Ed ecco a noi il debutto discografico di una nuova band brasiliana: i Karma che ci propongono un discreto Power Prog, non esaltante ma piacevole. La produzione è decisamente di buon livello se pensiamo che si sono autoprodotti. C’è subito da dire che a livello compositivo non si può gridare all’innovazione; infatti il solo fatto che anche gli Angra, ma anche gli Shaman, siano brasiliani ha avuto il suo peso. Inoltre è da sottolineare anche la presenza del bassista negli Angra e il quadro si delinea meglio. Completiamo il quadro osservando la presenza nell’album di Rafael Bittencourt, coautore della canzone In The Name Of God, e Andrè Matos come ospite in The Speech. Inoltre i Dream Theater sono presenti in buona parte dell’album. Fatte queste piccole, ma doverose, premesse il gruppo cerca di non essere una copia spudorata delle band citate. Ad esempio il cantante, nonostante in diversi momenti ricordi molto Andre Matos, canta in maniera più aggressiva. La già citata In The Name Of God ha dei passaggi debitori ai tanto amati/odiati Dream Theater mentre The Snow Of The Sunset ricorda invece il power prog dei nostrani Labyrinth anche se la canzone risulta decisamente personale.
I Dream Theater si ripresentano con prepotenza nella parte iniziale di The Sarcastic Weaver che poi prosegue più orchestrale e più elaborata delle precedenti data anche la durata. Ottima la prova di tutti gli strumentisti. Si prosegue con le orchestrazioni in Slandering, dove nelle parti lente sembra quasi di sentire una versione di Matos senza i suoi numerosissimi falsetti. E’ comunque nelle parti più arrabiate che il cantante dà il meglio di se. World In Madness ci ripresenta gli Angra degli esordi, in particolare di “Angels Cry”, anche se resi più progressivi e meno diretti. La canzone è solo strumentale ed è decisamente interessante. The Speech è una classica canzone alla Angra/Shaman… nient’altro da dover aggiungere sinceramente. Più rilassata risulta Chains Of Oppression che ho trovato sufficientemente originale con duelli chitarra/tastiere e in cui Bianchi va il verso a James La Brie mentre in Vega viene riversata molta della rabbia che hanno in corpo. Concludiamo il debutto con Eyes che risulta essere semplicemente una tipica power song anche se non troppo interessante.
In definitiva un buon esordio e con un po’ di lavoro e di esperienza in più i Karma diventeranno una band che potrà far parlare di sé. Dategli un ascolto non ve ne pentirete.

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