La lotta più antica della storia, quella fra Amore e Morte, non è mai stata rappresentata con tanto vigore e intensa nostalgia quanto con il duetto Tilo Wolff e Anne Nurmi. Il duo, meglio conosciuto come Lacrimosa, prosegue la sua marcia musicale confermando lo stile elaborato negli anni: suoni malinconici, cantato in tedesco e inglese, orchestrazioni grandiose condottiere di sentimenti elegiaci e un’impronta leggermente più pesante alle chitarre che rende la sinfonia più densa e febbricitante. Parlare di metal in questo caso appare un po’ inappropriato perché l’unico elemento che potrebbe legare questi suoni a tale genere è la chitarra, che ormai però sembra aver abbandonato definitivamente il procedere più heavy di “Stille” per dedicarsi anch’essa a soluzioni più meditative e classiche. Anche la grafica apparentemente ripropone certi canoni adottati da sempre dal gruppo: un disegno, di un angelo, in bianco e nero, che rappresenta nella forma più essenziale e profonda questo conflitto fra Eros e Thanatos. Ciò che però distingue questo lavoro dai precedenti e lo rende nuovo nella lunga discografia del gruppo è una maggiore sintesi di ogni elemento. Ogni canzone, seppur nella sua preziosità, vive di sentimenti pacati, di note che volteggiano mestamente in maniera lineare, armonica, non caotica e mai rabbiosa. Solo in “Kelch Der Liebe” si ha un accenno alla maestosità di alcuni lavori del passato, perché in generale questo Lichtgestalt è un album più riflessivo e moderato, che si riaggancia soprattutto alla teatralità di Elodia, analizzando la tragicità della vita in brani come “Nachschatten” o nel successivo “My Last Goodbye” dove diventa protagonista la voce celestiale di Anne. Purtroppo però, nonostante l’abilità compositiva sia innegabile e la suggestione istrionica sempre potente, in questo nuovo capitolo non viene mai toccata la genialità di un lavoro come Elodia.

Quando si parla di Lacrimosa si ha davanti una musica così confessionale ed intima che inevitabilmente può non essere compresa da diverse persone. Molti sono coloro che non riescono a penetrarne il cuore e di conseguenza non potranno mai vedere le emozioni sublimi a cui questa musica può condurre. Per coloro, questo album resta un prodotto inaccessibile perché fondato sulle caratteristiche passate, con l’enfatizzazione delle note più dolci. Per gli altri, che hanno seguito la travagliata avventura del pagliaccio di fronte a una platea vuota, questo Lichtgestalt non può che essere una nuova, solitaria e dolorosa tappa nella lotta di questo personaggio, nonostante non sia una delle più toccanti.

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