In occasione del concerto dei Labyrinth al Thunder Road di Codevilla ho avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con il disponibilissimo tastierista della band Andrea De Paoli che si è rivelato una persona eccezionale e davvero molto simpatica. Ecco quello che ci siamo detti tra una patatina e l’altra..

Ciao Andrea e benvenuto su H-M.it! Ti faccio subito i miei più sinceri complimenti per “Freeman” perché ritengo che sia un album davvero bello. Che ne diresti quindi di iniziare la nostra intervista presentandolo ai nostri lettori?
Ti ringrazio tantissimo per i complimenti. In generale posso dire che questo disco rappresenta l’affermazione d’identità di un gruppo che ha fatto la sua strada, che si è evoluto artisticamente senza seguire una corrente musicale particolare. Questa affermazione d’identità è dovuta anche al fatto che è molto presente all’interno del gruppo la volontà di staccarsi dal filone power. Penso che questa nostra volontà sia anche rispecchiata dall’artwork che è molto minimale rispetto al passato e s’identifica tantissimo con quello che poi è diventato il sound del gruppo.
Indubbiamente questo disco non rappresenta un “Return to heaven denied parte 2” perché gli avvenimenti d’ogni giorno cambiano le persone e tutto quello che ti circonda è diverso da com’era anni fa perciò anche ciò da cui trai ispirazione adesso è diverso da quello da cui traevi ispirazione a vent’anni. Siamo molto contenti del risultato ottenuto con “Freeman”. Sicuramente non è un disco di facile assimilazione, tuttavia sono convinto che chiunque lo possa apprezzare a prescindere dal fatto che appartenga ad una corrente musicale o ad un’altra.

Forse non sei il più indicato a parlarmi dei testi di quest’album in quanto se n’occuperà Roberto, ma puoi dirmi a grandi linee di che cosa parlano le canzoni? Mi è sembrato, leggendo le liriche, che i testi sono maggiormente introspettivi e personali rispetto agli altri album fino ad ora pubblicati.
Si, diciamo che la differenza sostanziale che c’è tra questo disco, compreso anche il precedente Labyrinth, è che gli album precedenti erano tutti dei concept che si sviluppavano nell’arco del disco seguendo il filone di una storia. Invece in questo disco ci sono, come hai detto tu, dei testi più introspettivi che s’ispirano a dei fatti realmente accaduti, a quello che ci circonda e ad esperienze di vita. Addirittura il testo di “Infidels” (come poi dichiarerà Tiranti durante la serata n.d.a.) è ispirato alla strage di Beslan, oppure “M3” parla di ciò che Roberto provava, quando si trovava all’interno della sua vecchia macchina; “Deserter” invece è la continuazione di “Just soldier” e narra a proposito delle sensazioni e dei sentimenti di un soldato durante la guerra.

Il manichino con le mani legate in copertina vuole rappresentare un “Freeman” metaforico, libero quindi da ogni vincolo terreno, oppure l’esatto contrario visto che sia nel video di L.Y.A.F.H. che nelle vostre foto promozionali siete ritratti con camicie di forza in quella che sembra essere una cella di un manicomio?
Si, diciamo che da una parte quello che volevamo rappresentare mettendoci le camicie di forza ha attinenza con la copertina sia a livello di cromatismo sia a livello della cover stessa; essa indica l’affermazione d’identità di un uomo che cerca di liberarsi dal suo passato senza però rinnegarlo. Infatti, se noti, vicino al manichino, ci sono un paio di chiavi e quindi questo può essere interpretato come lui che sta cercando di scappare proprio perché vuole iniziare una nuova vita oppure in questo caso un nuovo tipo di sound. La camicia di forza indica quindi dei personaggi che vogliono cercare di liberarsi per cominciare qualcosa di nuovo.
A me è piaciuta moltissimo l’interpretazione che hai dato ora alla copertina….l’interpretazione di una cover simile è abbastanza libera, però il significato fondamentale è proprio come ti ho detto prima e cioè quello dell’uomo che si vuole liberare dal peso del passato e da tutto ciò che lo circonda. In secondo luogo l’idea che era stata pensata era di realizzare una cover che colpisse e una copertina bianca e grigia con un simile tema è un soggetto molto forte e quindi anche una cosa prettamente pittoresca e visiva.

Chi è o che cos’è Malcom Grey? Può rappresentare il famoso manichino visto che in una foto del booklet lo vediamo spaccarsi la “faccia” contro uno specchio….
Sono contento che mi hai parlato di Malcom Grey ma che in realtà non è per nulla il manichino. Questo personaggio è partito da una mia idea: è la storia di un professore di filosofia che un giorno tornando a casa ha un incidente con la macchina. Ad un certo punto si risveglia sull’asfalto e incomincia a camminare nel bosco e vede una casa e ne apre la porta perché vuole ripararsi dalla pioggia; apparentemente sembra che la casa sia disabitata, ma quando entra nota che c’è un fuoco acceso e quindi si insospettisce. Scopre poi che nell’altra stanza in realtà c’è qualcuno che sta suonando il piano e quando entra si accorge che c’è un uomo anziano alle prese con questo strumento ma girato di spalle; inizialmente non riesce a capire che cosa stia succedendo, poi sentendo il suono del pianoforte impazzisce completamente e da qui diventa un serial killer…

Quindi è per questo motivo che è nata l’interpretazione di tipo teatrale della canzone da parte di Roberto?
Esattamente. In questo caso, ho dato delle direttive particolari a Roberto, di cantare cioè in maniera teatrale e drammatica. Poiché ha avuto molte esperienze all’interno dei musical, gli ho chiesto se aveva piacere di immedesimarsi in una sorta di piece teatrale molto breve in quanto sarebbe stato l’ideale per questo tipo di canzone. In ogni modo alla fine del pezzo non si capisce se Malcom Grey stia sognando oppure no. E’ un personaggio che sicuramente si ripeterà all’interno dei prossimi dischi.

Personalmente penso che l’inserimento di Pier Gonella all’interno della band abbia portato nuova linfa vitale ai Labyrinth grazie anche al suo modo di suonare e di proporre soli distanti anni luce da quello di Olaf Thorsen….puoi dirmi qualcosa su di lui? Quanto ha contribuito allo sviluppo del sound attuale della band?
Pier Gonella ha partecipato come membro effettivo della band nella produzione di “Freeman”. Pier è un personaggio molto noto nel genovese. Suonava in diverse band facendo pezzi di Vai e di Satriani inoltre teneva diversi seminari. Roberto ed io avevamo avuto occasione di lavorare con lui per alcuni progetti paralleli e al momento di fare l’audizione per un nuovo chitarrista abbiamo pensato proprio a lui. Pensa che quando è arrivato in studio sapeva i pezzi meglio di noi (risate generali n.d.a.)…siamo rimasti veramente impressionati perché li sapeva veramente alla perfezione e poi si è dimostrato una persona veramente umile e gentilissima pur avendo una tecnica incredibile. Si è inoltre integrato subito anche come persona, poiché ha la capacità di proporsi nella maniera giusta, ed è molto portato per stare in un gruppo. Ha dato un apporto alla band che è uguale a quello che abbiamo dato noi.

Come ho scritto nella mia recensione penso che “Freeman” sia il migliore album mai realizzato fino ad ora. Sei soddisfatto in pieno o vorresti cambiare qualcosa?
Si! Sono davvero soddisfatto!! L’unica cosa che posso dire è che se avessimo avuto un budget superiore avremmo potuto fare delle cose a livello di produzione sicuramente migliori. Devo in ogni caso fare i complimenti a Giovanni Spinotti e a Mattia Stancioiu che sono stai i principali autori del missaggio di questo disco. Secondo me con i i mezzi che avevamo hanno fatto davvero un ottimo lavoro. Ci riteniamo dunque soddisfatti al 100%. Ovviamente, come ti ho detto prima, se avessimo avuto disponibilità maggiori a livello economico sarebbe venuto meglio però allo stato attuale delle cose meglio di così non si poteva fare. Siamo veramente soddisfatti anche perché dal punto di vista delle melodie quest’album è quello che suona meglio. Ha dei pezzi che possono essere fruibili di qualsiasi persona.

Parlando di cose più frivole, ho trovato molto interessante il dvd che accompagna “Freeman”….dobbiamo vederlo come un piccolo aperitivo in occasione di un dvd ufficiale che racchiude tutti questi anni di carriera?
Innanzi tutto speriamo di fare un altro disco!! (risate generali n.d.a.) Penso che il dvd sia una di quelle nuove frontiere per quanto riguarda il mercato discografico. In questo caso il dvd che accompagna “Freeman” è stato realizzato per nostro piacere personale e poi è un regalo che volevamo fare ai nostri fans in modo tale che potessero vedere i concerti che abbiamo suonato in Oriente, di poter far vedere come si sviluppava la registrazione del nostro disco e in più anche rendere maggiormente appetibile il disco stesso perché al giorno d’oggi con il fatto che si possono scaricare i brani da internet le vendite discografiche del mercato mondiale sono molto calate.

Hai parlato del Giappone….che cosa ricordi a proposito del tour nella terra del Sol Levante?
Beh, il Giappone è incredibile, lo porterò sempre nel cuore. Spero do tornarci il più presto possibile in quanto penso che per un musicista sia il massimo suonare in questi posti perché c’è il massimo totale dell’organizzazione….pensa che appena siamo scesi dall’aereo ci hanno subito portati dove dovevamo suonare; siamo saliti su un ascensore che alla fine della sua corsa ci ha fatti uscire direttamente sul palco e dopo soli trenta minuti tutta la strumentazione era montata e funzionante. Tutto perfetto!! Oltre a questo tutti danno sempre il massimo: i ragazzi sono molto aperti e spontanei e in particolare mi ha colpito proprio l’amicizia e la gentilezza di questo popolo. Ti posso dire che dove abbiamo suonato noi c’è stato veramente il macello, la gente si è divertita veramente tanto.

State per suonare tre date di spalla agli Angra e ai Dream Theater.. come ci si sente?
Siamo veramente molto contenti, è stato veramente un ottimo colpo. Per quando mi riguarda sono davvero molto felice perché penso che un disco come “Images and words” abbia completamente cambiato la mia vita e per questo sono molto legato ai Dream. Poi sicuramente questo concerto avrà una grandissima eco, perché molta gente andrà a vederli e quindi anche per noi sarà una buona pubblicità. Questo concerto quindi ci darà la possibilità di farci ascoltare e farci conoscere da nuove persone che magari ascoltano i Dream Theater ma non i Labyrinth. Inoltre con tutti i problemi che abbiamo avuto con le etichette non abbiamo più avuto la possibilità di partecipare a grossi eventi quindi questo è sicuramente una cosa molto importante…riuscire cioè ad essere sempre sulla cresta dell’onda…posso anticiparti che ci saranno altri eventi interessanti…ma non posso dirti nulla per ora.

Ok, noi abbiamo finito, ti ringrazio per la disponibilità e come nostra consuetudine ti lascio uno spazio per dire quello che vuoi ai nostri lettori.
Oddio, quando mi chiedono questa cosa non so mai cosa dire! (ride n.d.a.) Vorrei solo ribadire di ascoltare la musica col cuore; di non pensare a quel genere o a quell’altro. Ogni tanto mi capita di leggere alcune cose assurde tipo che questo non mi piace perché e troppo uguale a se stesso oppure questo non mi piace perché hanno cambiato modo di suonare. Secondo me la musica va ascoltata sempre col cuore e non perché deve essere attaccata a un genere particolare. Un’ ultima cosa che voglio dire a tutti è: PARTECIPATE NUMEROSI AI NOSTRI CONCERTI E DIVERTITEVI!!!
Grazie ancora a te e a H-M.it per l’intervista, ci vediamo tra poco!

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