Il rombo di una sega elettrica ci da il benvenuto nel mondo perverso dei Last Rites, prima che “Psycho Killer” deflagri con violenza inusitata: uno speed-metal diretto e classicissimo che attinge dal movimento thrash gli eighties. I primi Anthrax e gli Exodus resuscitano nel drumming ferocissimo di Luca Grosso (Projecto) e nelle linee ritmiche essenziali del basso di Libu; gli assoli maideniani di Jan ricordano in più di un’occasione il furore sonico di Mustaine e Friedman mentre lo screaming di Dave si districa con efficacia tra paranoie che attingono dal black e dal death. “Skeleton” si muove ancora su questi territori, mentre Paradise Lost è introdotta da un arpeggio acustico prima di implodere anch’essa in un thrash letale. Chiude “Poisonous”, dal riff tanto prevedibile quanto coinvolgente; Dave si esibisce in una specie di recitato a metà tra ossessioni da assassino seriale e profezie Orwelliane, poi riprende a gridare con enfasi e cattiveria mentre i suoi compagni di malefatte radono al suolo il territorio. Grande impatto, grande tecnica, ottima produzione, ottime composizioni: i Last Rites non sono certo un gruppo dalle idee rivoluzionarie, ma le loro creazioni trasudano passione, divertono e fanno venir voglia di scuotere la capoccia. Scusate se è poco.

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