Dopo quattro anni di silenzio ritornano i grandi Konkhra, una delle band piu’ distruttive del panorama death/thrash degli anni ’90, e lo fanno davvero in grande stile: riunita la band del colossale “Spit Or Swallow” del 1995, il combo danese dà vita ad uno degli album piu’ incredibili e coinvolgenti del 2003! Grandi, immensi riff distruttivi e pieni di ritmi spaccaossa che fanno tornare in mente le trascinanti ritmiche di canzoni immortali come “Facelift”, vera e propria colonna sonora del pogo piu’ sfrenato.
La produzione è quanto di piu’ potente si potesse immaginare e l’album è pieno di cattiveria e di ottime idee compositive, non troppo complesse ma sicuramente studiate per creare il finimondo in sede live.
E anche gli assoli si fanno davvero interessanti, in quanto finalmente sono eseguiti non solamente per “riempire” i vari pezzi di questo killer-album ma arricchiscono ulteriormente il lavoro.
Il disco non concede neanche un attimo di noia, e sin dall’opener “Warmonger” si capisce che i Konkhra sono tornati per fare davvero male: riff diretti, aggressivi e un Nielsen davvero scatenato alla doppia cassa. Il classico growl di Lundemark è ancora riconoscibile e aggiunge ulteriore potenza alle song.
Al loro classico songwriting si aggiungono anche brevi momenti di calma come il break basso-batteria della successiva “The Lions Are Hungry”.
Un intro orientaleggiante introduce “Eye Of Horus”: un vero macigno, forse il degno successore di “Facelift”, con un riff finale davvero da headbanging sfrenato. “Hellhound on my trail” è quella che maggiormente definirei death ‘n roll, visto che propone intermezzi piu’ calmi (ma non prendetemi alla lettera!), forse un rallentamento voluto prima della mazzata successiva, la super-ritmica “Fear Of God”.
Un breve pezzo acustico, “The Comnig Of (R)age” molto suggestivo (e inaspettato) anticipa la coppia “Grapes Of Wrath” e “Parasite”, sempre basate su ritmiche death’n roll, anche se non superano in bellezza le song prima citate. A chiudere un nuovo arpeggio acustico stavolta accompagnato da un solo melodico.

Insomma, alla mia felicità del loro ritorno alle scene si aggiunge la mia soddisfazione di aver potuto ascoltare un grande album, trascinante, distruttivo e suonato alla grande… non oso pensare al massacro che si potrà scatenare in occasione dei loro futuri concerti dal vivo vista anche la grande potenzialità dei nuovi pezzi. Ho sempre sperato in questa reunion in quanto la lineup del dopo-split, nonostante la presenza di James Murphy e Chris Kontos, non aveva prodotto, a mio avviso, un album genuino e potente come il predecessore. Ma ora i veri Konkhra sono tornati e non risparmieranno nessuno!

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