Rock n’Roll, Romagnano Sesia (NO)
Finalmente! In concomitanza con la pubblicazione del live “Warriors Of Ice”, i Voivod tornano in Italia con uno show tutto loro e incredibile ma vero con un grande successo di pubblico! Nessuno si sarebbe lontanamente aspettato un tale responso, e sarà lo stesso Blackie ad ammetterlo a fine concerto. La prima tappa di questo minitour italiano che toccherà anche Roma è il Rock n’Roll di Romagnano Sesia, una location che per gli eventi da tempo ha ormai ingranato la marcia giusta; difficilmente i promoter si sarebbero aspettato un locale pieno in ogni ordine di posto e invece il colpo d’occhio di stasera non lascia adito a mezze misure. Un plauso dunque agli organizzatori e allo staff del locale per aver azzeccato la proposta vincente senza scomodare nomi di grido o di facile presa. Il concerto dei quattro canadesi viene introdotto in prima serata da quello degli Hellstorm, validissima band milanese dedita a un thrash con marcate influenze estreme. Pur forte di una esperienza ultradecennale e di un eccellente tasso tecnico, alla band meneghina è necessario qualche pezzo per conquistare una platea sulle prime un po’ distaccata. Alla fine ne esce un’esibizione di grande intensità e senza particolari sbavature, l’ideale per una serata che si preannuncia caldissima. Frattanto il locale si riempie come già detto fino all’inverosimile e sulle note della celeberrima “The Unknown Knows” i Voivod si materializzano sul palco: Snake è più sobrio ma non meno spassoso rispetto ad altre occasioni e la sua performance è davvero convincente, capace di ripetere fedelmente le sue allucinate performance in studio. La band tutta appare visibilmente su di giri, Away si dimena dietro le pelli come un novello Keith Moon, della serie “sono un mostro di tecnica ma non lo do a vedere”; il fedelissimo Blackie, vero idolo dei fan, impiega qualche pezzo per scatenare a pieno regime tutta la sua furia nichilista. Applausi a scena aperta per il chitarrista Daniel Mongrain che, se da una parte si conferma un mostro di tecnica ed esecuzione (Daniel è diplomato maestro di chitarra jazz), ahimè non sfugge al paragone con l’ingombrante passato della band. Inutile girarci intorno, Daniel sconta la pesantissima eredità di Piggy, compianto deus ex machina della band canadese. La storia della band passa inevitabilmente dal suo genio e le incredibili note di “Ripping Headaches”, “Tribal Convinctions”, “Tornado”, “Nothingface” assieme a tanti altri vengono infatti tutte riproposte nella serata di Romagnano. Snake si cimenta con il repertorio di “Phobos” senza rinunciare alla consueta battuta facile (Are you familliar with “Phobos”? Well, I’m not, But I’ll try”). Il resto è il consueto magma sonoro distruttivo, iconoclasta, perfetta fusione di thrash, irriverenza punk, dettami progressive e divagazioni interstellari che ora trascinano il pubblico in un pogo selvaggio, ora lo lasciano assorto in una sorta di trance psichedelica. In tempi non sospetti la band aveva dichiarato che “Infini” sarebbe stata l’ultima registrazione in studio, e anche il futuro della band resta tuttora incerto, ma tutto questo pare non importare a nessuno. Raccolta e consegnata ai posteri l’eredità di Piggy con gli ultimi due studio albums, resta un mito da celebrare in tutta la sua follia e unicità; ma non è tempo di facili nostalgie, lo si legge in faccia alla band, che sul palco sembra il ritratto dell’allegria, come dimostrano le goffe danze di Snake e i duelli delle due asce su giù per il palco. Ben due sono i bis che il combo canadese concede al pubblico italiano in mezzo a una sequenza assordante di feedback: l’ anthem “Voivod”, l’immancabile “Astronomy Domine”, “Nuclear War” e la conclusiva “Overreaction”. Su tutto aleggia lo spettro di un Piggy richiamato a gran voce e a più riprese dal pubblico presente con grande gioia e partecipazione dei suoi ex compagni. No, un successo così non se lo aspettava nessuno e torneranno di certo quì, parola di Away. Non perdeteli!

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