Chi si ricorda dei Leatherwolf alzi una mano! Quanti di voi l’hanno fatto? Forse i più vecchi tra quelli che stanno leggendo queste mie righe o forse, chissà, qualche giovane kid che prima di ascoltare le moderne metal band ha preferito dare un ascolto alle glorie del passato. Dei Leatherwolf non c’è molto da dire, il loro curriculum musicale è parecchio corto (solamente tre album e un live pubblicato esclusivamente in America) tuttavia chi ha avuto modo di ascoltare anche una sola volta “Street Ready” capirà immediatamente il mio entusiasmo nello scrivere questa recensione.

Sono passati quasi venti anni dall’ultima release ufficiale della band (se escludiamo il live “Wide Open” del 1999) e molte cose sono cambiate in casa Leatherwolf a cominciare dalla musica della band stessa. Infatti, quell’heavy veloce, a volte al limite dello speed che aveva caratterizzato “Street Ready” è stato ormai quasi abbandonato a favore di un metal classico dai suoni moderni e rocciosi, compatto e dannatamente incalzante che non deluderà in ogni modo i sostenitori della band. I Leatherwolf, con “World Asylum”, ci regalano dieci tracce aggressive fatte di riff incandescenti, ritmiche a volte indiavolate e a volte cadenzate dove è praticamente impossibile non iniziare a pogare contro il muro nel primo caso oppure dimenare la testa nel secondo. Una gran novità riguarda poi la formazione che vede i nuovi arrivati Eric Halpern e Pete Perez sostituire alla chitarra e al basso i dimissionari Carey Howe e Paul Carmen mentre Michael Olivieri, unico singer della band, è stato rimpiazzato con Wade Black (Crimson Glory/Seven Witches ) che si dimostra un degno successore dotato di un’ugola micidiale. Ed è così che inserendo il cd nel lettore siamo investiti da una micidiale “I am the law”, che vede subito Black prendere saldamente in mano le redini del gruppo e regalarci una prova strepitosa dietro al microfono: esecutore perfetto d’ogni singola melodia Wade si dimostra sempre tirato ed aggressivo, sporco quando serve ma capace di raggiungere ottimi acuti quando i pezzi lo necessitano. Ma ottimo non è solo il lavoro del nuovo entrato nella band: anche gli altri ragazzi svolgono il proprio compito molto bene in particolar modo la coppia Geoff Gayer e Eric Halpern alla chitarra s’ impegna per tutto lo scorrere dell’album a macinare senza un solo attimo di respiro continui riff spacca sassi e a darsi perenne battaglia in fase solista con continui duelli, che mai stancano l’ascoltatore, a dimostrazione della loro classe. Capolavori assoluti sono “King of the ward” e “Behind the gun”; “Disconnected” è un altro perfetto esempio di quanto i Leatherwolf sono capaci di deliziarci con ottime composizioni di stampo classico grazie a riffoni allucinanti ed aggressivi e con un Wade Black in grado di stupire come solo pochi cantanti sanno fare, mentre la successiva “Dr. Wicked (Rx O.D.)” alterna momenti cadenzati da assoluto headbanging con parti più furiose e veloci. Come un carro armato che avanza lasciando il nulla dietro di sé la macchina da guerra Leatherwolf ci cannoneggia ancora con le conclusive “Institutions”, ennesima mazzata sonora fatta di continui cambi di tempo, intricatissimi e velocissimi soli, linee melodiche sempre azzeccate e trascinanti e ancora con la splendida “Derailed” il brano più power (ovviamente americano) dell’intero album.

Insomma, abbiamo dovuto aspettare venti anni per poter ascoltare di nuovo i Leatherwolf, ma n’è valsa la pena. Speriamo adesso di poterli vedere del vivo qui in Italia e di non dover attendere nuovamente tanto tempo per una nuova loro release.

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