Stanze di bugie, stanze da attraversare durante la vita: questo è proprio il concentrato di ciò che i Kismet vogliono dirci; stanze che ognuno di noi ha attraversato o che prima o poi attraverserà, stanze che i Kismet stessi hanno attraversato, tanto da dedicarvi un concept per il loro primo demo. E, ragazzi, che gran bel demo! Musica che punta alle emozioni la loro, che punta direttamente all’anima, e che risulta difficile da ingabbiare in una scatola su cui appiccicare un’etichetta. “Alternative Rock” è il genere che ho scelto per descrivere brevemente quanto proposto in questi 23 minuti di materiale musicale, soprattutto perchè è quello che lascia più libertà e più respiro. Devo dire che ad un primo ascolto il demo mi era parso buono sì, ma nulla di trascendentale. Con i successivi ascolti invece mi ha conquistato sempre più, mi ha abituato alle sonorità che lo pervadono, mi ha trasportato lentamente nel suo mondo, nelle “stanze” dei Kismet. L’opener “2 Months through the Hell” ha tutti i numeri per essere tale: attacco repentino e graffiante e un riff assolutamente azzeccato che ti porta quasi senza accorgersene a muovere la testa prima e il corpo poi. Il suono è assolutamente fresco e moderno, a primo acchito ispirato a quanto esploso 10 anni fa circa negli Stati Uniti nei pressi di Seattle, ma drizzando bene le orecchie non possono passare ignorati chiari riferimenti all’hard rock di settantiana memoria. Un mix riuscitissimo ed energico di canzone, che lascia però subito spazio, passando attraverso “Grapevine”, alla lunga ed onirica “Restless”. La canzone, della durata di oltre sette minuti, parte lenta, arpeggiata, quasi cantilenante, per poi svegliarsi improvvisamente in passagi quanto mai elettrici, in cui Omar Pasello mostra tutta la sua bravura sul basso (parte fondamentale di una band e troppo spesso dimenticata o lasciata in secondo piano). Il brano lascia poi il posto ad un altro breve stacco, “Voices from the room”, e quindi ad “Another change” Qui la strofa parte un po’ in sordina, qualitativamente parlando, ma lascia spazio ad un refrain davvero bello, che riesce a dar respiro e a fare decollare la canzone. Infine quello che considero possa diventare un futuro “singolo” per radio e TV, ovvero “Wicked”. L’attacco è devastante, un groove che ti prende fin dal primo ascolto e che non ti lascia più e un riffing che strizza l’occhio ai suoni più moderni. Mai avrei detto che mi sarebbe piaciuto un genere di canzone simile, e invece i Kismet sono riusciti nell’impresa. Insomma, a mio avviso questa canzone ha tutti i numeri per fare presa su quel vasto popolo di rockettari o presunti tali che segue assiduamente (magari criticandola, peraltro) MTV ed altre stazioni del genere. Ma, sia chiaro, questa non è e non vuole essere una critica ai Kismet, bensì un complimento. Sono riusciti con stile, personalità e passione a produrre qualcosa che a mio modo di vedere può piacere ad un pubblico più vasto, ma anche alla cerchia di persone realmente appassionate di rock, metal e musica in generale. Tutto questo senza neanche inserire una strofa rappata oppure urlata in maniera scriteriata, ma solo con bravura e tecnica. E, specialmente per quanto riguarda la voce, bisogna dare merito ad Alberto Crivellari di saperla usare molto bene. Dal lato più tecnico il demo mi pare realizzato in maniera discreta. Se infatti il suono generale e quello delle chitarre può essere chiuso per una scelta ben precisa, quello della batteria mi sembra un po’ troppo “ovattato” per confermare questa tesi, lasciando spazio all’idea di un effetto non voluto; in ogni caso sono solo dettagli che non cambiano certo il giudizio su questo demo davvero ottimo. Altro dettaglio, questa volta positivo, è l’aspetto grafico del booklet e della confezione più in generale. Davvero un lavoro professionale questo: non cambierà nulla dal punto di vista del contenuto musicale ma fa sempre piacere vedere cose del genere. Un sincero in bocca al lupo ai Kismet per il loro futuro, fuori dalle “stanze delle bugie” e dentro saloni più importanti, magari. Complimenti.

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