Discussi headliner della prima giornata del Gods Of Metal, i Killswitch Engage si presentano all’evento con il loro solito carico di simpatia e humor. All’intervista partecipano volentieri ed il nostro interlocutore, il chitarrista Joel Stroetzel, risponde con gentilezza e cordialità alle nostre domande. Ecco quindi il resoconto di una piacevole quanto purtroppo breve (i tempi dei festival sono quelli che sono) chiacchierata.

La prima domanda è a proposito del videoclip che avete girato per “Save Me”. L’ho trovato estremamente divertente con gli alieni e la trovata di Howard che pesca. Chi ha avuto quest’idea e qual è il significato di questo video?
Ti ringrazio, è stata un’idea del nostro produttore ed è stato realizzato in modo tale da fare qualcosa di diverso dal solito video. Sai, girare un clip dove noi suoniamo e basta ci sembrava poco originale, così abbiamo deciso di vedere cosa sarebbe successo se a suonare fossero stati dei pupazzi con le nostre sembianze. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e ci siamo divertiti moltissimo nel realizzarlo.

Parliamo invece del vostro ultimo disco: è uscito circa un anno fa, come lo giudichi ora?
Sai, è stato un lavoro strano da portare a termine. Registrarlo è stato molto complicato soprattutto a causa del fatto che era la prima volta che ci trovavamo in studio con un produttore esterno alla band, mentre prima ci siamo sempre affidati ad Adam. Alla fine è stata un’esperienza positiva che ci ha permesso di uscire dallo schema a cui forse ci eravamo troppo abituati negli anni precedenti e a questo punto ne siamo abbastanza felici. Con il prossimo lavoro cercheremo di fare qualcosa di ulteriormente nuovo.

Come mai sceglieste di chiamarlo semplicemente “Killswitch Engage”?
È successo semplicemente perché non riuscivamo a decidere quale potesse essere la titletrack, quindi abbiamo pensato che, essendo la prima volta con un nuovo produttore e con un sound parzialmente rinnovato di conseguenza, si sarebbe potuto considerare quest’album come un nuovo inizio.

Com’è stato recepito dal pubblico e dalla critica?
Come ogni nostro album: alcuni pensano che sia il peggiore, altri che sia il migliore, altri ancora che sia un capolavoro ed infine quelli a cui fa semplicemente schifo, eheh! Non possiamo piacere a tutti, ma credo che alla fine dei conti le reazioni che ha suscitato fossero buone. Noi speriamo che i nostri pezzi piacciano e vorremmo che ai nostri concerti la gente cantasse con noi, è tutto quello che chiediamo.

Come mai decideste di chiamare Brendan O’ Brien come produttore?
Il motivo è che ci sono troppi gruppi al giorno d’oggi che fanno la stessa musica, così noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di fare qualcosa di differente rispetto a ciò che ci si sarebbe potuto aspettare.

Visto che ne hai parlato, avete già qualche idea per un nuovo disco?
Si, credo ci troveremo per mettere a posto le idee una volta conclusa l’estate e le date dei festival. Tra settembre ed ottobre inizieremo a scrivere il nuovo materiale e spero possa diventare il nuovo album entro l’anno prossimo.

Nei primi anni di vita della band, Adam ricopriva il ruolo di batterista. Come mai passò a suonare la chitarra?
In effetti provammo diversi chitarristi, ma nessuno ci piaceva abbastanza da potergli offrire un ruolo così importante. Così Adam si propose ed alla fine decidemmo che tale cambio di strumento da parte sua sarebbe stata la soluzione migliore, inoltre io e lui suonavamo entrambi come chitarristi in un’altra band prima che i Killswitch Engage si formassero, quindi è stato un cambiamento facile, senza problemi.

Quanto il ruolo di produttore di Adam influenza il sound della band?
Abbastanza, direi. La sua preoccupazione principale è sempre che tutti possano mettere le proprie idee all’interno delle canzoni, nonostante lui sia il songwriter principale all’interno del gruppo. Ha sempre molto chiaro dove vuole andare a parare e la direzione da prendere, cosa che ha imparato appunto dal ruolo di produttore che spesso ricopre. Tutto questo ci fa riporre in lui la nostra fiducia per tutti gli aspetti legati ai suoi compiti.

Siete considerati come i fondatori della corrente metalcore. Che cosa ne pensi di questo genere di musica e delle band che cercano di imitare il vostro sound?
È divertente, perché quando abbiamo iniziato non c’era assolutamente nulla che venisse considerato metalcore e nella nostra zona non succedeva niente di importante ormai da anni. Si è trattato alla fine di creare qualcosa di nuovo miscelando influenze vecchie, nulla di più. Per quanto riguarda le band che fanno questo genere di musica, alcune sono buone, altre ottime, ma cerchiamo di pensare soprattutto a quello che facciamo noi, perché è quello che conta veramente.

Vorrei ora che commentassi con poche parole ogni vostra uscita discografica.
Killswitch Engage: veloce, non ci rendevamo forse nemmeno conto di quel che stavamo facendo.
Alive Or Just Breathing: intricato.
The End Of Heartache: rinfrescante, fu il primo disco con la nuova lineup.
Set This World Ablaze: (ridacchia, nda) un piacevolissimo scherzo, nel senso che ci siamo divertiti tantissimo nel realizzarlo, eheh!
As Daylight Dies: facile da comporre e registrare.
Killswitch Engage II: il più difficile, eheh!

Quali sono le tue band preferite di sempre?
Adoro le cose vecchie dei Metallica, gli Slayer, i primi Sepultura, i primi Megadeth, i Testament e potrei andare avanti all’infinito. Sono il thrash guy della band, eheh! (ride, nda)

Che tipo di lavoro facevi prima di riuscire a vivere con la tua musica?
Ho lavoravo in un’azienda che faceva ghiaccio, in un negozio di giocattoli e poi come insegnante di chitarra negli ultimi anni.

Come saprai, Ronnie James Dio è morto da qualche tempo e voi faceste un ottimo lavoro riproponendo la vostra versione del suo classico “Holy Diver”. Vorrei sapere se sapete se lui ha avuto modo di ascoltare la canzone e se vi ha comunicato la sua opinione in merito.
Sono abbastanza sicuro che l’abbia sentita, ma non l’ho mai conosciuto di persona. Il nostro management ha fornito il disco al suo e ci ha fatto sapere che l’ha apprezzata molto. Ci sarebbe piaciuto che lui salisse magari una volta con noi sul palco a cantarla, ma non ce n’è stato il tempo purtroppo ed è triste che se ne sia andato…

Ok, io ho concluso le domande. Ti lascio lo spazio che vuoi per concludere quest’intervista.
L’unica cosa che voglio dire è un enorme grazie a tutti quelli che ci hanno seguito e che ci seguono nonostante i cambi di lineup, di sound e così via. Spero poi di poter venire in Italia più spesso perché ci divertiamo sempre molto dalle vostre parti!

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