”, “1st Day Of a Never Ending Day”, “ The Ancestor’s Blood” e “God Is Dead” tratti dall’ultimo album The Perfect Machine e “Colours Of My World”, “The Secret Of Life”, "The Fallen Feather”, “La Vita Fugge”, “Versions Of The Same”, “Through The Eyes Of God” tratti da Stream Of Consciousness), senza eseguire neanche un brano tratto dai due primi album. Il gruppo si è limitato ad eseguire il proprio dovere, curando il suono nei minimi particolari, senza però eccedere in virtuosismi che alla lunga possono risultare noiosi. Insomma, una buona esibizione a cui però è mancato quel tocco di follia che molti si aspettavano dall’eclettico frontman Michele Luppi.
Dopo questa parentesi power si ritorna ad un sound più estremo con gli Extrema (scusate il gioco di parole)uno dei gruppi più devastanti della scena metal italiana che ha preparato per l’occasione uno show di prima categoria regalando ai presenti un’ora di violenza sonora allo stato puro, scandita dai ritmi assassini e massacranti di brani come “New World Disorder”, “Second Coming”, “666 Is Like XXX”, “Set The World On Fire”, “Nature”, “Restless Soul” (tratti dall’ultimo lavoro della band intitolato Set The World On Fire), “Generation”, “All Around”, “Wanna Be” (tratti da Better Mad Than Dead), “The Positive Pressare Of Injustice”, “Money Talks” e “This Toy” (presenti in quel capolavoro che risponde al nome di The Positive Pressare Of Injustice) senza però dimenticare i loro cavalli di battaglia “Displaced”, “Injustice” ed infine “Join Hands”, brano che ha letteralmente fatto esplodere l’Idroscalo generando un pogo che ho potuto ammirare solo durante le esibizioni degli Slayer. Una vera carneficina che ha messo a dura prova la resistenza dei presenti (compreso il sottoscritto che è stato risucchiato nel vortice del pogo).
Ma cari amici, ora è tempo di tornare indietro nel tempo e fare un viaggio allucinante nei favolosi anni ottanta. Ed è proprio ciò che è acceduto quando sul palco sono saliti i Fire Trails, la creatura sorta dalla mente geniale e perversa di Pino Scotto, ex leader dei Vanadium. Tutti si aspettavano di ascoltare dalla band la solita muscia hard rock, ed invece i Fire Trails hanno stupito tutti proponendo uno show che ha sapientemente miscelato hard rock, heavy metal anni ottanta e persino degli spunti di progressive, grazie alla straordinaria prestazione del talentuoso tastierista Larsen Premoli, il cui apporto alla riuscita dello show è stato fondamentale, senza dimenticare l’eterno Frank Coppolino al basso, il roccioso Mario Riso alla batteria, il tagliente Steve Angarthal alla chitarra e l’intramontabile Pino Scotto alla voce che ha catturato sin da subito l’attenzione del pubblico che lo ha acclamato a gran voce sino alla fine dell’esibizione. Lo show è stato una selezione di classici, sia tratti dall’ultimo album della band Third Moon (“Third Moon”, “Silent Herpes”, “Brave Heart”, “Reaching For The Sky”) sia dalla vecchia produzione (“Going On”, “Street Of Danger”) chiudendo lo show con quello che ormai è diventato un inno di tutti coloro che amano la musica, la splendida cover dei Rainbow “Long Live Rock’n’Roll" che il pubblico presente ha letteralmente urlato.
Ma il vero sogno di tutti si è realizzato quando Bud Lancillotti, Enzo Mascolo, Dario e Rolando Cappanera sono saliti sul palco. Cari amici di Heavy-Metal.it, quello che tutti credevano fosse solo un sogno è diventato realtà: la Strana Officina è di nuovo tra noi. Ed è più in forma che mai: lo dimostrano le micidiali esecuzioni di pezzi come “The Kiss Of Death”, "Viaggio In Inghilterra”, “Autostrada Dei Sogni”, “Luna Nera”, “Piccolo Uccello Bianco” e “Tu Non Sei Normale”. Poi la band, dopo aver fatto finta di andarsene, ritorna in scena, acclamata a gran voce dal pubblico, per eseguire quello che molti considerano un inno, “Batti Il Ferro”, brano che pone fine ad un concerto che definire leggendario è solamente un eufemismo.
Ragazzi che giornata indimenticabile. Chi ha deciso di restare a casa sappia solo una cosa: non capiterà molto spesso di assistere a delle esibizioni di livello così alto come quelle a cui il sottoscritto ed i numerosi presenti all’Idroscalo hanno potuto assistere. Lunga vita al metal tricolore.
Donato "Dannyozzy72" Tripoli
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