Erano anni che i Fan, quelli con la effe maiuscola, chiedevano a Michi di reinterpretare i suoi vecchi pezzi, almeno quelli scritti da lui nel periodo Helloween. La testardaggine di Kiske nel non voler avere nulla a che fare con l’heavy metal e men che meno con quanto fatto con le zucche tedesche ha fatto slitterare questa ipotetica uscita di una decina di anni.
C’è voluto il nostro discografico italiano Perugino (mai lo ringrazierò abbastanza per questo) a proporgli di pubblicare questi pezzi, e ancora una volta la testardaggine del tedesco stava per prevalere. Perugino deve essere stato molto convincente con Kiske facendolo ragionare per benino che riprendere i suoi vecchi brani e reinterpretarli in modo totalmente diverso, non metal, non aveva nulla di contrario alle sue dichiarazioni e in particolare quei brani sono suoi in tutto e per tutto oggi come allora.
Posso infine gioire, esultare, godere nel risentire la magnifica voce di Kiske, che tanto mi ha accompagnato nell’adolescenza e continua ad accompagnarmi tutt’oggi con i suoi album solisti. Ma l’effetto di questo Past In Different Ways è molto più che nostalgico per me, e probabilmente per Perugino e spero per lo stesso Kiske. E’ un voler dimostrare che non esiste la musica metal, rock, pop, ecc. Esiste solo la musica. Se un brano è bello rimarrà bello indipendentemente da come lo suoni, le sensazioni che trasmette saranno un pelino diverse dovute all’assenza di distorsioni, riff taglienti, doppia cassa ma l’incisività, il mordente del pezzo rimane intatto.
Per carità potrà pure non piacere, ma quando le cose sono fatte con amore fregandosene del mercato e cercando di essere sempre onesti con sè stessi come uomo e come artista rendono il tutto ancora più bello. Chi si aspettava un ritorno di Kiske al metal (cosa in cui spero sempre, non vedo perchè non possa pubblicare album metal in parallelo a album rock) ci stia alla larga, ma chi vuole avvicinarsi senza pregiudizi fa cosa buona e giusta.

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