Pubblicato nel 2003

Nella terza traccia “Sardoniscorn” Wrest dichiara: “You Belong To Us”. Il significato è evidente: i Leviathan vogliono impossessarsi delle nostre anime e della nostra stessa vita (come lascia capire il titolo dell’album “The Tenth Sub Level Of Suicide”). Purtroppo per loro dovranno riprovarci perchè questo disco pur contenendo alcuni buoni spunti è ben lontano dal riuscire a imprigionarci in una gabbia di sofferenza e malessere.
Lo scopo della one-man band americana (da non confondere con quella svedese!!!) è andato parzialmente fallito, le atmosfere cupe e malsane che si respirano durante tutto il corso del disco sono ben meno avvolgenti e angoscianti di quanto già (e molto meglio) fatto da diversi gruppi europei.

Non tutto è da buttare, diversi riff, come quelli veloci di “Fucking Your Ghost In Chains Of Ice” e di “Sardoniscorn”, sono un condensato di marciume paragonabile a quanto fatto dai primi Dark Throne o dal Burzum di Det som Engang Var. Anche la quinta “Scenic Solitude And Leprosy” e la lunghissima conclusiva (15 minuti) “At The Door To The Tenth Sub Level Of Suicide” si aprono con dei riff e dei passaggi notevoli.
Ma i problemi sono altri e purtroppo non sono pochi: innanzitutto quando i tempi rallentano si arriva a sfiorare le monocordi atmosfere e melodie di un certo funeral-doom finlandese che in questa veste ancor più minimalista e soffocante diventa insopportabile da reggere, e non a causa della lentezza, ma perchè le cacofoniche melodie create dalla chitarra (oltretutto spesso coperte dagli altri strumenti) poche volte riescono a fare presa. Altro difetto è la voce, malsana e lancinante quanto si vuole, ma filtrata da far paura e alla fine dei conti per i miei gusti decisamente brutta.
Passiamo poi al suono… sono abbastanza discutibili i volumi: la chitarra che dovrebbe tracciare le melodie nelle parti più lente si sente a fatica e come avrete capito questo è un difetto molto grave. La registrazione poi non è delle migliori e la produzione troppo chiusa e ricca di toni bassi fa il resto rendendo assolutamente poco piacevole da sentire un disco che sarebbe potuto essere ben più interessante.

Mi ero accostato a questo “The Tenth Sub Level Of Suicide” con una certa curiosità, ma ben lontano dal definirmi deluso posso dire che nel complesso si tratta di un disco nella media che avrebbe meritato un po’ più cura nel processo di creazione. Un disco che fondamentalmente lascia intravedere buone cose, ma è affossato da troppi difetti, tra cui una durata eccessiva (più di 70 minuti).
In giro c’è molto di meglio e se avete bisogno di una colonna sonora per il vostro suicidio di certo saprete già a chi rivolgervi.

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