Quello dei Kardia è un rock alternativo un po’ “obliquo” e venato di elettronica, che si colloca a metà strada fra i Dredg (è evidente il loro richiamo in pezzi come “Luce”) ed i Negramaro (che vengono alla mente durante l’ascolto di brani del tipo di “21 g” o “Kreutzbergsatori”). La band ha studiato evidentemente a fondo l’opera di tanti artisti dell’epoca new wave e di chi ripropone oggi quelle sonorità in salsa alternative, filtrando il tutto attraverso un’ottica quasi pop personale e piuttosto apprezzabile, anche se sono presenti alcuni nei: troppa pretenziosità ed autoindulgenza. Questi due aspetti si notano molto facilmente leggendo i testi (che mi sono risultati abbastanza indisponenti nella forma), ma si riflettono anche sul piano musicale. Insomma, i Kardia sanno ciò che fanno e lo fanno con sincerità, tuttavia danno l’impressione di avere un’opinione molto alta di sè stessi.

Alla fine comunque “Kaleidocristo” si lascia innegabilmente ascoltare con molto piacere e le sue atmosfere oniriche sono riuscite ad affascinarmi, tuttavia ho la sensazione che con un po’ di umiltà e di autodisciplina in più il risultato sarebbe stato migliore. In ogni caso, in attesa del prossimo lavoro, una sufficienza molto abbondante è ampiamente meritata.

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