A un anno di distanza dall’omonimo album di debutto tornano i Last Autumn’s Dream con un nuovo platter intitolato semplicemente “II”. All’interno della band c’è stata una piccola rivoluzione: in seguito alla reunion degli Europe, Ian Haugland (batteria) e Mic Michaeli (tastiere), rimpiazzati da Jamie Borger (Talisman) e Thomas Lassar, sono tornati a tempo pieno nella loro band madre, mentre il bassista Marcel Jocob (Talisman, ex–Malmsteen) prende il posto del dimissionario John Levèn. Unici membri superstiti della formazione originale rimangono quindi Mikael Erlandsson alla voce e Andy Malecek (ex Fair Warning) alla chitarra. Non ci sono grandissimi cambi di direzione per quella che è la proposta musicale della band: l’hard rock pomposo con cori orecchiabili, splendidi soli e ritmiche trascinanti in stile Europe e Fair Warning fa capolino dietro le note che compongono i tredici pezzi di “II”. Le influenze passate di Malecek si fanno sentire con “Helpless” che ricorda tantissimo i Fair Warning, mentre è ripresa “Heat of emotion” presente prima su “Zenology” di Zeno e in seguito sull’album di debutto dell’”Avvertimento biondo”.
Unica pecca di questo disco è la produzione, affidata a Ulf Wahlberg, che tende a spogliare tutti i brani di quella carica aggressiva che aveva reso frizzante ed interessante il debut del 2004. L’idea di base della band è forse quella di creare un tipo di sound più “introspettivo” e meno aggressivo al fine di rendere i pezzi il più possibile dolci e carichi di pathos; tuttavia questa scelta si rivela vincente con brani lenti e melodici come “So much love in this world”, “(Always be) you and I”, e “A place to hide in town”, mentre risulta assolutamente inadeguata se applicata a brani più veloci come “Lost in you”, “Up in paradise” (dal chorus davvero accattivante), “This gotta be love” e l’opener “Brand new life” (uno dei pezzi più belli composti dalla band) che necessitano di una produzione più aggressiva e di chitarre con maggiore mordente. Le canzoni di “II” proseguono il discorso che i Last Autumn’s Dream iniziarono con il loro album di debutto, alzando però leggermente il piede dell’acceleratore e componendo pezzi dai connotati più romantici e lenti.
Tuttavia, come già accennato prima, quello che proprio non va all’interno del disco è la produzione troppo “debole” che rende i brani (soprattutto quelli più spinti) privi di forza, impedendo all’album di decollare. Quindi, se non vi importa nulla della produzione del disco allora comprate pure “II” perché è il degno successore di quel grande debutto del 2004; altrimenti orientatevi su altri lidi, magari su qualche vecchio album dei Fair Warning o degli Europe.

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