Pubblicato nel 2011
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Ecco a voi i Kruk band polacca, che con questa release discografica targata Metal Mind lascia il segno inaspettatamente. Con alle spalle dieci anni di onorata attivita’, dopo diversi riconoscimenti a livello europeo tra cui ultimamente da gruppo spalla ai beneamati Deep Purple,  ascoltando il loro nuovo album “If Will Not Come Back” viene voglia capire ancora di piu’ una band dalle idee cosi’ fresche e personali. La professionalita’ di questo gruppo è facilmente palpabile ascoltando questo disco composto da 11 brani (di cui una cover), molto diversi tra loro, dove ognuno di essi ha una sua particolarita’e rende il tutto ancora piu’ prezioso.

“If Will Not Come Back” è un album di cui è facile innamorarsene difficile abbandonarlo dopo il primo ascolto perche’ traccia dopo traccia vien solo la voglia di rifarlo. Inutile fare paragoni particolari con altre band, ma citarne solo alcune come Led Zeppelin o Uriah Heep, per captare facilmente da che parte si muova il suono della band. Splendida in generale la prestazione del combo che difficilmente sbaglia colpo. Il disco si apre dopo un breve intro con “Now When You Cry” dalle forti tinte stoner-rock forzato su un buon ritornello, mentre “Imagination”si presenta potente grazie ai riff che compongono le strofe. Capitolo a parte per “Embrace Your Silence” e “In Reverie” che prendono la direzione del buon rock anni settanta-ottanta rispecchiando quelli che sono i classici canoni compositivi dei tempi senza farsi mancare proprio niente, splendida invece la semi ballad “Forever” emozionante ed originale al punto giusto che dona quel tocco di classe in piu’ in un album che non presenta sbavature. “Here On Earth” e “Every Night” riprendono il cammino su atmosfere aggressive e potenti con qualche sterzata progressive e un pizzico di funky a non far mancare proprio niente, mentre con la title-track viene ripercorsa nei suoi quasi tredici minuti l’intera storia della band, splendida invece la melodica “Cold Wall” con il suo ritmo incalzante, per poi chiudere con la curiosa ma non per questa meno valida cover “Simply The Best” di Tina Turner.

Piacevole l’ascolto di questo album dove è possibile percepire svariati filoni musicali senza confondere mai le idee, roba da veri rocker, con riferimenti che vanno dai Deep Purple fonte di ispirazione fino ad arrivare ai Kyuss, rimanendo sempre nel personale. Un gruppo come pochi, una gran bella scoperta, che personalmente ha saputo trasmettermi molte emozioni, forse grazie alla passione di questi splendidi ragazzi cresciuti capaci di non annoiare mai e di sfornare un album con i giusti attributi. Spero vivamente di poter sentire parlare prima o poi di loro e magari perché no, riuscire a vederli dal vivo, non me li perderei per nessuna ragione al mondo.

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